100 anni fa: o Gorizia tu sei maledetta

La Prima Guerra mondiale causò 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilati, ricordiamola con questo canto antimilitarista.

Prima guerra mondiale
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Antonio Cipriani Modifica articolo

4 Novembre 2016 - 14.52


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“Il totale delle perdite causate dal conflitto si può stimare a più di 37 milioni, contando più di 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili, cifra che fa della “Grande Guerra” uno dei più sanguinosi conflitti della storia umana”. Queste le fredde cifre di Wikipedia. Oggi che viene ricordata la vittoria di questa guerra, portiamo un pensiero alla ferocia della guerra.

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“O Gorizia tu sei maledetta” è una canzone nella guerra che fa parte della tradizione anarchica e antimilitarista. Una canzone che amiamo particolarmente. Racconta Cesare Mermani che chi veniva sorpreso durante la prima guerra mondiale a cantare queste strofe veniva fucilato. La versione originale è stata raccolta proprio da Bermani, a Novara, da un testimone che affermò di averla ascoltata dai fanti che conquistarono Gorizia il 10 agosto 1916.

Sono passati cento anni dalla battaglia (9-10 agosto 1916) di Gorizia che secondo i dati ufficiali costo la vita a quasi 52mila militari italiani e a circa 42mila austriaci. Centomila morti lasciati sul campo. Uno dei massacri più assurdi che la storia ricordi. La conquista di Gorizia è una ricorrenza da non festeggiare; solo un pensiero nobile e sano contro la pazzia della guerra.

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Questo video è tratto da “Uomini contro” di Francesco Rosi (1970). Il film, liberamente tratto dal libro “Un anno sull’altopiano” di Emilio Lussu, narra l’altra faccia della grande guerra quella nascosta all’opinione pubblica, efferata che condannava quotidianamente migliaia di uomini al macello. All’uscita nelle sale cinematografiche la pellicola venne dapprima censurata, poi boicottata per evidente pacifismo. Figuriamoci… Nel video la versione è quella di Sandra Mantovani.

La versione più celebre del canto anarchico e pacifista, passato attraverso la tradizione orale, è quella eseguita da Michele Straniero a Spoleto nel 1964 nel corso dell’annuale Festival dei Due Mondi. Straniero aggiunse anche questa strofa: “Traditori signori ufficiali / voi che la guerra l’avete voluta / scannatori di carne venduta / questa guerra ci insegni a punir”.
Durante l’esecuzione in platea si scatenò il putiferio. Grida e insulti, proteste da parte dei militari graduati in sala e delle loro signore impellicciate. Come risposta il loggione intonò: Bandiera Rossa.
Questo il racconto di Bermani su A Rivista anarchica.
Questo invece il racconto di Giovanna Marini: “Finalmente si alza Michele Straniero e intona Gorizia. Alla strofa Traditori signori ufficiali… succede l’ira di Dio. Una voce si leva dalla platea : evviva gli ufficiali, seguita da cori di Evviva l’Italia. Dal loggione arriva, una risposta immediata e viene lanciata in platea una sedia, mentre si intona Bandiera Rossa. Dal basso rispondono con Faccetta Nera. Spintoni a destra e a sinistra. Tutt’intorno, la gente continua a discutere sempre più animatamente. Insomma, si menano.”
I reazionari e la grande stampa si lanciarono nell’allarmismo che sempre contraddistingue le declinazioni mediatiche del potere. Polemiche che furono utili. Il vecchio canto di trincea divenne ancora più celebre. E ancora oggi viene cantato in difesa degli oppressi di tutto il mondo e contro le guerre infami.

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Testo in italiano.
La mattina del cinque d’agosto
si muovevan le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì

Sotto l’acqua che cadeva al rovescio [1]
grandinavan le palle nemiche
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu

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O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letto di lana
schernitori di noi carne umana
questa guerra ci insegna a punir

Voi chiamate il campo d’onore
questa terra di là dei confini
Qui si muore gridando assassini
maledetti sarete un dì

Cara moglie che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini
che io muoio col suo nome nel cuor

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Traditori signori ufficiali
Che la guerra l’avete voluta
Scannatori di carne venduta [2]
E rovina della gioventù [3]

O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.
[1] [variante: che cadeva a rovesci]

[2] [altra versione: ‘Schernitori di carne venduta’]

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[3] [altra versione: ‘Questa guerra ci insegna così’]

Testo in inglese.
On the morning of August 5
Italian troops were moving
to Gorizia and distant lands
and sorrowful everyone left

In the rain falling in torrents
while enemy bullets hailed
in mountains hills and wide valleys
we died singing so:

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– O Gorizia thou are cursed
for each heart that feels conscience
sad was our departure
and for many there wasn’t return

O coward ye who sleep beside your wife
in a warm bed of wool
despiser of us human flesh
this war teaches us to smite

You call field of honor
this land beyond the border
here we die screaming: Slayers!
Damned ye will be one day!

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Dear bride thou who can’t hear me
I entrust to my closer fellow
to take care of my children
because I die with their name in the heart

Lords officers traitors
you that wanted the war
butchers of sold meat and bane of youth
this war teaches us to punish

O Gorizia thou are cursed
for each heart that feels conscience
sad was our departure
and not for all was the return –

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