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C’era una volta la Freccia nera

È morto Aldo Reggiani, attore e doppiatore esploso in televisione con La Freccia nera. Un antidivo popolarissimo negli anni della contestazione. [Francesco Troncarelli]<br>

C’era una volta la Freccia nera

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28 Settembre 2013 - 10.06


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di Francesco Troncarelli

Quando un’apparizione in tv rendeva subito famosi. Lo è anche adesso, ma immaginate cosa poteva succedere quando c’era solo Mamma Rai e i canali erano due, il primo e il secondo. Se poi eri un attore, avevi la possibilità di decollare in un attimo, di diventare un divo, un beniamino del pubblico.

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E Aldo Reggiani che se ne è andato ieri a soli 66 anni, per i postumi di un ischemia che lo aveva colto durante una vacanza in Sardegna, è stato uno di quei personaggi televisivi conosciuto da tutti, quelli per intenderci che hanno segnato un’epoca, la stagione degli sceneggiati in bianco e nero fatti da professionisti di primo piano e dal grande mestiere, capaci di avvincere e convincere pubblico e critica.

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Lui in quella tv focolare degli italiani era Dick Shelton, protagonista insieme a Loretta Goggi de “La freccia nera”, sette puntate firmate dalla regia del grandissimo Anton Giulio Majano, tratte liberamente dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson, in cui recitavano attori del calibro di Arnoldo Foà, il cattivo Sir Daniel, Glauco Onorato, Gianni Musy, Carlo Hinterman, Milla Sannoner e Sandro Tuminelli, autore della fortunata sigla televisiva insieme a Riz Ortolani.

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Bello, giovane, prestante e già rodato come attore (“Giorno per giorno disperatamente” di Alfredo Giannetti, “Un giorno da leoni” di Nanny Loy), Reggiani fece centro immediatamente, grazie innanzitutto alla trama avventurosa del “teleromanzo” degna di un feuilleton, ma anche per le sue notevoli qualità interpretative.

Quella freccia nera scagliata dai ribelli della foresta contro il perfido signorotto, in un momento storico che vedeva l’autunno caldo degli operai e il movimento degli studenti in piazza, fu la sua fortuna artistica ma anche un po’ la sua croce. Tanta popolarità, tante copertine, imprigionate in un clichè, quello dell’eroe positivo, difficile da scrollarsi di dosso.

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Da qui la scelta di fare tanto teatro e doppiaggio e pochi ma azzeccati film (Il gatto a nove code, Conviene far bene l’amore, La donna della domenica, Il gatto, L’Agnese va a morire), per dimostrare di essere anche altro. Soprattutto un attore a tutto tondo. Colto, appassionato, libero.

Ora che se ne è andato però, nella memoria collettiva rimane e rimarrà il giovane Dick, combattente dell’ingiustizia e vendicatore dei torti subiti. Un simbolo per i giovanissimi di quarant’anni fa che digiuni ancora di politica, si entusiasmavano sognando storie avventurose, cantando “la freccia nera fischiando si scaglia è la sporca canaglia che il saluto ti dà, vieni fratello è questa la gente che val meno di niente perché niente non ha, ma se il destino rovescia il suo gioco nascerà nel mattino, una freccia di fuoco, la libertààà”.

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Sposato con l’attrice Caterina Costantini, Aldo Reggiani lascia un figlio, Primo, apprezzato attore di cinema e fiction televisive, che ha dato la notizia ai media. Che la terra gli si lieve.

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