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Isabella Ragonese: dieci anni di donne italiane

L’attrice festeggia i suoi primi dieci anni di carriera come protagonista del nuovo film di Daniele Vicari prodotto da Fandango e in uscita da Koch Media nel 2017

Isabella Ragonese in Sole Cuore Amore di Daniele Vicari - Foto di Emanuela Scarpa
Isabella Ragonese in Sole Cuore Amore di Daniele Vicari - Foto di Emanuela Scarpa

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15 Ottobre 2016 - 16.05


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di Marco Spagnoli

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Sono le donne le protagoniste di Sole Cuore Amore, il nuovo film di Daniele Vicari, il primo dopo l’importantissimo Diaz. Un’opera toccante presentata in anteprima al Festival di Roma e distribuita da Koch Media nel 2017, che vuole essere un omaggio al talento femminile per la felicità e la sopravvivenza dando vita a due straordinari personaggi che vivono una sopra l’altra a Pomezia in provincia di Roma.

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Figure di grande umanità e fascino portate sullo schermo da Isabella Ragonese e Eva Greco al fianco di Francesco Montanari che rappresentano un po’ il senso della nostra modernità “Daniele ha subito pensato a me per questo ruolo di donna: forse perché ho la stessa energia del mio personaggio, forse, perché ha visto in me un ottimismo simile a quello della protagonista.” Osserva Isabella Ragonese che quest’anno festeggia i primi dieci anni della sua carriera: “E’ un film che chi lo ha interpretato lo ha capito individuando pezzi di vita e di racconto sul set e non semplicemente leggendo la sceneggiatura.”

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 Madre di quattro bambini, un lavoro precario e lontano da barista e un marito disoccupato, Eli, la protagonista, è una figura nuova del cinema italiano. Per quanto, infatti, assomigli a tante, tantissime donne coraggiose e determinate raccontate dai nostri film nell’ultimo mezzo secolo, è una persona che a dispetto di una vita difficile, mantiene salde le sue scelte e la sua energia. “Il risultato di questo film si è ottenuto grazie ad una grande intimità di racconto e ad una volontà di portare avanti insieme una narrazione emozionante e credibile.”

Cosa ha reso così speciale la sua interpretazione?

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Daniele Vicari è un grande regista di attori: sa bene quello che un interprete su un set deve conoscere e quanto mantenere di incoscienza. Sa quando un attore deve essere messo in difficoltà e quando deve essere trattato con dolcezza. E’ stato uno scambio molto importante. In più Eli è un personaggio molto ‘fisico’ e dinamico: il suo limite e il suo potere derivano dal suo corpo.  Per questo motivo sia a noi che al pubblico viene chiesto di entrare nel racconto con il cuore e non con la testa.

Eli è una donna emblema della ‘sua’ generazione di trentenni che fanno figli spesso “contro” un mondo distratto se non ostile. In cosa si riconosce?

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Nella passione e nella fatica: nel desiderio di andare avanti e seguire la propria idea di felicità e, al tempo stesso, di lavorare duramente per ottenerla. Ero molto stanca quando giravo questo Sole Cuore Amore, perché la sera andavo a teatro a recitare e la mattina ero sul set. Sentivo il desiderio di questa donna di farcela: non solo perché il bar per lei è una sorta di palcoscenico, ma per il suo districarsi in questa giunga di autobus, metropolitane, corse veloci pur di non fare tardi. Io faccio un lavoro meraviglioso e non paragonabile al suo sotto tanti punti di vista, ma mi interessava mostrare la felicità e l’orgoglio di questa donna e il fatto che questi personaggi non dovessero muovere a compassione o a pietà, bensì divertire lo spettatore e interessarlo con le loro vite semplici, dure, ma anche piene di ricchezze d’altro genere. 

Eli è una donna da ammirare per quello che fa e come lo fa…

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Si è conquistata la vita che voleva: i quattro figli li ha scelti, non le sono capitati. Si parla di libertà per le donne? Ebbene lasciatele libere di scegliere mettendole in condizione di conquistarsi la loro vita. Con i figli e con i mariti oppure da sole o con altre donne. Trovo una grande ipocrisia quando nei nostri confronti c’è un atteggiamento compassionevole. Dateci quello che è nostro e lasciateci fare in pace le nostre scelte.

Ci vorrebbero più donne così nella vita e al cinema?

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Senza dubbio: personalmente non mi posso lamentare, perché nella mia carriera ho avuto tanti bellissimi personaggi femminili.

Qual è il messaggio più intimo del film?

Mai perdere la grazia a dispetto di tutte le difficoltà continuare a destreggiarsi nella vita. Nonostante tutto.

Adesso la vediamo in televisione…

Sì, a novembre andrà in onda il Commissario Schiavone con Marco Giallini tratto dai romanzi di Antonio Manzini. Un’esperienza molto interessante che volevo fare a tutti i costi, perché sono un grande fan dei libri.

In questi dieci anni cosa ha imparato?

Moltissime cose, ma – forse – la più importante è quella di volere lavorare sulla durata. Mi sembra un miracolo, ma i cavalli vanno giudicati a fine corsa. Spesso gli attori vengono consumati da innamoramenti momentanei e il rischio del “fattore meteora” è sempre dietro l’angolo. 

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