Paolo Vivaldi: la mia musica nasce dall'emozione

Intervista al candidato ai David per la colonna sonora di Non essere cattivo e ideatore delle musiche di Boris Giuliano in onda su Rai Uno. [Vittorio Zenardi]

Paolo Vivaldi
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23 Maggio 2016 - 11.37


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di Vittorio Zenardi

Una lunga carriera quella del Maestro Paolo Vivaldi, dagli inizi al Teatro Argot di Roma dove ventisettenne si propose con una cassetta al regista Maurizio Panici, all’esperienza emotiva, prima che professionale, con Claudio Caligari, fino ad arrivare alla musica per il film Boris Giuliano, miniserie in onda su Rai Uno e co-prodotta da Rai Fiction e Ocean Production. Nel mezzo un amore incondizionato per la Fiorentina che da toscano e tifoso viola non posso che condividere, le collaborazioni a Los Angeles con Eitan Pitigliani e la riconoscenza per il Maestro Filippo Trecca a cui dice di dovere tutto. Con un cognome come il suo la musica non poteva che essere sulla sua strada.
Ha parentele con Antonio Vivaldi?
Ci potrebbe essere una parentela molto lontana ma bisognerebbe fare una ricerca più approfondita. La cosa veramente curiosa è che quando sono andato a Venezia per il film Non Essere Cattivo e ho visitato la Chiesa della Pietà dove Vivaldi era maestro di cappella c’era un suo busto in marmo e la somiglianza di profilo sopratutto con il mio naso e il mento è incredibile, (mi mostra la foto che gli ha scattato la compagna è la somiglianza è davvero impressionante).

Come procede per le sue composizioni per cinema e tv?
Dipende, a volte si scrivono dei temi sulle sceneggiature, per esempio per la miniserie tv, De Gasperi, l’uomo della speranza diretto da Liliana Cavani scrissi il tema prima di girare, Lamberto Bava invece per Ghost Son con Laura Harring e Pete Postlethwaite mi chiese un tema ed io realizzai una melodia tra l’inquietante e il romantico, facendola cantare ad un bambino di 6 anni. Lui si portò sul set queste musiche, successivamente la Harring mi scrisse una mail per ringraziarmi perché le ascoltava prima di girare e le erano servite per entrare nel mood. Oggi un uso molto frequente è quello del “appoggio”, quando appunto ci si appoggia a musiche di repertorio con altre originali, così però sei costretto ad andare su quella linea determinata.


Per Non essere Cattivo di Claudio Caligari come ha lavorato?
Per questo lavoro devo ringraziare innanzitutto Mauro Bonanni, grande montatore di cinema una persona straordinaria, che mi ha coinvolto in questa avventura. Mentre Claudio stava girando, per velocizzare Mauro montava in parallelo e pensò che la mia sensibilità poteva essere quella giusta per incontrare l’anima di Caligari. Appoggiò un mio brano molto toccante che avevo fatto con il violino per un lavoro televisivo che s’intitolava Il bambino sull’acqua. Claudio rimase molto colpito da questo brano che poi non fu inserito, e quando si trattò di decidere a chi affidare le musiche disse “Voglio l’uomo del violino”, così mi chiamava, fu una cosa molto poetica. L’ho incontrato pochi giorni prima che lui morisse e insieme abbiamo sviluppato il tema di Cesare e Vittorio a cui lui teneva molto, voleva che raccontasse la fratellanza, l’amicizia, l’affetto vero tra questi due disperati. Avendo visto il materiale gli dissi che mi sarebbe piaciuto farlo con un sax soprano che è lo strumento più vicino all’oboe, al clarinetto, perché ha un’estensione alta però mantiene comunque un suono caldo ed è molto particolare. Basti pensare al bellissimo tema del Sax soprano del film il Paradiso può attendere eseguito da Dave Grusin. A lui piacque questa scelta perché ricercava quell’atmosfera alla Gato Barbieri di Ultimo tango a Parigi. Quando uscii da casa sua ero molto commosso perché Caligari era un uomo che lasciava profondamente il segno. Una persona straordinaria, coerente, era veramente un maestro che ha sempre fatto delle scelte coraggiose, controcorrente, e non ha mai fatto parte di nessun sistema. Un uomo che si è fatto anche un po’ di nemici proprio per questo, è stato sempre fuori dal coro. Lui raccontava queste storie con un coraggio incredibile, ma la cosa che mi ha colpito molto era il suo sorriso. Non scorderò mai la sua forza nella stretta che mi ha dato quando ci siamo salutati l’ultima volta. Mi ricordo che ad un certo punto prima di andare via gli dissi: Claudio posso provare ad appoggiare altre sequenze? lui con un filo di voce, perché non riusciva a parlare mi disse: “Puoi fare quello che vuoi”. Per me è stata una tale molla che il giorno stesso sono tornato a casa, ho aperto il pianoforte e scritto quel tema. È nato proprio dall’emozione che mi ha trasferito lui.


Per quanto riguarda il suo ultimo lavoro televisivo Boris Giuliano che andrà in onda lunedì Lunedì 23 e martedì 24 maggio 2016 su Rai Uno?
Questo dopo Mennea è il secondo lavoro che ho il piacere di fare con Ricky Tognazzi, un grande regista che sa girare e raccontare emozioni. Anche se usa un linguaggio apparentemente “classico” in realtà è molto moderno ed è attento alla cinematografia internazionale. Con lui mi sono trovato benissimo, è un profondo conoscitore della musica, ha gusto, ed è una persona che rispetta molto il tuo lavoro. Inoltre è simpaticissimo e ci siamo divertiti molto.

Le caratteristiche di questa colonna sonora?
Per la colonna sonora di Boris Giuliano, ho utilizzato sonorità che vanno a toccare l’etnia perché si svolge in Sicilia, ho lavorato molto su corde, percussioni e flauti mediterranei molto particolari, sempre però su un impianto sinfonico. C’è l’Orchestra per quello che riguarda i temi d’azione, sopratutto all’inizio dove le scene sono incalzanti come quando c’è l’attentato della mafia che fa saltare un gruppo di poliziotti intenti ad innescare un ordigno. Sarà quella la molla che farà decidere a Boris che stava a Milano e aveva un impiego ben più solido di tornare in Sicilia per combattere la mafia. La colonna sonora si articola sia con brani orchestrali che con atmosfere etniche ma c’ é dentro anche l’elettronica sopratutto nelle scene negli Stati uniti quando Boris si mette d’accordo con l’Fbi. Nella parte finale della seconda puntata ho rielaborato una melodia popolare siciliana che è la Siminzina, una ninna nanna inserita proprio in sceneggiatura. Boris infatti la canta a suo figlio per farlo addormentare, io ne ho fatto una riscrittura e l’ho affidata alla voce di Yasemin Sannino, una cantante turca straordinaria che fa questo canto di dolore nella scena finale del film, facendo dei vocalizzi dove non ci sono parole. Mentre Boris cerca di addormentare il piccolo cantando la ninna nanna la musica lo sovrasta e si unisce al suo canto. Una colonna interessante perché ha vari spunti, vari stili, varie contaminazioni. Alcune canzoni sono di Paolo Moscarelli che oltre ad essere un musicista era un membro della squadra di Boris Giuliano. Per me è stato un piacere inserirlo nella colonna sonora si è creata così una sorta di continuità, lui conosce tutta la famiglia Giuliano.


Dove è stata incisa?
L’abbiamo incisa con L’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, sono stato forse il primo due anni fa a riutilizzarla per la serie Gli anni spezzati di Graziano Diana andata in onda su Rai Uno. Per questo devo dire grazie all’idea illuminata di Paola Carruba Sovrintendente dell’Orchestra e Cinzia Bettarini di Rai Trade perché la mia proposta è stata subito accettata. Vorrei sottolineare che il mio lavoro ed i successi che sono arrivati sono stati possibili grazie ad Alessandro Sartini il mio collaboratore che risulta anche nella colonna sonora di Non essere cattivo e che ho voluto fortemente indicare nella candidatura dei David di Donatello. Spesso queste figure non vengono giustamente considerate per quello che fanno, dietro un compositore c’è invece sempre un grandissimo collaboratore. Io ho iniziato collaborando con il Maestro Filippo Trecca, devo tutto alla sua generosità quindi non potrei rinnegare me stesso. Alessandro poi oltre ad essere un collaboratore tecnico è diventato anche un collaboratore creativo.

Progetti per il futuro?
Il 5 o il 6 luglio 2016, stiamo ancora decidendo la data, ci sarà l’evento Il suono del immagine, dedicato a Non essere Cattivo di Caligari all’Isola del Cinema presso l’Isola Tiberina di Roma. Una serata strutturata con un concerto iniziale dove io sarò al pianoforte, con me il Quintetto d’Archi dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il mio collaboratore Sartini che si occuperà della parte elettronica e del coordinameto delle immagini. Sullo schermo infatti una sorta di trailer dei nostri lavori da Rino Gaetano a Maternity blues, da Mennea a il film di Caligari che sarà proiettato subito dopo.

Nuove colonne sonore ?
Sì comporrò le musiche per il film La cura di Graziano Diana e per un’opera sull’immigrazione diretta da Giuseppe Papasso che mi sta già dando dei suggerimenti. Inoltre dopo l’esperienza di Like a butterfly interpretato dalla leggenda americana Ed Asner, missato negli studi della Universal a Los Angeles, collaborerò nuovamente con Eitan Pitigliani per un secondo mediometraggio. Sarà una collaborazione fra il mio lavoro e quello di Britney Spears.

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