I 40 anni delle Nacchere rosse di Pomigliano d'Arco

La nascita di un straordinario gruppo musicale operaio legato alle lotte operaie.

Nacchere rosse in concerto
Nacchere rosse in concerto
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Giancarlo Governi Modifica articolo

19 Maggio 2016 - 12.41


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A Pomigliano d’Arco si celebrano i 40 anni dalla nascita di un straordinario gruppo musicale operaio “Nacchere rosse”, strettamente legato alle lotte operaie di quegli anni conseguenti alla industrializzazione massiccia della zona.

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Alla fine degli anni ’60 l’industrializzazione del mezzogiorno, porta l’Alfa Romeo a trasformare lo stabilimento di alta tecnologia aereonautica di Pomigliano d’Arco, in uno stabilimento automobilistico che deve produrre una nuova auto appositamente progettata, che si chiamerà Alfasud.

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L’operazione in un contesto contadino crea, accanto al lavoro e al benessere economico, anche un vero sconquasso sociale. A Pomigliano d’Arco infatti non c’è una tradizione operaia e i contadini abituati ai ritmi delle stagioni e del sole, si trasformano in operai alla catena di montaggio, con gli orari rigidi, i turni, i capi e le operazioni di lavoro da eseguire nei tempi stabiliti. L’industria accelera la trasformazione dell’economia e della zona da agricola a industriale, per cui si forma un serbatoio di lavoratori più grande di quanto l’Alfasud possa assorbire, con la conseguente disoccupazione. Mentre le maggiori disponibilità economiche fanno crescere il costo della vita. L’innesto della cultura operaia su un tessuto ancora contadino fa di Pomigliano un vero e proprio laboratorio sociale.

In quel periodo di grande fermento politico nascono gruppi di musica popolare che riprendono i vecchi canti e le tradizioni contadine, come il Collettivo Operaio Nacchere Rosse. I temi dei loro brani sono le morti bianche, la condizione femminile, la disoccupazione, il carovita, la cassa integrazione.

L’operazione geniale delle Nacchere rosse consiste, infatti, nel recupero della musica, degli stili musicali del popolo campano, come la tamurriata e la tarantella, a cui si danno contenuti nuovi, non più i temi della civiltà e della cultura contadine ma i temi nuovi, che poi sono temi di lotta.

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La nascita delle Nacchere rosse si intreccia indissolubilmente con la vita di Salvatore Alfuso, per tutti “Scià Scià”, un operaio metalmeccanico, un autore di canzoni, che volle raccontare il mondo che conosceva: quello degli sfruttati, degli operai in fabbrica, delle morti bianche. Scià Scià, fu l’ ispiratore di un brano-cardine di quegli anni, “A Flobert”. Salvatore Alfuso, è un vero portento musicale e di spettacolo, per la sua voce bellissima e anche per la sua gestualità, non soltanto per la sua grande capacità di comporre musica e canzoni legate al momento. Purtroppo Scià Scià muore giovanissimo, a soli 35 anni, e per il gruppo sarà una perdita irreparabile. Ai suoi amici, morente, dirà: ”non pensate a me sottoterra, perché io sarò sempre il vento della libertà”.

Nei 5 anni di vita che rimangono a Scià Scià il gruppo si fa conoscere non soltanto nella regione ma in tutta Italia, grazie all’attenzione di Dario Fo e di Giancarlo Cesaroni che li invita al Folk Studio di  Roma ma soprattutto a un programma realizzato dal sottoscritto insieme a Paolo Poeti nel 1977 per la Seconda Rete che rivoluzionò la televisione in Italia.

Il repertorio di Nacchere rosse è ripreso tutto in quel programma, dalla Tammurriata dell’Alfa Sud, alla Ballata del cafone che ha perso il lavoro e il suo mondo, alla ballata dei disoccupati, fino allo straziante canto dedicato ai morti sul lavoro: il canto si chiama Flobert e si riferisce a un’esplosione che  devastò la fabbrica di armi giocattolo Flobert: i morti furono dodici. Le Nacchere rosse da allora si impegnarono a sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche scottanti quali disoccupazione, criminalità e mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro, denunciando l’assenza delle istituzioni nei confronti del diritto a una vita dignitosa.

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