Addio Amedeo Bertolo, scrittore anarchico milanese

Lasciamo il pessimismo a tempi migliori, scriveva Amedeo Bertolo, leggendaria figura dell'anarchismo italiano.

Amedeo Bertolo
Amedeo Bertolo
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25 Novembre 2016 - 19.53


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Si è spento a Milano Amedeo Bertolo, una delle più importanti figure dell’anarchismo italiano. Aveva 75 anni. Il suo nome resterà impresso nella storia del movimento anarchico di cui è stato di fatto una colonna per oltre cinquant’anni.

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La sua storia è splendidamente raccontata dal Circolo Anarchico Berneri (Bologna):
A inizio anni Sessanta il ventenne Amedeo è attivissimo nella lotta antifranchista. Nel 1962 sul suo “galletto”, con a bordo un ciclostile mascherato da cassetta da pittore, distribuisce materiale di propaganda in territorio spagnolo, e stringe fraterna amicizia con diversi compagni della Federaciόn ibérica de juventudes libertarias. Al ritorno in Italia giunge notizia che uno di questi, Jorge Conill Valls, è stato condannato a morte in seguito ad alcuni attentati dimostrativi contro luoghi simbolo del regime. In segno di protesta Amedeo, insieme ad altri giovani anarchici e socialisti, decide di sequestrare il vice console spagnolo Isu Elías. È il primo rapimento politico in Italia: il fatto ha una certa eco nell’opinione pubblica, la pena di morte viene commutata in ergastolo e il vice console è rilasciato. Il giorno del processo il ventunenne Bertolo, fino ad allora latitante, si costituisce in tribunale; il giudice riconosce i motivi di valore morale alla base del gesto e ordina la sospensione della pena, mentre fuori, a Milano e a Roma, si tengono manifestazioni contro la dittatura di Franco.
Redattore del foglio “Materialismo e Libertà” nel 1963, tre anni più tardi è tra gli organizzatori del convegno giovanile internazionale che si svolge a Milano, ospiti, tra gli altri, i provos olandesi e i contestatari francesi. Alla fine del convegno viene improvvisata una manifestazione nel corso della quale un garrote (lo strumento di morte utilizzato dal regime franchista) viene portato a spalle davanti al Duomo, prima che arrivi la polizia a compiere i soliti arresti. In questo contesto si rafforzano quei legami con la gioventù contestatrice europea che continueranno negli anni successivi e che contribuiranno a portare il Italia lo spirito e le pratiche del maggio francese.
Animatore del gruppo Gioventù Libertaria di Milano e poi del gruppo Bandiera nera, fonda insieme a Giuseppe Pinelli la Croce nera anarchica sull’esempio dell’Anarchist Black Cross di Stuart Christie. Obiettivo principale è portare solidarietà attiva ai militanti vittime della repressione franchista.
La strage di Stato del 12 dicembre 1969 cambia la storia d’Italia, la vita dei compagni e l’attività della Croce nera che si concentra ora sulla necessaria attività di difesa e di controinformazione. Sono 16 le vittime innocenti, ma nella notte del 15 dicembre diventano 17: Pinelli viene gettato dalla finestra dell’ufficio politico del commissario Calabresi presso la questura di Milano. Amedeo appena saputa la cosa telefona ai suo compagni: “Hanno ucciso Pino. Andiamo in questura, per farci tacere dovranno ammazzarci tutti”. Comincia quindi una intensa stagione. Celebre la conferenza stampa al Circolo Ponte della Ghisolfa del 17 dicembre 1969, in cui i giovani milanesi affermano a chiare lettere: “Valpreda è innocente, Pinelli è stato assassinato, la strage è di Stato”. Per il “Corriere della Sera” si tratta di “farneticazioni”, mentre il questore di Milano da subito infanga la memoria di Pinelli, accusandolo di essersi suicidato a dimostrazione della sua colpevolezza. Amedeo, che già stava lavorando a fondo sulle bombe scoppiate nei mesi predenti su e giù per l’Italia, ascrivendole a un piano ordito dallo Stato per fermare la spinta della contestazione del ’68/’69, è tra coloro i quali delineano lucidamente i contorni della strategia della tensione. Il libro Le bombe dei padroni (Processo popolare allo stato italiano nelle persone degli inquirenti per la strage di Milano), centinaia di migliaia di giornali e volantini, sono solo alcuni dei segni rimasti visibili di una stagione in cui il movimento riesce a ribaltare il tavolo, dall’iniziale caccia alle streghe contro i libertari fino all’affermazione della verità: gli anarchici sono innocenti, la strage è di Stato, Pinelli assassinato, Calabresi assassino. La memoria di Pinelli ne esce riabilitata, Calabresi viene ucciso nel maggio 1972, Pietro Valpreda è liberato nel dicembre di quell’anno grazie a un’apposita legge. La verità giudiziaria su Piazza Fontana non arriverà mai.
Molteplici sono le iniziative degli anni Settanta che vedono Bertolo protagonista. La redazione di “A Rivista Anarchica”; l’attività dei Gruppi anarchici federati (dalla fondazione nel 1972 fino all’autoscioglimento nel 1978) e quella del Comitato Spagna libertaria; i convegni (su Bakunin, sui Nuovi padroni – in cui si analizza una nuova classe di dominatori, i tecnoburocrati – sull’Autogestione – vista come pratica continua di destrutturazione del potere ); gli incontri internazionali come quello del 1984 a Venezia dove si ritrovano circa tremila compagni da varie parti del mondo; il lavoro redazionale nella rivista “Interrogations” fondata nel 1974 da Louis Mercier Vega, già combattente nella guerra civile spagnola con la Colonna Durruti; la creazione del Centro studi libertari (1976) che si affianca all’archivio Pinelli, luogo dove viene organizzato quel ricco materiale “ereditato” dalle generazioni precedenti grazie al supporto generoso di compagni come Pio Turroni; la riattivazione della casa editrice Antistato che grande ruolo ha nel portare in Italia autori da riscoprire (Bakunin, Kropotkin, Malatesta, Landauer, Armand) o che rinnovano profondamente l’orizzonte culturale del movimento (Bookchin, Ward, Goodman, Castoriadis, Mercier Vega, Lourau, Clastres, Colombo ecc.); la nuova serie della rivista “Volontà” dal 1978, a cui Amedeo contribuisce, tra l’altro, con il lavoro redazionale e con rari ma importanti articoli (ad es. Potere, autorità, dominio: una proposta di definizione, aprile/giugno 1983; Gli ex, il buon senso e l’utopia, luglio/settembre 1985; Al di là della democrazia. L’anarchia, 1994); ancora, a metà degli anni Ottanta la nascita della case editrice Elèuthera, erede dell’Antistato, che ha sempre in Amedeo uno degli animatori e che con le sue pubblicazioni continua a fornire nuovi stimoli e ad aprire vie impreviste all’anarchismo.

Lasciamo il pessimismo a tempi migliori, scriveva Amedeo in “Volontà” del luglio/settembre 1983.
Lasciamo il pessimismo, certo, ma non possiamo lasciare la tristezza che ci pervade. Ci stringiamo a Rossella Di Leo, alle compagne e ai compagni del Centro studi libertari di Milano. Ciao Amedeo, l’anarchia non muore.

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