«La Grande Bellezza»: il successo non è arrivato per caso

Il video commento di Marco Spagnoli sul premio Oscar al film di Sorrentino: Servillo è stato strordinario.

Desk2 3 marzo 2014


[b]di Marco Spagnoli[/b]



Piegati i panni sporchi che si lavano, come diceva Andreotti, in famiglia; messe in cantina le valigie di cartone, riposto il vocabolario dell'Italia dialettale; La Grande Bellezza vince il primo Oscar dell'era moderna per il cinema del nostro paese con un film che parla di noi, del nostro presente e - soprattutto - delle infinite possibilità di un futuro ancora non scritto, ma non per questo scontato o jettatorio come vorrebbe esserci predetto da qualcuno.



Senza volere dimenticare il passato e la tradizione dei grandi padri da Fellini a Scola, da Montaldo a Rosi, da Germi a Lizzani, da Petri a Bellocchio, da Amelio a Virzì fino ad arrivare alla lunga lista di nomi che ha reso grande il nostro cinema come Salvatores, Tornatore, Moretti, il film di Paolo Sorrentino segna un 'prima' e un 'dopo'.



Primo titolo pienamente 'post Berlusconiano' La Grande Bellezza brilla per il suo essere visivamente stimolante ed intellettualmente affascinante, capace di parlare a tutti i sensi del cinema in un crescendo emotivo di interpretazioni su cui svettano i vari indimenticabili Servillo, Verdone e Ferilli.



Un film importante che arriva a Hollywood dopo la marcia trionfale in crescendo partita da Cannes, seguita a Berlino e Londra dove EFA e Bafta costituiscono parte di un 'Grande Slam' di successi internazionali rilevanti e sul piano tecnico allo stesso livello dell'Oscar.

E adesso?

Sorrentino dovrebbe girare in primavera il suo nuovo film, ma è soprattutto l'Italia, l'industria culturale del nostro paese a dovere cogliere l'opportunità offerta dal fatto che ci sarà un'attenzione forte nei confronti della generazione di registi di Paolo Sorrentino e del cinema italiano. Sapremo essere all'altezza dei Francesi che hanno sfruttato il successo passato per costruire relazioni più forti e importanti?



Il pessimismo non serve: nell'Italia di Renzi in cui vanno ricostruite le macerie del qualunquismo di indegni Ministri della Repubblica come Tremonti e Brunetta (con la cultura non si mangia...dicevano...) il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali deve pensare non solo a puntellare i crolli di Pompei, ma a mettere in condizione di vedere nascere un'industria culturale con la quale ci si possa arricchire economicamente e spiritualmente. Così come accade in altri paesi che hanno risorse di talento e monumentali sicuramente inferiori a noi.