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Festival di Roma: fischi per il nudo di Isabella Ferrari

Risate e fischi alla proiezione e in conferenza stampa per il film di Paolo Franchi che abbonda di scene di nudo, sesso e ed eros, anche troppo. Il regista: «L'arte è egoista».

Festival di Roma: fischi per il nudo di Isabella Ferrari

Desk

15 Novembre 2012 - 10.26


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I festival sanno essere crudeli, soprattutto con i film italiani. Non è andata bene ieri al terzo nostro film in concorso a Roma, E la chiamano estate, diretto da Paolo Franchi con una scandalosa Isabella Ferrari come protagonista. Fischi e risatine in sala e conferenza stampa agitata.

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La pellicola è la storia di una coppia, Dino (Jean-Marc Barr) e Anna (Isabella Ferrari), che si ama ma non riesce a fare sesso. O meglio, lui ne fa, pure tanto, compulsivo, ma con chiunque altro. Il film, ricco di riferimenti e citazioni, si apre con quella più classica presa in prestito dell’erotismo artistico: l’Origine del mondo di Courbet. La modella è la Ferrari. I nudi nel film abbondano, così come le scene di partouze, in verità mesti e casti.

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Ilarità, durante la proiezione stampa, per alcune battute. «Una scopata non si nega a nessuno. E se è tropo una scopata allora un pompino». «Pisciami in faccia». Le frasi della lettera di Dino all’amata che scandiscono il film. Perplessità anche per la fotografia volutamente evanescente (ma in sala il pubblico degli addetti stampa ci ha messo un po’ a capire che non era un problema di messa a fuoco dovuto all’incolpevole proiezionista). Clima teso anche negli incontri con i giornalisti.

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Il regista replica: «Volevo raccontare un amore che è condivisione di un dolore, anche veleno, fuori dai canoni che la società ci impone, fuori dai Baci Perugina». Le contestazioni? «L’arte è egoista: non si può piacere a tutti, non ne ho l’ambizione né la vanagloria di arrivare a tutti, neanche alla maggioranza. Qualcuno non l’ha capito, tutto è soggettivo, a qualcuno suscita quel rendez-vous con se stesso come direbbe Duchamp. Il film può piacere o meno, in Italia con la televisione che impera non c’è nessuna forma di sperimentazione e ricerca, cultura è anche diversità nella ricerca. E’ una ricerca personale; ben vengano altre».

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