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Fuocoammare di Rosi vince l'Orso d'oro a Berlino

«Fuocoammare» di Rosi, unico italiano in concorso, conferma i pronostici e vince. Il documentario racconta il flusso dei migranti verso il nostro Paese.

Gianfranco Rosi e Meryl Streep
Gianfranco Rosi e Meryl Streep

redazione

20 Febbraio 2016 - 17.04


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Fuocoammare, il docufilm di Gianfranco Rosi dopo Il sacro GRA – già premiato a Venezia – si aggiudica l’Orso d’oro al Festvial di Berlino. La giuria capitanata da Meryl Streep ha scelto questo docufilm particolare. Il regista ha impiegato un intero anno per riprendere i flussi migratori verso le coste italiane: a Lampedusa, Rosi ha raccontato la disperazione di famiglie in cerca di un futuro e la difficoltà degli isolani.

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Dichiarazioni a caldo. “Il mio pensiero va a tutti coloro che non sono mai arrivati a Lampedusa nel loro viaggio di speranza, e alla gente di Lampedusa che da venti trenta anni apre il suo cuore a chi arriva” ha detto Rosi ricevendo l’orso d’Oro.

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Al momento di ritirare il premio ha invitato tutto il su staff a salire sul palco, perché – dice – questo è un premio anche per i produttori – è un premio per tutti. Il mio pensiero più profondo va a tutti coloro che non sono mai arrivati a Lampedusa, a coloro che sono morti. Dedico questo lavoro ai lampedusani che mi hanno accolto e hanno accolto le persone che arrivavano. È un popolo di pescatori e i pescatori accolgono tutto ciò che arriva dal mare. Questa è una lezione che dobbiamo imparare”. E ha continuato: “Per la prima volta l’Europa sta discutendo seriamente alcune regole da fissare, io non sono contento con ciò che stanno decidendo. Le barriere non hanno mai funzionato, specialmente quelle mentali. Spero che questo film aiuti ad abbattere queste barriere”. Poi saluta con un bacio la figlia Emma, seduta comossa nel pubblico: “Ho passato un anno e mezzo a Lampedusa e l’ho vista solo pochi giorni. Questo la renderà felice per molto tempo”.

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Dopo il successo di “Sacro Gra”. Sicuramente era tra i favoriti.
Il documentario su Lampedusa è stato uno dei titoli più applauditi dell’intera manifestazione, subito amato dalla critica internazionale e capace di far discutere. Per Rosi si tratta di un nuovo trionfo dopo il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 2013, ottenuto con «Sacro GRA».

L’accoglienza non deve essere fatta dalle singole nazioni, ma dall’Europa. L’esempio che ieri ha dato l’Austria, che sta iniziando a chiudersi, non è un grande esempio”, aveva precedentemente detto il regista Gianfranco Rosi a Berlino, procedendo lungo il red carpet della Berlinale. “L’Italia ha fatto tantissimo – ha aggiunto – per venti anni ha fatto da sola, ora non è più il momento di agire singolarmente”.

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Tra i favoriti c’erano anche Thomas Vinterberg con «The Commune» o Lav Diaz con «A Lullaby to the Sorrowful Mystery». Tra gli outsider, il portoghese «Cartas da guerra» e il tunisino «Hedi». Da tenere in considerazione anche «Death in Sarajevo» di Danis Tanovic, uno dei film più intensi dell’intero kermesse.

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