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U2, 40 anni di rock

Bono e compagni festeggiano con un nuovo album e un tour mondiale. La storia della band nata in cucina e arrivata al successo internazionale. [Francesco Troncarelli]

U2 in concerto

Francesco Troncarelli

23 Settembre 2016


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di Francesco Troncarelli
Tutto ha inizio nella cucina di una casa di Artane, un sobborgo di Dublino. Era il 25 settembre 1976. Qualche giorno prima Larry Mullen aspirante batterista e proprietario della casa, aveva messo un annuncio sulla bacheca della sua scuola, la Temple Mount, per mettere su un gruppo. A quell’appello risposero in quattro, Adam Clayton, David Evans, il futuro The Edge, suo fratello Dick che poi lascerà e la testa calda dell’istituto Paul David Hewson, che in tutto il mondo poi sarà conosciuto semplicemente come Bono.
“Feedback” il nome che inizialmente venne scelto per la band che si esercitava tra i fornelli, strimpellando gli strumenti. Non appena si sentirono pronti il nome cambiò in The Hype. Le loro prime esibizioni saranno proprio davanti ai compagni di scuola, con cover dei Rolling Stones, David Bowie e Peter Frampton. Quando capirono che quella sarebbe stata la loro strada, diventarono finalmente U2, dal nome dell’aereo spia americano che nel 1960 era stato abbattuto su suolo sovietico.
Ci vollero però due anni per riuscire a registrare il loro primo demo grazie all’incontro con Paul McGuinness, che convinse i manager della CBS a pubblicare il primo singolo “U2 Three”: appena mille copie oggi ricercatissime dai fan e collezionisti. Da allora in poi però è stata tutta una corsa a tempo di rock, verso il successo e la fama internazionale con oltre 170 milioni di dischi venduti e il record tra i gruppi di 22 Grammy Award ricevuti.
Quella degli U2 quindi, è una storia che viene da lontano e che prima di farli arrivare ad essere delle icone internazionali è partita dal nulla e da un’amicizia nata sui banchi di scuola, in un’Irlanda ancora sconvolta dai “troubles”, il conflitto tra lealisti e repubblicani, dove la gioventù era alle prese col malessere generazionale e la gente dai problemi della quotidianità.
E in questa storia che hanno vissuto con passione per la musica e partecipazione alla vita reale del proprio Paese, è da sottolineare la loro capacità di seguire, assecondare e, talvolta, anticipare, l’evoluzione stessa della società con la loro produzione artistica e culturale. Partiti da un’estetica Punk-New Wave e dalla rabbia di un mondo ancora analogico, Bono e compagni sono stati capaci di cavalcare successivamente e a tratti indirizzare con il loro talento e fiuto, le novità tecnologiche che sarebbero nate nel corso degli anni.
Non a caso la loro crescita creativa è qualcosa di eccezionale, correndo parallela all’evoluzione tecnologica stessa della società globalizzata. In questo contesto dischi come “War”, “The Joshua Tree”, “Achtung Baby” sono considerati fra gli album più belli della storia del rock e i loro set live, da performance infuocate ma classiche per quei tempi, si sono evoluti strada facendo in kolossal spettacolari, che hanno cambiato la messa in scena dei concerti rock, in maniera radicale. Una cosa insomma che solo artisti di razza avrebbero potuto fare.
Faro del gruppo non solo come frontman ed autore dei brani ma anche come immagine planetaria della band, Bono (soprannome affibbiatogli dai compagni, dal nome di un negozio di cornetti acustici “Bono Vox”), 56 anni lo scorso maggio, artista a tutto tondo nonché paladino convinto di cause umanitarie (azzeramento del debito dei paesi in via di sviluppo, lotta all’Aids in Africa) e politiche (si al referendum che chiedeva di modificare la Costituzione irlandese, per consentire di contrarre matrimonio a due persone senza distinzione di sesso).
E’ sposato con Alison Stewart conosciuta da studente a scuola, da cui ha avuto quattro figli. “Personaggio dell’anno” secondo Time Magazine, più volte fra i candidati al Nobel per la Pace e Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico, ha partecipato ad alcuni film, ha scritto articoli e partecipato a conferenze mondiali ed è stato inserito dalla rivista Rolling Stone fra i 100 migliori cantanti di sempre. Tra le sue “performance vocali” indimenticabili, si possono citare “One”, “Beautiful Day”, “With or Without You” e “Where the Streets Have No Name”.
In 40 anni di carriera, gli U2 sono stati capaci di reinventarsi più volte, nel sound, nello stile, nella scrittura, nell’immagine, ma non hanno mai abbandonato però i loro ideali di solidarietà, di pace, di rifiuto di ogni sorta di violenza e delle guerre. Nei loro brani hanno spesso citato la Bibbia, hanno raccontato storie d’amicizia e storie d’amore. Si sono rapportati alla tecnologia, ai media, ai tempi che vivevano, diventando così oltre che una delle più grandi band di sempre, un vero e proprio fenomeno sociale.
Memorabili le loro esibizioni live, come quella ad esempio al “Live Aid” del 1985 al Wembley Stadium, con Bono che intona per ben 15 minuti una versione struggente di “Bad”, e si catapulta poi sul pubblico in visibilio, trovando anche il tempo di salvare una fan che rischiava di essere schiacciata dalla calca o come l’esibizione al Madison Square Garden a un mese dall’attentato alle Torri Gemelle nel 2001.

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Sempre un passo avanti agli altri nel rinnovamento creativo, “i ragazzi di Dublino” sono stati anche i primi a rendere disponibile gratuitamente sui i-Tunes l’album “Songs of Innocence” toccando il record di distribuzione di un disco con 36 milioni di download. Ora, in occasione del quarantennale del loro primo incontro sono in procinto di pubblicare “Songs of Experience” (seguito ideale di quel “Songs of Innocence”) nuovo album con cui sono tornati a collaborare con lo storico produttore dei primi dischi e figura determinante nella definizione del sound del gruppo, Steve Lillywhite. Per marzo 2017 poi, è stato annunciato il loro nuovo tour mondiale. Il modo migliore per festeggiare un anniversario così importante.

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