Dario Fo, dal Nobel alle televendite

L’intellettuale ottantottenne per promuovere il suo nuovo libro, impazza in tutti i salotti TV: secondo solo a Bruno Vespa

Piero Montanari 28 aprile 2014

di Piero Montanari




Vedo intensificarsi le presenze televisive di Dario Fo, in programmi che non avrebbero senso di ospitare un premio Nobel, come sempre viene presentato prima del suo nome e cognome il grande attore: “Ed ecco a voi il premio Nobel Dario Fo!” L’ho visto dappertutto, financo a "Glob" di Bertolino o a "Quelli che il calcio" di Nicola Savino, il simpatico conduttore anche del giochino per asili nido di Rai Due "Un minuto per vincere".



Fo pubblicizza il suo nuovo libro su Lucrezia Borgia "La figlia del Papa" e fin qui nulla da eccepire, però pensiamo che dovrebbe licenziare il suo ufficio stampa e scegliersi da solo le trasmissioni giuste, ammesso che non sia proprio lui a cercarsele, perchè crediamo che rischi, oltre al chissenefrega generale, anche un po’ di ridicolo.



Il grandissimo personaggio teatrale che è stato non si discute, come non si discute l'autore di Mistero Buffo o Johan Padan, che sono pietre miliari della Commedia dell'Arte, opere che negli anni dell’impegno politico di Fo, hanno rappresentato una denuncia contro religione, luoghi comuni e società politica di quel periodo storico, all’insegna del più straordinario dei castigat ridendo mores.



Ora, il fatto che Dario Fo vada dappertutto a presentare il suo libro e non scelga contesti più consoni a trattare questi argomenti o ad accogliere come si conviene una personalità come la sua, proprio non si riesce a capire. Come non si riesce a capire la sua virata politica e l’appoggio ormai dichiarato a Grillo e al M5s, ora, in vecchiaia, dopo tutta una vita spesa, e spesso pagata a caro prezzo sia da lui che da Franca, nelle battaglie sociali e politiche, e nella coerenza di un percorso limpido.



Cos’è successo a Fo? Mi vergognerei di dire che tutto questo lo si debba attribuire alla decadenza dell’età che incombe e al conseguente rimbecillimento. Non lo diciamo, per il rispetto che abbiamo per il Maestro e per la sua testa che sembra essere ancora gagliarda. Ma allora?



Non possiamo permetterci e non vogliamo perderci per strada Maitre à penser della sua portata, quindi gli chiediamo, molto umilmente, di tornare presto tra noi.