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Transcendence, quando la fantascienza diventa noiosa

Un film americano non si può criticare per la regia o per gli effetti speciali, sempre impeccabili, ma negli ultimi anni a colpire sono la povertà delle storie raccontate.

Transcendence, quando la fantascienza diventa noiosa

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15 Aprile 2014 - 17.48


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di Ivo Mej

Potete provare di essere autocoscienti? Ma, soprattutto, potete provare di rimanere coscienti durante la visione di “Transcendence”? Un’intelligenza artificiale può provare di essere autocosciente? Non più di quanto possa fare ciascuno di noi, ometti mortali.

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Il concetto viene ripetuto diverse volte nel film. Diventa quasi un tormentone.
Forse lo sceneggiatore debuttante, Jack Paglen, ha ritenuto la frase talmente profonda da meritare di essere assolutamente ricordata. Siamo anni luce da A.I. di Spielberg, eoni da Matrix, milioni di miglia da Johnny Mnemonic e ben lontani persino da Il Pianeta proibito (Fred McLeod Wilcox, 1956).

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“Transcendence” è diretto dall’esordiente sconosciuto Wally Pfister, già direttore della fotografia di tutti i film dell’amico Christopher Nolan, che Transcendence lo produce ma non si sporca le mani a dirigerlo.

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Un film di Hollywood non si può certo criticare per la regia o per gli effetti speciali, sempre impeccabili, ma negli ultimi anni a colpire sono la povertà delle storie raccontate, rivelatrici di un deprimente vuoto cosmico nelle menti dei creativi residenti in California. Eccezioni notevoli, America Hustle, Dallas Buyers Club, The Wolf of Wall Street.

È incredibile, perché, al contrario, le locali serie TV prolificano prosperando in un tripudio di plot, trame, invenzioni e personaggi che ormai i film di cassetta americani si sognano.

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Nel caso di “Transcendence”, non basta l’angelo custode Nolan a rendere un film interessante. Due ore di dialoghi noiosi, scontati, di personaggi mai nati, di recitazione ferma al palo. E non parliamo di Johnny Depp, che infila una toppa dopo l’altra, ma perfino di quella di Morgan Freeman!

Rebecca Hall muore meritatamente, ma troppo tardi, Cillian Murphy è la controfigura (anzi, il figurante) di se stesso.

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Espungendo pezzi di copia incolla da una dozzina di film del passato, “Transcendence” narra la storia risibile di un super genio dei computer che viene avvelenato col polonio dai cattivoni luddisti preoccupati di salvare l’umanità dall’apocalisse tecnologica.

Naturalmente il genio non muore davvero perché il suo cervello (o la sua coscienza, ma ricordate: “chi può dire di essere autocosciente?”) viene impiantato in un super computer e grazie ad internet diventa ‘padrone-di-mondo’!

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Non vi sembra di averla già sentita? Non ci sarebbe nulla di male (il cinema si cita sempre addosso), se le due ore spese per raccontare tutto ciò non fossero anche terribilmente noiose.

Alla fine della proiezione, distrutto l’imponderabile ‘cattivo’, qualcosa comunque non torna.

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Temiamo che sia il punto di partenza per prossimo un Transcendence 2.

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