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Stavolta qualcuno si arrabbia

A parlar male del povero violoncellista di strada si rischia grosso.[Stefano Torossi]

Stavolta qualcuno si arrabbia

Stefano Torossi

12 Maggio 2013 - 23.20


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di Stefano Torossi

13 maggio 2013

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La Sala Accademica. Conservatorio di Santa Cecilia. Sabato 11 maggio. Concerto di organo, marimbe e vibrafono, programma interessante e inconsueto. Però prima due parole sul luogo. E’ una grande bellissima sala tutta bianca che pare fatta di meringa. Stucco sulle balconate, i cornicioni e il soffitto, molto alto, ornato al centro da un grande stemma sabaudo. Comode poltroncine rosse, ed elegante pavimento di parquet. Quindi, confort, ma…Già qualche settimana fa ci siamo lamentati della batteria di diciotto fari disposti ai lati del palcoscenico per illuminare i leggii dei musicisti, che sparano anche negli occhi degli spettatori con effetto molto sgradevole. Oggi siamo colpiti anche dalle lucette guida lungo il pavimento e sotto i gradini delle scale che salgono al palco, di un blu intensissimo e luminosissimo. Per funzionare, soprattutto in considerazione dell’età media del pubblico, ovviamente devono rimanere sempre accese, insieme alle segnalazioni delle uscite (per intenderci, quei quadratini verdi con l’omino che corre), che nella sala sono una dozzina. C’è anche una fila di violenti neon sulla balconata. Insomma, massima sicurezza, ma anche una luminaria parecchio fastidiosa.

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Veniamo alla musica. Interessante combinazione di organo, vibrafono e marimbe. E’ la prima volta che sentiamo insieme questi tre strumenti. Ottima l’idea dei promotori del concerto, Giorgio Carnini, Sandro Cappelletto ed Edda Silvestri, e ottima l’esecuzione dei tre solisti: Di Ilio, Ruggeri e Caggiano. Nel programma anche “Marimba phase” di Steve Reich, un brano chiaramente provocatorio in cui due marimbe, strumenti per loro natura non molto espressivi, ripetono rimandandosela la stessa cellula con minime variazioni per almeno cinque minuti. E cinque minuti, se non ti diverti, sono un’eternità. Diciamo pure che una provocazione può manifestarsi in tanti modi, ma guai se è noiosa. Anche Strawinskij riuscì a scandalizzare il mondo nel 1913 con la Sagra della Primavera. Però, quella musica, anzi, quella provocazione, era tutto, proprio tutto tranne che noiosa.

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Il povero violoncellista. Gran chiasso in questi giorni sulla stampa di Roma. Un vigile ha multato Fabio Cavaggion che stava suonando il violoncello fuori dell’orario consentito in piazza San Simeone. Intervento immediato del collega Giovanni Sollima che organizza, con i suoi cento violoncelli, un concerto di sostegno al povero musicista di strada, vittima della burocratica efficienza del tutore dell’ordine, sulla stessa piazza dove di solito si esibisce. Nobile gesto, al quale ovviamente non possiamo che applaudire.

Il maestro Cavaggion è raccontato dai giornali come una specie di genio incompreso, diplomato a pieni voti, ma vittima dell’insensibilità delle istituzioni che non gli permettono di lavorare. Naturalmente il giorno dopo siamo andati in piazza a sentircelo mentre eseguiva le suite per violoncello di Bach. Roba difficile, lo sappiamo, però le suonava male. E allora, certo, lavorare in orchestra, magari anche come solista, diventa problematico, e forse non solo per colpa del mondo crudele…

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Siamo da sempre convinti che il genio incompreso non esista. Intendiamoci, è chiaro che non basta saper suonare o dipingere, o scrivere bene. Per avere successo, per commercializzare il proprio prodotto, bisogna anche saperlo proporre: frequentare gli ambienti giusti, seguire le tendenze del momento, possibilmente non ubriacarsi o drogarsi, rispettare le scadenze, e non fare troppo il ribelle.

Oppure, e questo è davvero difficile, essere sé stessi con tutti gli squilibri del caso, ma avere il buon senso di riconoscere la propria inefficienza, e l’umiltà di affidarsi, magari facendosi sfruttare (perché no? Se serve a farti strada; poi, quando sei famoso, ti riscatti) da qualcuno più capace: editore, discografico, gallerista. E siccome il mercato ha sempre bisogno di talenti su cui guadagnare, ecco che in un modo o nell’altro il genio trova il suo spazio (e il mezzo genio trova il suo mezzo spazio), ma comunque nessuno muore più di fame.

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Broz e Scoz. Roba da Corriere dei Piccoli. Ci è arrivata su internet la pubblicità di una “Guida pratica per i musicisti – dal curriculum all’Enpals”, titolo accattivante di un corso della United European Culture Association che promette la risposta, fra l’altro a prezzi contenuti, a molte delle domande che assillano gli artisti all’inizio della carriera. I due docenti, professionisti certamente degnissimi, si chiamano Barbara Broz e Giovanni Scoz. Esistono davvero, li abbiamo trovati in rete, ma certo quei due nomi in coppia fanno tanto Cip e Ciop, Cric e Croc, Qui Quo Qua, e simili. Forse uno pseudonimo sarebbe stato più opportuno…

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