Iniziative rosa: non è un aggettivo scemo?

Per i premi alle migliori iniziative femminili avrebbero potuto trovare un nome più consono. [Stefano Torossi]

Desk2 10 marzo 2014
[b]di Stefano Torossi[/b]

Sono le 18 di lunedì 3 marzo. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna inaugura una mostra intitolata “Interni d’Artista”, che è la ricostruzione degli studi in cui lavoravano Balla, Capogrossi, Cavaliere, Ferrazzi, Mazzacurati, Morelli e Palizzi. Non sarebbe una grandissima idea. È già stato fatto. La differenza è che la GNAM possiede, appesi ai muri e in magazzino, una tale quantità di quadri degli artisti riesumati, che nelle ricostruzioni, insieme alle sagome in bianco e nero dei pittori, c’è posto anche un bel po’ delle loro opere, non fotografate ma vere.


L’effetto è carino e piace al pubblico, fatto di signore un po’ imbalsamate, di anziani critici e di curatrici giovani, carine e stremate per il troppo prestare attenzione ai precedenti due della lista. La fauna tipica di queste manifestazioni. Si chiacchiera, ci si riconosce e si esita prima di uscire all’aperto dato che in questa fine di un inverno meteoropatico, ieri faceva caldo, ma oggi è un freddo birbone.

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Federico Secondo di Prussia, metà settecento. Quello che si dice un sovrano illuminato. Rimette a posto le finanze della sua nazione, introduce la coltivazione della patata e così salva dalla fame parecchi sudditi. Soffre di gotta, perché lui invece mangia pernici, ed è un po’ guerrafondaio, il che si spiega perché è pur sempre prussiano.


Ma soprattutto ha due fissazioni: gli “Spilungoni” e il flauto. I primi sono i soldati della sua guardia personale, che lui vuole assolutamente sopra il metro e novanta, una specie di corazzieri; e siccome due secoli e mezzo fa, la gente alta, anche da quelle parti, non era facile da trovare, li compra dove può (allora le persone si compravano), scialacquando parte del bilancio militare. Per la musica basta sapere che sua maestà si piccava di essere un ottimo esecutore (e di ciò è impossibile avere conferma), e anche un valido compositore.


E questo ci porta all’evento di oggi, 6 marzo, al Goethe Institut, sede obbligata per un autore tedesco, e in più re. In gemellaggio con Santa Cecilia, l’istituto ci offre un concerto-saggio di allievi e professori che eseguono composizioni, di cui parecchie inedite, di Federico. Alcuni brani sono suonati su strumenti dell’epoca: traversiere, viola da gamba, tiorba; altri con gli equivalenti moderni: flauto di metallo, violoncello, clavicembalo. Tralasciando il livello non sempre professionale delle esecuzioni (siamo stati informati che per gli allievi si tratta di veri e propri esami, e quindi da ascoltare con benevolenza), è inevitabile il confronto tutto a sfavore degli strumenti antichi, meno sonori, meno precisi e soprattutto meno intonati dei loro successori. Per non parlare della sottile ma pervasiva noia ad ascoltare le scadenti regali melodie.


Insomma, a fine serata, e salvando la bontà dell’iniziativa didattica, ci è parso inevitabile arrivare a due granitiche certezze: la prima che quando un utensile, e fra questi possiamo senz’altro comprendere gli strumenti musicali, si estingue, ci sono sempre delle buone ragioni (e lasciamo da parte la nostalgia). E poi, che fortuna che Federico Secondo ha continuato a fare il re invece di dedicarsi alla musica!



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Da quattordici anni, l’8 marzo, inaugura senza mimose la sua stagione di lavoro la Era Dea, un’associazione di artiste che in momenti di rispetto per la cultura come qualche anno fa, o in salita come adesso, è andata avanti per la strada dell’arte al femminile.
Ci hanno ospitati per la proiezione di un durissimo, bel video sull’amore violento: “La scelta – Amare da morire; vivere per amare” di Didi Frank, poi per una divertente e allo stesso tempo tosta interpretazione dello stupro, ma fra animali del Tevere, una nutria e un topone di chiavica (si può anche sorridere e nello stesso tempo raccontare un dramma). Alla fine siamo stati ben bene strigliati da un accorato e forte richiamo del presidente Rosa Di Brigida alla disattenzione che, spesso per colpa delle stesse donne, continua a penalizzare l’argomento. Una serata intensa.


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Santa Cecilia ha messo il turbo! Eravamo domenica 9 alla Sala Accademica per la inaugurazione del Festival Percorsi Jazz 2014 diretto da Paolo Damiani e Danilo Rea, con un concerto assai interessante del quartetto di Claudio Leone, seguito dal suono di seta e velluto di Enrico Pieranunzi. Il quale, malgrado la sua aria di austero ecclesiastico anglicano, quando si presenta non fa mancare battute e sottigliezze molto divertenti e dello stesso velluto della sua musica. Un one-man show completo.



In realtà, il turbo lo ha messo il nuovo direttore, Alfredo Santoloci. Basta fare i conti: in questo momento stando rullando a pieno regime il Festival Percorsi Jazz, di cui sopra, la serie dei concerti del sabato sera al MAXXI, la rassegna di concerti di musica antica al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, la Musica di Federico Secondo al Goethe Institut. Ci pare abbastanza, no?

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P.S.: Donna Forza Otto. Venerdì 7. Al Tempio di Adriano, consegna dei premi alle migliori imprese femminili del Lazio. Tanto di cappello. La nostra perplessità è sull’uso, come dire, un po’ scemo dell’aggettivo. Iniziative rosa, lavoro rosa, quote anche. Ridicolo, non il concetto naturalmente, ma la sfumatura. Qualcuno ha mai pensato di definire Agnelli un industriale azzurro, o Totti un campione blu. O verde?