Top

L’Italia non si mette in mostra

L’immenso patrimonio artistico non è sufficiente per convincere il governo a puntare sulla cultura per risolvere la crisi. [Martina Biocca]

L’Italia non si mette in mostra

redazione

7 Febbraio 2014 - 11.20


Preroll
di Martina Biocca

Mostra di “Modigliani Soutine e gli artisti maledetti”, Roma. Una fila interminabile. Un’ora di attesa. Finalmente la cassa. «Due biglietti, grazie». «Sono venti euro». Si entra e per vedere il famosissimo “Jeanne Hébuterne con grande cappello” bisogna aspettare qualche istante affinché la folla si disperda e finalmente si possa godere del vero piacere estetico. Un efficiente sistema di mostre porterebbe anche altro, come denaro e occupazione. Tutte cose molto utili per contribuire a risollevare un Paese in profonda crisi economica. Eppure in Italia le mostre vengono considerate come un hobby, interessante, ma non produttivo.

OutStream Desktop
Top right Mobile

«La mostra non è più l’occasione per una propria crescita culturale e neppure per recuperare nell’arte il senso smarrito del proprio tempo libero, ma un evento a cui si vuole-deve partecipare, perché facendolo si entra in una “pseudo-élite” culturale. Non si tratta solo di lavorare meglio, anche. Né la questione riguarda soltanto la scarsità dei fondi a disposizione. Anche. Si tratta piuttosto di prendere coscienza piena del fatto che il mondo in cui abbiamo creduto non c’è più, ma esiste ancora l’arte, la poesia, la musica, il teatro, il cinema… dobbiamo inventare modelli nuovi di gestione di tutto ciò, ponendo in primo piano la formazione delle nuove generazioni, lavorando con i giovani e coinvolgendoli nelle nostre utopie», in poche parole Paolo Biscottini, professore di Museologia e di Istituzioni di Storia dell’Arte all’Università Cattolica di Milano, descrive il problema dell’Italia: tagli alle mostre da parte delle Stato e una attanagliante paralisi sociale.

Middle placement Mobile

Quattrocento istituti statali di cultura, vuoti. Centonovantotto musei statali, semideserti. 3.409 musei, in cui incontrare un italiano è quasi una caccia al tesoro. Questo il ritratto di un’Italia flagellata da numerosi e pesantissimi tagli alla cultura. Questa la descrizione perfetta del popolo italiano ormai abituato a vivere, nel massimo disinteresse, nella nazione con il più grande patrimonio artistico mondiale.

Dynamic 1

Una galleria importante, come la Nazionale di Roma, «ha finanziamenti sia pubblici, messi a disposizione dal ministero, sia quelli reperiti attraverso i contratti di concessione a privati dei servizi aggiuntivi del museo. La finanza pubblica ha subito delle riduzioni e anche il settore culturale ne ha risentito. Per quanto riguarda il privato, gli sponsor, dopo anni di crisi, sono sempre meno disposti a concedere finanziamenti; soprattutto gli sponsor tecnici, che fino a pochi anni fa erano una voce importante nel nostro reperimento di fondi attraverso la fornitura diretta e gratuita dei servizi per le mostre (trasporti, assicurazioni, allestimento), a fronte della pubblicità che ricevevano in cambio, sono andati scomparendo a causa della crisi», spiega Giovanna Coltelli, responsabile ufficio mostre della Gnam.

Federculture denuncia che, da parte dei Comuni, in un anno è stato tagliato l’undici per cento delle risorse, mentre le sponsorizzazioni private sono scese del quarantadue per cento rispetto al 2008. Il risultato? In Italia si sono investiti solo sei milioni e duecentomila euro sulla Triennale di Milano e sul Maxxi di Roma, contro i quarantadue milioni e trecentomila per il Reina Sofia di Madrid, ottantacinque e mezzo per British Museum di Londra; i più “spendaccioni” della cultura risultano essere i francesi, con otre cento milioni, destinati al il Louvre di Parigi. L’anno scorso proprio le sale del Louvre sono state percorse da ben nove milioni e settecentomila visitatori (di cui sei milioni i paganti); l’incasso totale in biglietteria è stato di cinquantotto milioni di euro, a cui si aggiungono quindici milioni in servizi ausiliari, sedici in donazioni di privati e molte altre voci, per arrivare a un totale di entrate pari a cento milioni: esattamente la somma stanziata dai finanziamenti. Da questi numeri si deduce un dato allarmante: il Louvre da solo incassa quasi quanto tutti i musei, i monumenti e le aree archeologiche in Italia; gli incassi nazionali nel settore artistico ammontano a soli centodieci milioni, come riportano i dati Istat . I mesi più proficui sono quelli estivi, mesi in cui il Paese è visitato maggiormente da turisti che approfittano della bella stagione e delle ferie; mentre i mesi con più visitatori non paganti sono aprile e maggio, per via delle numerose gite scolastiche.

Dynamic 2
L’entrata dell’ottocentesco edificio che ospita la Galleria nazionale d’arte moderna a Roma.

Inoltre, ad aggravare il già nero contesto, secondo Federculture, a Roma per il 2014 si prevedono tagli ulteriori alla cultura compresi fra il trenta e il cinquanta per cento. «Bisognerebbe capire il grande valore della cultura italiana che, in un mondo così globalizzato, ha delle qualità. C’è una forte miopia della politica su questo aspetto», dice Federica Pirani, curatrice storica dell’arte, attualmente occupata nella mostra “Libero De Libero e gli artisti della Cometa” alla Galleria d’arte moderna di Roma, ed evidenzia come le inopinate scelte politiche italiane provochino una mancanza di promozione delle mostre nazionali.

Valorizzare, sia quantitativamente ma soprattutto qualitativamente: ecco cosa manca alle mostre italiane, tant’è che i visitatori, secondo dati Istat, sono notevolmente diminuiti. Complessivamente settecento mila visitatori in meno rispetto agli anni precedenti, passando dai 10.724.359 del 2011 ai 10.072.267 del 2012 (il conto è fatto al netto dei circuiti museali e di mostre). Una tendenza riscontrata nei visitatori è quella di concentrare le presenze in poche destinazioni; tre sole regioni si assicurano, infatti, il cinquantuno per cento degli ingressi totali: la Toscana, con il 22,1 per cento, è al primo posto, segue il Lazio con il 20,1 per cento e infine Lombardia con l’8,8 per cento.

Dynamic 3

Sono tantissime le mostre che tutti i giorni arricchiscono le nostre gallerie d’arte, eppure i dati non sono confortanti. Solo per fare alcuni esempi: i visitatori della Galleria Borghese sono 494.665 mila l’anno, della Galleria nazionale d’arte moderna sono 165.517 mila, e le esposizioni al Vittoriano ne ospitano appena 47.508. Per rapportarlo alla Francia, il solo Centre Pompidou ha un numero di visitatori l’anno che è 10 volte superiore alla Galleria Borghese, per un totale di più di cinque milioni.

Lo scrittore Alberto Moravia di pinto da Carlo Levi, mostra “Libero De Libero e gli artisti della Cometa”.

Un dato rilevante in Italia è come le mostre di artisti importanti siano sempre più affollate rispetto a artisti meno noti, anche se per la buona riuscita di una mostra, come illustra Giovanna Coltelli, quello che conta «è la comunicazione; abbiamo fatto, qui alla Gnam, mostre con grandi capolavori da ogni parte del mondo, ma magari il pubblico non lo sapeva perché poco pubblicizzate, sempre a causa della penuria di fondi. Abbiamo visto che a Roma funziona molto bene la comunicazione sugli autobus e online sui social-network».

Dynamic 4

Mostre sempre più affollate di stranieri, soprattutto in estate, e sempre più vuote di connazionali poco orgogliosi del patrimonio artistico.

«La crisi ci obbliga a inventare qualcosa di diverso di creare a partire da condizioni molto limiate». Hou Hanru, attuale curatore di mostre del Maxxi, suggerisce come poter affrontare questo momento di stasi culturale: sfruttare le immense risorse fornite dall’innovazione. Si dovrebbero organizzare iniziative particolari per catturare l’interesse del visitatore: l’edonè culturale deve superare l’impegno economico. «Stiamo andando, per esempio, verso un’era totalmente tecnologica. Il Ventunesimo secolo sarà il secolo del trionfo delle nuove tecnologie», quindi accompagnare le mostre con strumenti tecnologi touch o percorsi multimediali e inter-disciplinari, curare le audioguide con strumenti avanzati e potenziati.

Dynamic 5
Su Facebook è partita un’iniziativa dal titolo: “Perché arte?”.

In Italia sono ancora poche le innovazioni ma piano piano si iniziano a vedere le prime risposte positive. Una delle prime proposte viene dalla capitale: le serate “Una notte al museo”, «serate che hanno un costo aggiuntivo per il Ministero, sono organizzate, infatti, dalla direzione per la valorizzazione dei musei, però sono sicuramente utili perché il pubblico che normalmente, in orario di lavoro, non può frequentare le mostre, in orario serale e specialmente estivo, è più invogliato a visitarle. Secondo me andrebbero fatte una volta alla settimana, o minimo una volta al mese» suggerisce Giovanna Coltelli. O a Milano, per esempio, la mostra “Van Gogh Alive” propone due nuovi progetti molto curiosi: da lunedì 20 gennaio 2014, gli spazi dell’esposizione ospitano l’iniziativa “Un tè con Van Gogh” e i visitatori, durante la visita della mostra potranno godersi un momento di relax con una tazza di tè fumante, aromatico o piccante, deciso o delicato; da giovedì 30 gennaio 2014, invece, è partita invece l’iniziativa di commento dal vivo, attraverso un sistema di microfonaggio innovativo, di uno storico dell’arte, per approfondire le opere del pittore olandese e la sua vicenda biografica.

Come se non bastasse la già marcata indifferenza dei nostri connazionali per il patrimonio artistico, il decreto Gelmini ha deliberato di eliminare le ore di storia dell’arte dal piano di studi negli istituti tecnici e professionali, proprio in quegli istituti che dovrebbero formare alla cultura dell’accoglienza turistica. «È inaccettabile che nel paese che ha avuto dei geni come Giotto, Caravaggio, Botticelli e Michelangelo, e che ha tremila quattrocento musei, lo studio della storia dell’arte sia riservata solamente alla metà degli studenti. È inaccettabile assistere alla mortificazione che sta subendo lo studio della storia dell’arte nel sistema scolastico italiano. Proprio in quel Paese, che è la nostra Italia, che è considerata la culla dell’arte e della cultura. Perché lo studio dell’arte è una grande opportunità economica per il nostro povero Paese. È folle non rivendicare quell’orgoglio di un popolo che ha insegnato al mondo intero il principio della parola bellezza. Una nazione che non educa i suoi giovani a conoscere e a utilizzare la sua più grande risorsa che è l’Arte e Cultura, è una nazione che non avrà mai un futuro», così Tanino Bonifacio, storico d’arte, sottolinea come si va aumentando la mancanza di memoria storica e educazione al senso artistico e in nazione come l’Italia è intollerabile.

Tra le scuole e le gallerie d’arte esiste un forte rapporto di partnership sinergia; ci tiene a precisare Federica Pirani: «A fine febbraio la mostra “Libero di Libero” sarebbe dovuta terminare, ma essendo parte del programma dell’ultimo anno di liceo e utile per l’esame di Stato, abbiamo avuto così tante richieste per visite guidate alle scuole, che la mostra rimarrà aperta almeno fino ad aprile».

È la scuola quindi, a tutti i livelli, primari e secondari, «a dover educare i nostri ragazzi, solo allora avremmo un riscontro anche in termini di aumento di visite e di investimenti nel settore culturale. L’arte è l’occasione del loro futuro».

Native
Box recommendation

Articoli correlati

Outofpage