Tabucchi raccontato dagli amici

Lo scrittore raccontato dai suoi amici, in un libro firmato da Paolo Di Paolo, Dacia Maraini, Romana Petri e Ugo Riccarelli. Con l'intervista inedita di Carlos Gumpert.

Desk 6 settembre 2012

Un omaggio allo scrittore che considerano un maestro. Il 24 settembre Antonio Tabucchi avrebbe compiuto 69 anni. Attraverso racconti inediti, lettere, testimonianze, conversazioni, Paolo Di Paolo, Dacia Maraini, Romana Petri e Ugo Riccarelli lo ricordano, narrando il legame che avevano con lui. [i]Una giornata con Tabucchi[/i], in uscita il 13 settembre per Cavallo di Ferro, contiene anche un'intervista fino ad oggi inedita, rilasciata a Carlos Gumpert. Con affetto e un po' di nostalgia, i suoi amici aprono ai suoi lettori uno spiraglio su di un Tabucchi intimo e sconosciuto. Ripercorrendo nella memoria momenti trascorsi in sua compagnia e scambi di idee, lasciano che appaia fra le pareti della sua casa di Vecchiano in Toscana, nel suo salotto di Lisbona, ai fornelli dove era davvero bravo, magari intento a cucinare una ribollita, e ancora al telefono in piena notte, o in viaggio.



Ciascuno lo evoca a suo modo; con uno scritto, una testimonianza personale, un'immagine del primo incontro. Il risultato è un racconto a più voci, commosso e mai cattedratico, che traccia un ritratto dell'uomo Tabucchi, con le sue stravaganze e debolezze, capace di grandi amicizie e slanci di generosità e al contempo di lunghi momenti di assenza. Come quando - racconta Paolo di Paolo - spariva per qualche tempo per riapparire, poi, come se questo tempo non fosse mai passato. Oggi rimangono le sue idee, le convinzioni, intatte e adamantine, che in questo volume è possibile recuperare - dalla sua viva voce e da quell'altrove che lui più volte aveva esplorato - grazie all'intervista di Gumpert.



«Io preferisco credere che nessuna storia abbia soluzione - sostiene Tabucchi in un brano dell'intervista - perché mi piace essere aperto a tutti i fatti contingenti. Mi piacerebbe disporre di più di una vita ed avere diverse possibilità di esistere in questo mondo. Ma, per disgrazia, sia il mondo che la scienza e la stessa natura hanno una struttura binaria, e ciò è molto limitativo e perfino un po’ deprimente. Credo che una delle poche libertà che siano state concesse all’uomo sia quella di rompere questa dualità della vita attraverso l’arte. L’arte è sovversiva rispetto alla natura, perché mentre questa deve obbedire alle sue leggi, deve essere maschio o femmina, per esempio, l’arte, invece, può rompere con esse o dare l’illusione di farlo. È l’unica libertà che gli dei ci hanno concesso e bisogna approfittarne».