Francesco Abate, lo scrittore che passeggiando regala libri agli sconosciuti

La poetica del dono in tempi oscuri dove tutto è etica del vantaggio. Giornalista e scrittore Abate regala ai primi che glielo chiedono i libri che porta con sé passeggiando. [Antonio Cipriani]

Una presentazione di Francesco Abate in infradito poetiche al Poetto, foto di Gianluigi Riva.

Una presentazione di Francesco Abate in infradito poetiche al Poetto, foto di Gianluigi Riva.

Antonio Cipriani 9 dicembre 2016

Sarà che in questi giorni, forte, risuona in me l’influenza poetica e anarchica di un pensatore come Paul K. Fayerabend (un vecchio libro ritrovato in una scatola di cartone). Sarà che sento come necessità un passaggio verso la semplicità, contro la narrazione tossica dell’epoca così sicura e ridondante. E penso che occorra avere lo sguardo del barbaro appena sbarcato sulle rive di un paese sconosciuto. Dove tutto è bellezza e ogni dettaglio è una scoperta che accende la passione.
Senza caos non c’è conoscenza. Senza una frequente rinuncia alla ragione non c’è progresso. Idee che oggi formano la base stessa della scienza esistono solo perché ci furono cose come il pregiudizio, l’opinione, la passione; perché queste cose si opposero alla ragione; e perché fu loro permesso di operare a modo loro”, scrive in Fayerabend e mi introduce al senso di questa lettera d’amore, dedicata oggi alla passione, per l’appunto. Oltre che all’amicizia e alla semplicità straordinaria di un gesto e di una persona speciale, Francesco Abate, giornalista, scrittore famoso, persona ironica e di gran classe.
Francesco vive e lavora a Cagliari, ha scritto un sacco di libri importanti per case editrici importanti, viene tradotto in tutto il mondo (qui la sua biografia). Io l’ho letto da subito, dai tempi del “Cattivo cronista” e di “Ultima di campionato”. Ma bando ai complimenti come scrittore, oggi voglio raccontare a chi mi legge la storia delle sue passeggiate con dono agli sconosciuti di un libro.
Proprio così. Siccome l’uomo ha una sua genialità oltre che sensibilità umana, ha scelto di fare poche chiacchiere, pochi inviti alla lettura o per il miglioramento dell’etica nel mondo, e ha messo a disposizione degli altri un gesto quotidiano di una semplicità disarmante e per questo straordinariamente fertile. Sceglie un paio di titoli, supportato anche dalla biblioteca di Gianni Filippini, e stabilisce un percorso per la sua passeggiata. Il primo che nel percorso lo ferma e gli chiede il libro lo ottiene in dono.
Mi pare chiaro che questa storia sia affascinante. Lui, lo scrittore importante, regala i libri di un sacco di altri scrittori di tutto il mondo. Dona la lettura e la dona col sorriso e con l’incontro. Lo fa a Cagliari, o dove si trova in viaggio: qualche giorno fa a Mantova e poi a Milano.
Sono convinto che saranno queste forme di bellezza non codificata, estranea alla cultura assuefatta dell’epoca, a salvarci dalla banalità tossica delle narrazioni interessate, della ferocia delle immagini, della bruttezza delle città, della mediocrità dei salotti. Sarà la poetica del dono a spiazzare l’ottusità insita nell’etica del vantaggio, o la cecità di vite precarie in scintillanti contenitori indiscutibili di acciaio e modernità, di sicurezze assolute, dogmatiche incomprensibili.
Occorrono gesti semplici contro la ragione del tempo: la passione del dono è una possibile rivoluzione. Per questo spunto, per queste passeggiate con i libri sottobraccio, ringrazio Francesco Abate, che stimo.




L’immagine di Francesco Abate è firmata da Dietrich Steinmetz.


 



Stefano Raccis dopo aver ricevuto in dono da Abate Alì dagli occhi azzurri.



 



Non solo Cagliari, sconosciuta riceve un libro in dono davanti a Porta Garibaldi (Milano)