Maria Callas, una Medea fra mito e realtà

Maria Anna Sophie Cecilia Kalogeropoulos, ossia Maria Callas, fu la Divina. Immenso successo nella vita artistica, vita privata piena di tormenti

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

Desk 2 dicembre 2018

Lei, Maria Anna Sophie Cecilia Kalogeropoulos, meglio nota come Maria Callas nacque a New York il 2 dicembre del 1923 ed è passata alla storia della musica come La Divina.
Grande successo nella vita artistica, vita privata piena di tormenti tanto che morì il 16 settembre del 1977.
Donna di grande temperamento, la Callas non fu solo la meravigliosa cantante che tutti rimpiangono. Fu anche amica carismatica di grandi registi tra cui Luchino Visconti, che curò l'allestimento di molte opere che videro protagonista la Callas, e Pierpaolo Pasolini, di cui fu musa ispiratrice.
Il rapporto che legò la Callas a Pasolini è tutt'oggi un enigma. Si sono spesi fiumi di parole per ricordare come la Callas, che peraltro subì uno shock tale, alla notizia della morte violenta del regista, da negarne l'evidenza, fosse probabilmente innamorata di lui. E altrettanto probabilmente in qualche strano modo ricambiata. Fatto è che i due insieme diedero vita ad una indimenticabile lettura cinematografica del dramma di Medea, con la Callas nel ruolo della protagonista e Pasolini dietro la cinepresa, che più di altre, non fosse altro che per il carisma di attrice e regista, ha reso il senso dell'antico mito.
La Medea di Pasolini e della Callas è un archetipo dell'ordine primordiale, istintivo, che si scontra con la società cosiddetta civilizzata e in essa non riesce ad amalgamarsi, fino al tragico finale che vede la protagonista uccidere i propri figli: non per vendetta, come certe volte viene riduttivamente liquidato il metaforico evento, ma per una sorta di esasperazione che la stessa Callas e lo stesso Pasolini, personaggi e persone in qualche modo "altre", avevano probabilmente esperito sulla loro stessa pelle. Anch'essi fino al drammatico, prematuro epilogo: la fine di chi, pur nella luce dei riflettori, in fondo non cede.