L'insegnamento del Mistero Buffo: il potere si sconfigge con grasse risate

Il capolavoro ideato, scritto e recitato dal grandissimo Dario Fo.

Dario Fo recita il Mistero Buffo

Dario Fo recita il Mistero Buffo

«A Dario Fo… che nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati…» (Motivazione dell’Accademia di Svezia per il conferimento del premio Nobel per la Letteratura a Dario Fo nel 1997).



E' difficile dare una definizione alla grandiosa opera di Dario Fo: Mistero Buffo. E' un collage divertente e satirico di misteri e giullarate medioevali e rinascimentali, volto ad insegnare a grandi e piccoli che il potere può facilmente essere annientato con grosse risate.


E' stato presentato per la prima volta nel 1969. Lo si può descrivere come un insieme di monologhi che raccontano alcuni episodi biblici, ispirati ad alcuni brani dei vangeli apocrifi o a racconti popolari sulla vita di Gesù. Dario Fo in questa opera reinventa una lingua reinventata, ci sono infatti molte parole onomatopeiche. Una miscela di linguaggi definita grammelot, che assume la cadenza delle lingue locali padane. Ebbe molto successo e fu replicato migliaia di volte, perfino negli stadi, influenzò molti autori e attori, e viene considerato un modello per il genere del teatro di narrazione.


L'opera ha il grande merito di aver fatto prendere coscienza dell'esistenza di una cultura popolare che per Fo è il vero cardine della storia del teatro. L'esposizione del Mistero buffo, suoni, versi, parole e canti, sono uniti in modo inscindibile alla gestualità. Lo stile è quelle delle rappresentazioni medioevali eseguite dai giullari e dai cantastorie. Il titolo "Mistero buffo", i riferisce ai Misteri (cioè alla mistificazione dei fatti storici) riletti in chiave buffonesca.


Il testo dal 1969 ha oggi è cresciuto tantissimo: ai testi di partenza si sono sommati altre storie, altri racconti, altri canovacci raccolti qua e là in quarant’anni di repliche, viaggi, ricerche. Fo stesso raccontò: "Ad un certo punto, ci accorgemmo recitando a Roma che la mole del testo di Mistero Buffo si era ormai decuplicato. Per riuscire a misurarne la dimensione decidemmo di recitare ogni sera uno spettacolo con testi completamente differenti. Così si giunse a mettere in scena la bellezza di sei Misteri Buffi. Ma se dovessimo oggi ripetere lo stesso esperimento, siamo certi che la sequenza delle nostre esibizioni raggiungerebbe il numero di dieci e più testi autonomi".