Michela Murgia si dà al teatro: in scena due suoi spettacoli

Serata d’autore al teatro Massimo di Cagliari: con la presenza dell’autrice in sala. [Margherita Sanna]

Serata d'autore al teatro Massimo di Cagliari

Serata d'autore al teatro Massimo di Cagliari

Desk2 18 gennaio 2016
[b]di Margherita Sanna[/b]

Due creazioni artistiche completamente diverse quelle di Michela Murgia, ed entrambe capaci di coinvolgere il pubblico. Spadoneri a Mari, che vede la regia e presenza attoriale di Elio Turno Arthemalle, è uno spettacolo in doppia lingua, italiano e sardo. Differenze linguistiche che sottolineano i due diversi ceti sociali dei personaggi interpretati dall’attore: su spadoneri, il povero arrabbiato, il pescatore alla ricerca di affrancamento, in lingua sarda; il ricco possidente, felice e beato nella sua grande casa, in lingua italiana. Elio Turno Arthemalle con la sua personale cifra stilistica realizza in scena l’epopea di Su Spadoneri, un pescatore stanco della sua povertà che si ribella al padrone e lo uccide. Lo fa con grande capacità di calarsi nei panni dei diversi personaggi rendendoli convincenti entrambi. Michela Murgia scrive un testo che poggia le sue radici nelle vicende degli stagni nella Cabras degli anni 70’, mescolandolo con le musiche di Gavino Murgia, le ambientazioni sonore di Francesco Medda (in arte Arrogalla), e il videoediting di Eja tv.

Su spadoneri è un pescatore di contrabbando che non può arrivare al centro dello stagno a causa de su segnori che detiene il possesso delle acque, la sua è una vita di stenti e lotte. Su segnori invece è un padrone, ricco, che mostra ai suoi figli tutte le terre che posseggono, che si può permettere il lusso di sognare e sorridere. L’altro protagonista di questo spettacolo, attore presente sulla scena attraverso il video mostrato all’inizio, è il vento. Il vento che si può sognare con incanto quando si possiede abbastanza da poter sorridere al sole; vento che diventa ostile nelle notti di pesca. Su spadoneri è un personaggio quasi leggendario, una figura storicamente esistita per cui addirittura si è coniato un termine a parte. E su segnori invece, è sempre lo stesso, che possegga terre o industrie, come sempre uguali sono le sue parole in epoche e luoghi differenti, uguali e amaramente vere quando non si ha il coraggio de su Spadoneri. “La natura è una cosa precisa figlio mio. – dice su segnori al bambino quando gli fa notare che i pescatori l’hanno guardato male l’altro giorno- Il pero fa le pere, il melograno fa le melagrane, i poveri lavorano, e i proprietari amministrano. Va avanti così da sempre e va bene a tutti. Un giorno sarà normale anche per te. Forse tu pensi che facciamo una vita migliore della loro. O forse tu pensi che abbia scelto io il mio destino? Ricordati che io non ho mai tolto a nessuno né la vita né gli averi, né l’onore. Io ho soltanto accettato la mia sorte, come loro accettano la loro sorte, che è quella di servire. Babbo non ha mai legato nessuno, né all’aratro né alle barche. Chi vuole andare via vada, andate. Il mondo è grande. Siete liberi. Ma nessuno si muove figlio mio, è perché questo è il migliore dei posti. La felicità non esiste; esiste la serenità”. Un corto teatrale di 30 minuti ricco e sfaccettato che Michela Murgia, grazie anche alla bella prova di Elio Turno Arthemalle, tiene ben saldamente coeso.


L’altra creazione della scrittrice di Cabras è Cento, uno spettacolo teatrale ambientato in un futuro distopico in cui si possono possedere solo cento cose, non una in più. Tutto si ricicla, niente si conserva, nemmeno la memoria. Abbiamo un funzionario – che non cambia, ruota solo la funzione -, uno spaccato di famiglia anaffettiva, il linguaggio reiterante e ossessivo, una scena sgombra da orpelli, camera bianca impreziosita solo dalle video installazioni di Fabio Ortu che compaiono per brevi momenti, ed una regia affidata a Marco Sanna. È in perfetto stile di Orwell, Bradbury o Huxley la pièce teatrale di Michela Murgia, creazione tanto inusuale quanto visionaria. Lo spettacolo è stato interpretato dagli attori di Sardegna Teatro: Lia Careddu, Felice Montervino, Isella Orchis, Leonardo Tomasi, Francesca Ventriglia. In particolare la bravissima Lia Careddu che interpretava la nonna di questa famiglia avanguardistica, è stata un perfetto collante tra generazioni, la radice di un Paese in cui “chi conserva memoria ingombra il mondo”. Sulla massima di Lavoiser “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” questo mondo di Cento costruisce la propria disumanità, scandita dai movimenti secchi e metaforici degli attori che certamente potevano essere maggiormente amplificati da qualche passo di danza che ben si attagliava alla messa in scena.


Ottimo inizio di Michela Murgia a teatro, per una scrittrice poliedrica che non smette mai di creare e creare bene, con qualità.