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Roma è una città ribelle. Basta leggerla

L'aria delle città rende liberi. Ecco la Guida alla Roma ribelle scritta da un collettivo di attivisti-giornalisti [Checchino Antonini]

Roma è una città ribelle. Basta leggerla

redazione

30 Dicembre 2013 - 10.54


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di Checchino Antonini

La cartografia delle ribellioni è una scienza imprecisa, inesatta, di parte. Ed è una scienza faticosa. Ma è giusto che sia così. Che somigli sia alle ribellioni (non sono mai come le vorremmo, ci spiazzano e ci rimettono al mondo) sia alle città, organismi capaci di espandersi pi+ che di contrarsi.

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Ogni carta, dunque, è provvisoria, destinata a essere ritoccata, aggiornata. Come la memoria.

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E proprio come la memoria è conflitto e metamorfosi.

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Questo tipo di cartografia, dunque, è allergica alla museificazione, rifugge le targhe (ma ne ha cura), preferisce le tracce irriverenti, le scritte sui muri. E l’unico modo di tramandare questa scienza è il racconto (potremmo dire narrazione se la parola non fosse stata così sputtanata da un noto governatore pugliese). Questo perché il racconto è una negoziazione all’interno della quale i perimetri vengono tracciati per essere messi in discussione.

Allora sta proprio nella sua provvisorierà, nell’affido al lettore, l’utilità della Guida alla Roma ribelle (Voland, collana Finestre, pagg 336, ? 16)), libro destinato a camminanti piuttosto che a turisti. La vocazione sovversiva e libera di Roma raccontata attraverso alcuni luoghi ribelli sparsi un po’ ovunque. Un percorso che parte da Menenio Agrippa e dalla Basilica di Massenzio, passa per Giordano Bruno, il Cimitero acattolico, la Repubblica Romana, i quartieri popolari dove nacque e crebbe la Resistenza, e arriva nelle piazze dei punk e degli artisti, nei punti di ritrovo dei movimenti studenteschi, nelle occupazioni delle case e nei luoghi di cultura. Una guida arricchita dalle testimonianze, tra gli altri, di Ascanio Celestini, Carlo Lizzani, Giovanna Marini. Prefazione di Alessandro Portelli.

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Si tratta di un lavoro collettivo (loro dicono sia impossibile scrivere un libro da soli) di Rosa e Viola Mordenti, Lorenzo Sansonetti e Giuliano Santoro, attivisti e giornalisti, che – con questa cartografia dei conflitti – sfidano – anche mescolando linguaggio colto e “di strada” l’altro genere di atlante, quello costituito dalla fantasmagoria delle merci che, assieme ai segni della dominazione di classe, compone un’idea opposta alla città ribelle, quella della gentrification, della città vetrina.

Roma sarà pure eterna ma certo non è immutabile. E la Guida è l’esatto opposto delle cartoline irritanti firmate da Woody Allen in cui la camera non inquadra mai una scritta sul muro. Nemmeno una.

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Roma, fondata dal figlio di un rifugiato turco, è una metropoli inospitale (se non nei luoghi ribelli) e senza centro. Quello che c’è è ostaggio di Vaticano, politica e turismo. Negli anni 70 orde di ragazzini si davano appuntamento nel piazzale di fronte a Termini, sotto la lampada Osram, totem di una multinazionale. Ma le cartografie hanno punti di intersezione e di scontro.

Nella Roma occupata, tra il ’43 e il ’44, i nazisti credevano di avere vita facile sulla base del presunto carattere remissivo e menefreghista del popolino. Era un’idea simile a quella descritta da Remo Remotti nella celebre Mamma Roma. In realtà i borghesi facevano le “feste del coprifuoco”, l’intera notte nelle ville visto che non si poteva mettere il naso fuori. E nelle borgate i proletari seminavano chiodi a quattro punte per complicare la vita agli occupanti.

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Qual’è la Roma autentica? Probabilmente entrambe. Certo non è la domanda giusta. Quella giusta è: ma un’altra Roma, il conflitto sociale al tempo delle giunte Pd/Sel che governano l’austerità, è ancora possibile?

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