Beni culturali: il sacco di Velletri

Fa discutere la delibera della giunta a guida Pd di affidare per 20 anni a una Fondazione privata la gestione di tutti i servizi artistici e culturali.

Desk7 19 febbraio 2016
[b]di Federico Tulli[/b]



Può un privato sostituire il Comune nella gestione pubblica di tutte le iniziative culturali? Ovvio che no, risponderete voi. Siamo in Italia e quindi gli enti locali al più possono procedere all'affidamento diretto di servizi culturali ad associazioni e fondazioni da loro costituite o partecipate a condizione di mantenerne il controllo e comunque non al punto di “esternalizzare” la gestione dell'intero patrimonio. A quanto pare invece sì, un privato può fare le veci di un ente pubblico nel controllo dei beni culturali, direbbero a Velletri, importante comune (ca. 55mila abitanti) dei castelli romani in provincia della Capitale. È qui infatti che il 29 gennaio scorso la giunta guidata dal sindaco Pd, Fausto Servadio, ha votato [url"una delibera"]http://velletri-servizi.soluzionipa.it/albo/albo_dettagli.php?id=11975[/url] in cui si assegna alla Fondazione Onlus Arte e Cultura Città di Velletri il management di una serie di servizi che sono sempre stati di competenza dell'amministrazione civica.



{{*ExtraImg_173816_ArtImgLeft_212x300_}}Come si legge nel documento pubblicato [url"sul sito istituzionale"]http://velletri-servizi.soluzionipa.it/albo/albo_dettagli.php?id=11975[/url], la Fondazione si occuperà per 20 anni del Teatro Artemisio, di Villa Bernabei, del Polo Culturale dell'ex convento del Carmine, oltre che della realizzazione di iniziative artistico musicali in Italia e all'estero, mostre manifestazioni artistiche, formazione teatrale, corsi, formazione nell'artigianato locale, valorizzazione dei prodotti locali. Il soggetto privato potrà inoltre concedere a pagamento l'uso di queste strutture e svolgere attività accessorie anche di natura commerciale come mostre e fiere, nonché interagire con scuole e associazioni e coordinare le attività culturali del territorio. Certo, voi penserete che in base al Testo unico sugli enti locali il Comune ci guadagnerà qualcosa anche in virtù di un controllo diretto su strategie e scelte. Sì e no. A quanto pare infatti la Fondazione avrà un capitale misto, privato e pubblico, ma il Comune di Velletri figura come socio di minoranza con il 40pc delle quote e 3 consiglieri su 7 nel Cda.



Di Fondazioni private che gestiscono beni culturali è pieno il Belpaese e dato il ruolo delicato svolto godono di [url"una particolare attenzione della Corte dei conti"]http://www.self-entilocali.it/2013/02/04/attivita-culturali-e-fondazioni-alcuni-interessanti-chiarimenti-dalla-corte-dei-conti/[/url]. Gli esempi positivi sono peraltro innumerevoli, ma di norma le Fondazioni si occupano di un solo servizio specifico. Non risulta un solo caso simile a quello di Velletri con un ventaglio così ampio di responsabilità affidate a un unico soggetto privato e con il Comune in minoranza. Non a Cirò Marina (in provincia di Crotone) dove il 28 gennaio 2015 la Giunta [url"ha approvato una delibera"]http://www.comune.ciromarina.kr.it/wp-content/uploads/2014/01/costituzione-fondazione-partecipata.pdf[/url] che quella di Velletri ricalca fedelmente in alcune parti. E non a Modena dove l'amministrazione locale è socio di maggioranza nella gestione del teatro comunale con una Fondazione il cui statuto per buona parte sembra fotocopiato da quello della Onlus veliterna. Nel 2010 il ministro Tremonti disse che con «la cultura non si mangia» auspicando in pratica la privatizzazione di tutto il privatizzabile. Un messaggio da vero uomo di destra ultraliberista che oggi viene raccolto con poche sfumature dall'amministrazione di Velletri a guida Pd. È il “bello” (si fa per dire) della politica ai tempi di Renzi.



nb. [i]Dopo la pubblicazione di questo articolo la delibera 20/2016 è scomparsa dal [url"sito"]http://velletri-servizi.soluzionipa.it/albo/albo_dettagli.php?id=11975[/url] del Comune di Velletri[/i]