Stupri, orifizi, orge al Lido: ridateci Frank Capra

Il catalogo della Mostra del cinema strabocca di efferatezze, violenze o schifezze: Venezia 70 è stato uno dei supplizi più deprimenti di sempre. [Alberto Crespi]

Stupri, orifizi, orge al Lido: ridateci Frank Capra
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8 Maggio 2016 - 16.05


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di Alberto Crespi

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Allora, ricapitoliamo. Un padre stupra figlie e nipoti quando raggiungono gli 11 anni di età e poi le costringe a prostituirsi («Miss Violence», Grecia). Un giovane viene evirato e il suo membro viene allegramente tirato in giro per casa («Moebius», Corea). Un vagabondo defeca in primo piano – le feci che si vedono sono vere, nessun effetto speciale – e si pulisce l’orifizio con un bastone, quando nel bosco circostante ci sarebbero molte comodissime foglie («Child of God», Usa). Un tizio va in una casa di piacere, ordina a una signorina di praticargli una fellatio – «blow me», le dice imperioso – e nel frattempo il suo cane, scatenato all’uopo, fa a pezzi un proprio consimile («Joe», Usa). Una ragazza convince il proprio partner, durante un’orgia a quattro, a fare del sesso orale non con l’altra, ma con l’altro, maschile («The Canyons», Usa). Una pseudo- aliena sexy adesca maschi scozzesi e li fa annegare in un mare di liquami, ma quando decide di fare sul serio si guarda là sotto e scopre di non avere l’organo sessuale («Under the Skin», Gran Bretagna). Un marito picchia ripetutamente la moglie, che nel finale si consola annegando la propria figliola («Die Frau des Polizisten», Germania). E ci siamo limitati ai film della selezione ufficiale, perché anche nelle sezioni collaterali c’era robetta del genere.

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THE CANYONS, IL TRAILER

SCARLETT JOHANSSON IN “UNDER THE SKIN”

Detestiamo l’ipocrisia e gli eufemismi, e quindi c’è una cosa che non perdoneremo mai alla Mostra di quest’anno: l’averci costretto a usare, nel capoverso precedente, parole come «evirato», «membro », «defeca», «feci», «orifizio» e via via edulcorando. Siete autorizzati a rileggerlo sostituendo questi forbiti vocaboli con i corrispettivi da strada che ben conoscete: noi non potevamo, avremmo provocato il sequestro del giornale da parte della buoncostume. In realtà, c’è un’altra cosa che più seriamente non dimenticheremo: la pervicace, inenarrabile sequela di turpitudini che i film di Venezia 70 hanno inflitto al vostro inviato e alla popolazione lidense tutta.

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Manca un solo film alla fine del concorso («Le terrazze» di Merzak Allouache, passa oggi) quindi è lecito un bilancio. E il bilancio si racchiude in una domanda: perché? Perché Venezia 70 è stata un simile catalogo di orrori? Perché Alberto Barbera ha selezionato pellicole così brutali e punitive? Naturalmente il direttore risponde come è giusto: a lui piacciono (ci ha personalmente ribadito che UndertheSkin, forse il film più fischiato di tutto il festival, è secondo lui molto bello e che ha ricevuto molti «twit» di plauso per averlo selezionato).Mail problema, com’è ovvio, non è mai riducibile al giochino del «mi piace» e «non mi piace». Il problema è più ampio, ed è almeno duplice. Punto primo: appare sempre più netto il distacco abissale tra i film che passano ai festival e i film che la gente va a vedere al cinema. Punto secondo: i film che vanno ai festival, salvo eccezioni, sono sempre più tetri e disperati, e soprattutto sempre più infarciti di scene sordide, di violenze domestiche, di perversioni sessuali spesso rappresentate inmodo crudamente realistico.

I registi, probabilmente, risponderebbero: queste cose accadono. E sai che scoperta! Sono sempre accadute, solo che oggi il cinema d’«autore» le corteggia in modo sempre più compiaciuto. Noi abbiamo una teoria, e ora ve la esponiamo. Il trend – che Venezia 70 ha solo accentuato – è tale da un decennio, o giù di lì. È partito tutto da Cannes: il festival francese ha cominciato a piazzare in concorso film dove c’erano scene erotiche autentiche, da porno hardcore. Forse il primo esempio è stato “Idioti” di Lars Von Trier, e sinceramente non ci dispiacerebbe affibbiare all’astuto genietto (o presunto tale) danese anche questa colpa. Il nostro sospetto è che, nel giro di pochi anni, parecchi registi in giro per il mondo abbiano capito che facendo film estremi e violenti, belli o brutti che siano, si finisce in concorso a Cannes o a Venezia.

È un obiettivo che non va sottovalutato: i festival sono ormai un mercato alternativo, c’è gente che campa facendo il giro del mondo al seguito di un film. La nostra risposta è una sola: ci siamo stufati, aridatece Frank Capra (o John Ford, o Ernst Lubitsch, o Billy Wilder). Il concorso di Venezia 70 è stato uno dei supplizi più deprimenti della nostra carriera. O si inverte il trend, o l’anno prossimo andiamo al festival di Toronto.

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