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Bif&st: Liliana Cavani racconta Mastroianni

La regista, protagonista della master class di questa mattina condotta dal critico cinematografico Enrico Magrelli, parla del suo rapporto con il grande attore.

Liliana Cavani intervistata da Enrico Magrelli al Bif&st 2016
Liliana Cavani intervistata da Enrico Magrelli al Bif&st 2016

redazione

4 Aprile 2016 - 10.37


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Il Bif&st è dedicato quest’anno all’indimenticabile Marcello Mastroianni, di cui a dicembre ricorre il cinquantenario della morte.
All’attore che Ettore Scola amava chiamare “il mio fratello bello” sono dedicate anche le Master class del Festival, precedute da un film con l’attore.
Protagonista della master class di questa mattina lunedì 4 aprile 2016 è stata la regista Liliana Cavani, che dopo la proiezione del suo film La pelle, del 1981 con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale ha paralto del grande attore:

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“Marcello Mastroianni è stato creato per fare questo film. Era una persona molto intelligente, leggera nei modi di porsi ma capace di soffrire e di fare ironia. Come Dirk Bogarde (che la Cavani ha diretto in Il portiere di notte, ndr) – prosegue – Marcello ha imparato il metodo Stanislavskij a casa propria. La sua personalità era ricchissima e poteva estrarre da sé personaggi di qualsiasi tipo, senza bisogno delle regole dell’Actor Studio.

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Prima di girare parlavamo un po’ e lui capiva subito, bastava dire “A” e lui afferrava. Fin dall’inizio approfondiva il personaggio per conto suo, magari mentre si faceva il caffè. L’anno successivo a La pelle, abbiamo fatto un altro film insieme e ricordo che la troupe aveva portato molti pacchi di spaghetti. Lui era contento e diceva: “Non c’è cucina internazionale che tenga”. Avevano anche portato barattoli di conserva. Marcello andava con loro e anche per questo era amatissimo. Il set era la sua seconda casa, se non la sua vera casa, era nel suo elemento quando chiacchierava con il regista di turno o con quelli che mettevano i binari. Come Bogarde e alcuni altri, era un attore bravo “dalla prima”. Attori così danno tutto alla prima inquadratura, poi si ritrovano esausti.”

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E ancora: “Marcello non metteva in discussione il copione, non ci scriveva sopra. Semplicemente, ripeteva e ripeteva le battute esattamente come faceva Mickey Rourke sul set di Francesco. Le battute dovevano diventare i loro pensieri, la loro lingua, i bravi attori sono così, masticano le parole e le digeriscono facendole diventare proprie. Vittorio Gassman invidiava Mastroianni perché Marcello era intelligente e spontaneo, mentre lui faticava ad abbandonare l’impostazione scolastica. Ha impiegato una trentina di film prima di liberarsene, Marcello tutto questo l’ha superato subito e da solo, e non è mai rimasto prigioniero dei tecnicismi”.

Nel finale dell’incontro, Liliana Cavani rivolge un pensiero al cinema italiano d’oggi: “Dal punto di vista cinematografico siamo isolati. Il nostro cinema è un cinema locale e marginale. È stato comunque bellissimo vincere il premio Oscar con La grande bellezza di Paolo Sorrentino, perché è un ottimo film”.

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