Le balle di Rozzano e gli ignorantoni che difendono la cultura xenofoba

Se ne leggono di sciocchezze sui giornali. Colpa dei media nel vento delle guerre di civiltà, dei politici a caccia di voti razzisti e di chi non si ribella e non alza la testa.

Antonio Cipriani

Antonio Cipriani

redazione 1 dicembre 2015

di Antonio Cipriani


[b]Che l’informazione sia in balia[/b] di potenti venti di guerra è evidente. Venti furiosi che alimentano razzismo, xenofobia, stupidità conclamata, soffiati da politici in caccia di visibilità, da giornalisti sempre al loro servizio, da quell’insieme di retorica e ottusità che emerge dai social che rimasticano notizie inventate, distorte e a ogni passaggio aumentano la distorsione ignobile, sempre a vantaggio di una visione del mondo ignorante.


Un terreno fertile per le bufale che solcano i nostri mari informativi. L’ultima è quella di Rozzano, dove un preside avrebbe cancellato la festa di Natale, il presepe, lo stesso crocefisso e chissà che altro nel corso della storia patria. Una bufala che distorcendosi di bocca in bocca è finita nel megafono leghista che ha addirittura organizzato l’oscenità della visita alla scuola, con tanto di capanna col bambinello, la Madonna, San Giuseppe, il bue e “Tu scendi dalle stelle”. E l'asino? Ce n'erano tanti ma non in miniatura.


[b]Era vera la storia di Rozzano?[/b] No (leggere: [LinkNewsB_81958]). Eppure l’inutile sistema mediatico italiano non ha fatto altro che delirare su questa stupidaggine. Innescando una specie di scontro di civiltà talmente ridicolo da farci vergognare. Sono intervenuti in difesa del presepe e dei diritti degli asini a poter esprimere cultura anche Matteo Renzi, la Cei, il Pd intero. Il re della banalità conformista smistata nella caramellina quotidiana, Massimo Gramellini, nel suo buongiorno quotidiano, ha spiegato - come parlasse a imbecilli che non capiscono - il valore culturale delle nostre tradizioni cristiane. Concludendo tronfio che vanno spiegate a chi viene in Italia: "...se si rinuncia a farlo per compiacerlo, non si diventa più accoglienti. Soltanto più vili". Più vili? Cavolo di linguaggio belluino è questo? Vili come i finanziamenti alla scuola privata confessionale a danno della scuola pubblica che cade a pezzi? Scrive Arianna Ciccone su [url"Valigia Blu"]http://www.valigiablu.it/bufale-etica-verifica-correzione/[/url]: "Il corto circuito – delirante – è sempre lo stesso. Quasi sempre queste notizie non sono esattamente come ci sono state raccontate: spesso si arriva a una versione finale ben diversa, la notizia viene smontata, vengono ristabiliti i fatti e chi ha diffuso o cavalcato la notizia falsa o distorta fischietta, facendo finta di niente. Raramente media e politica intervengono per rettificare, correggere, diffondere la versione aderente alla realtà. È come se i fatti alla fine non siano così importanti: l'importante è l'ammuina, generare traffico, rumore, stimolare l'audience. Insomma, per dirla con una frase a effetto: in Tv ci finisce Salvini col presepe e non il debunking". Mi pare esattamente così.


Comunque, a proposito di furia fondamentalista e viltà da Buongiorno un ciufolo, Gramellini ha reso talmente bene l'idea che io, cristiano di nascita, non crociato né praticante, mi sono sentito di dire due cose. Uno: sono nato in Italia, sono laico e non sento bisogno che il vescovo venga a benedire né me né mio figlio. Due: non sono interessato a questa retorica mediatica pessima che ignora la verità. Te piace ‘o presepe? Fallo. Vuoi mettere il crocefisso d’oro alla catena d'oro e giocare a Mafia Capitale? Mettilo. Vuoi insegnare ai tuoi figli i canti religiosi? Bene, io ho insegnato al mio Bella Ciao e stiamo pari. Ma a casa mia il presepe non lo faccio; il crocefisso appeso al collo (con camicia sbottonata) non mi piace e non ho nessuna voglia che un prete, un insegnante, un genitore bigotto obblighino mio figlio a farsi carico di questa stupida guerra di civiltà al fianco della Gelmini (che ha reso la nostra scuola incivile) e Salvini (che rende incivile la nostra vita con le sue forzature mediatiche 24 ore su 24). E al fianco di un sistema mediatico racconta-fregnacce senza mai l'educazione di rettificare gli errori.


Scrive Giorgio Boatti: "Si è scatenato un tam-tam che ha coinvolto un quotidiano lombardo che ha lanciato la notizia (che notizia non era), l’amministrazione comunale di Rozzano che ha ingiustamente criticato il preside, le istituzioni dello Stato (dal sottosegretario all’Istruzione sino al premier) che troppo frettolosamente hanno preso posizione. Per arrivare poi, ovviamente, ai soliti fomentatori di odio e ai fabbricanti di paura che non hanno perso l’occasione di allarmarsi ed allarmare per i barbari alle porte e di indignarsi per i valori cristiani che sarebbero stati calpestati". Di questo parliamo, perché con questa montagna di balle c'è chi pensa di portare acqua al mulino fascista e razzista con venature fondamentaliste. Un substrato culturale che ci vuole meno liberi, in balia dei controlli di sicurezza, mai in dissenso perché il dissenso sarà vietato a colpi di manganello, come un gregge placido a disposizione di un mondo che ha scelto la guerra come arma di distrazione di massa per mantenere salda ogni forma di ingiustizia sociale. E grazie a queste spinte identitarie banalotte cerca di farci credere che non esista altro, mentre oltre i fazzolettoni verdi e la tv xenofoba c’è un mondo non oscurantista che ama davvero la cultura (anche quella del presepe), ama Eduardo, il teatro, la poesia, la cultura, l’arte contemporanea; che legge libri veri e non di 140 battute, e si bea della visione delle meravigliose opere sacre della nostra tradizione, senza che mediocri ignorantoni pongano obblighi a suon di invenzioni mediatiche.


[b]Il passo dell'oca del conformismo[/b] è la cosa che maggiormente mi preoccupa di questo tempo incerto in cui bisognerà scegliere una parte. O con i guerrafondai ottusi schierati in difesa dell'ingiustizia sociale o curando una pianta che sta seccando, quella della verità. "Simone Weil, una mistica cristiana più credente dei tanti che hanno alzato la voce in questi giorni ma che se li si interpella sull’Avvento natalizio appena iniziato ti guardano straniti non capendo di cosa si stia parlando, chiedeva di istituire – per chi ha responsabilità pubbliche, dai politici agli insegnanti, dai giornalisti ai funzionari – il tribunale della verità, così da pesare ogni parola in funzione del bene o del male che può produrre. Forse rispettare il Natale può cominciare proprio da qui, dal coltivare, con cura e rispetto, la pianta della verità", scrive ancora Boatti.



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