Nino! La storia di Manfredi in una mostra

Foto e filmati inediti raccontano Manfredi in una mostra. Scene familiari e successi al cinema. Quando il suo Rugantino trionfò a Broadway. [Francesco Troncarelli]

Francesco Troncarelli
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17 Novembre 2014 - 10.58


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di Francesco Troncarelli

Indimenticabile Nino. Indimenticabile per la sua bravura, per la sua simpatia, per quella sua meticolosità con cui entrava nelle parti che lo faceva più interprete che personaggio da attore vero qual era. Grande artista capace di trasformarsi in mille maschere e passare con successo da un genere all’altro, rappresentando così nel cinema la gente comune alle prese con i problemi della vita. Un gigante dello spettacolo di cui si sente la mancanza.

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A dieci anni dalla sua scomparsa arriva così “Nino!”, la bella mostra curata da Camilla Benvenuti e da Sarah Masten (nipote dell’attore) allestita a Palazzo Braschi, a un passo da piazza Navona, nel cuore cioè di quella Roma da Manfredi raccontata per lungo e per largo con i suoi film e personaggi (da Pasquino a Rugantino da Ciceruacchio a Gerolimoni), un omaggio assolutamente da vedere, perché racconta compiutamente e con dovizia di particolari, l’uomo e l’artista che tutti hanno amato e apprezzato.

In dieci sale, attraverso centinaia di fotografie di scena e ritratti privati, filmati in bianco e nero e a colori, testimonianze di colleghi e familiari, oggetti e vestiti, c’è tutto Manfredi. Ma proprio tutto. Compresi la sedia da regista, i berretti da set e i celebri cardigan multicolori che Ottavio Missoni disegnò per lui e che per anni furono il suo abbigliamento ufficiale in tutte le sue uscite.

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C’è una sala addirittura denominata “Pasta e fagioli”, il piatto “povero” che preferiva più di tutti, in cui è ricostruita la sua casa con i mobili autentici della cucina (e nella dispensa ovviamente c’è la macchinetta per il caffè di quella pubblicità famosa) e del tinello, la stanza deputata al relax dove troneggia il vecchio televisore con le valvole in cui scorrono riprese familiari: Nino ed Erminia giovanissimi e spensierati al mare in costume da bagno, si lanciano nel sirtaki, il ballo lanciato col film “Zorba il greco”.

Naturalmente la parte principale è dedicata al Nino attore. Dagli inizi con i compagni di accademia e scena Paolo Panelli e Delia Scala (con loro il boom a “Canzonissima”), alle foto dei primi film come coprotagonista, poi da attore principale e infine da regista-attore. Scorrono così con piacere i volti di Manfredi “Piede amaro” nell’Audace colpo dei soliti ignoti”, quella di Antonio il portantino ex partigiano di “C’eravamo tanto amati”, del mariolo bellimbusto Dudù di “Operazione San Gennaro”, di Marino “prima forbice di Alatri” in “Straziami ma di baci saziami”, del miracolato Benedetto in “Per grazia ricevuta”, di Giovanni l’emigrante ciociaro in Svizzera che si tinge i capelli di biondo per mimetizzarsi e poter lavorare in “Pane e cioccolata”.

E ancora Manfredi-Geppetto con la Fata Turchina-Gina Lollobrigida, Manfredi-Pasquino con la bella Giuditta-Claudia Cardinale e Manfredi-Rugantino a cui è intermante dedicata una sezione della mostra.

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Un vero e proprio pezzo forte di questo “Nino!”. Ci sono le foto di scena del musical di Garinei e Giovannini che venne rappresentato al Sistina per oltre un anno (quando di solito una compagnia replicava massimo per due mesi), con i vari Aldo Fabrizi, Lea Massari, Bice Valori, Tony Ucci e Carlo Delle Piane, le pagine dei giornali con le recensioni e i commenti entusiastici, le locandine e anche un interessantissimo documentario inedito firmato da Willy Colombini, all’epoca nel cast della commedia musicale, che racconta con immagini girate in Super 8 che rimandano alle atmosfere dell’epoca, cosa successe prima e durante la trionfale tournée americana. Quando il romanesco di Manfredi e Fabrizi fu applaudito a Broadway, una evento clamoroso.

Insomma Nino, sempre Nino, fortissimamente Nino. Attore dai mille volti ma anche l’amico della porta accanto con cui chiacchierare, ridere ed emozionarsi e che ora ritroviamo con piacere e malcelata nostalgia.

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