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Cultura all'italiana: meglio i libri o lo spritz?

Per seguire due presentazioni, sul futuro dell'umanità e sulla pittura barocca, ci siamo persi una degustazione "Radical Spritz". Ma ne valeva la pena? [Stefano Torossi]

Cultura all'italiana: meglio i libri o lo spritz?

Stefano Torossi

16 Aprile 2012 - 08.40


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di Stefano Torossi

Gran livello di intelligenze giovedì 12 a Roma Incontra, auditorium dell’Ara Pacis, per la presentazione del libro “2030. La tempesta perfetta”. Auto col lampeggiatore fuori, prima; sobrio cocktail in terrazza, dopo. Ma veniamo alle cose serie. Sala gremita, e al tavolo dei relatori i due autori, Speroni e Comin, più Bonanni (Cisl), Conti (Enel), il moderatore Cisnetto e Umberto Veronesi che non ha davvero bisogno di alcuna specifica professionale o politica per essere presentato.

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Cisnetto sfoggia come una sfida orgogliosa il fatto che, anche se si svolge a Roma, il convegno comincerà puntuale. Ed è miracolosamente vero. Ben condotta, l’ora e mezzo dell’incontro affronta l’argomento: ci sarà abbastanza per tutti quando saremo nove miliardi? Il tono è in generale ottimistico. C’è abbastanza petrolio per altri cinquant’anni, e carbone per 150. Chi nasce oggi ha un’aspettativa di vita di 98 anni, uomini, e 102, donne. Gli Ogm sono buoni, non bisogna demonizzarli, perché anche un pruno selvatico innestato in modo da produrre pesche, come sanno i contadini da migliaia di anni è un Ogm, e nessuno tenta di avvelenare nessun altro. E così via, tenendo presente che mentre la tecnologia vola basso, la scienza invece deve galleggiare più su, ma sempre un po’ al di sotto della morale. La trinità laica. Che è necessario fare del male per poter poi fare del bene. Insomma, ce la caveremo se nessuno fa troppe sciocchezze.

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E’ chiaro che stiamo schematizzando e condensando anche troppo l’argomento e la sostanza degli interventi, ma il nostro tono lo abbiamo impostato da sempre più sul frivolo che sul serio. E per non smentirci riportiamo la battuta di Veronesi, grande vecchio lucido e intelligente che prende la parola per ultimo. E che, dopo aver lodato il libro presentato, parla delle sue pubblicazioni. “Sì, anche io continuo a scrivere, e il mio ultimo lavoro è il solito libro sul cancro. L’ho fatto su richiesta del mio editore, perché, dice lui, il cancro tira”.

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Passano ventiquattrore e ci troviamo a un’altra manifestazione di cultura. Questa un po’ più romana, nel senso che comincia con un bel ritardo. Si tratta ancora una volta di una presentazione. Un libro sul pittore barocco Angelo Caroselli. Adesso fate attenzione. L’autrice del libro si chiama Daniela Semprebene, ed è allieva e collaboratrice del notissimo restauratore Ottorino Nonfarmale. Non siamo nel Corriere dei Piccoli. Persone vere. Cognomi autentici, tirati giù dal programma, a vostra disposizione se avete dei dubbi.

Siamo nella Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato, una meravigliosa biblioteca costruita dal papa Alessandro VII, un ambiente più piccolo ma meglio affrescato della Biblioteca Angelica, lì vicina, che a sua volta è meno imponente della Vallicelliana del Borromini, che è uguale per sontuosità alla Casanatense, e così via baroccheggiando di papa in papa per tutta Roma. Pubblico vecchio con guizzi di decrepitezza, che all’improvviso si riattizza per l’arrivo di Sgarbi accompagnato da una rossa vistosa in tacchi da dodici e mantellina verde. Ironizzando sul fatto che sul programma appare con la qualifica di moderatore, un po’ stretta per il suo personaggio, ci regala 15 minuti di un discorsetto divertente, informato, ben pronunciato e soprattutto con le identità dei suoi bersagli (compreso il sindaco Alemanno) spiattellate davanti a tutti.

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Dopo di che, purtroppo, altri barbosissimi e fiacchi interventi pieni di ehm, mah, beh, che culminano con una tormentosa mezz’ora incautamente affidata a una pseudo attrice che legge un testo di cui evidentemente non capisce neanche una parola, e in più sbaglia tutti i fiati e le pause. Piuttosto di soccombere ci alziamo dalla nostra poltrona in modo insolente e volutamente scortese e tagliamo la corda fra le occhiate indignate, ma anche invidiose di molti che vorrebbero fare come noi.

Certo, con questa smania di volare alto ci siamo persi parecchie ghiotte occasioni di cultura, diciamo così, diversa, fra cui l’appuntamento “Radical Spritz”, in questa stessa giornata, al Settembrini di Roma. E’ un negozio di libri, ma anche un ristorante; è enoteca, ma anche bar. Tutte realtà che già si trovano, e anche ottime, in giro. Ma non concentrate sotto un unico tetto come qui. Fra le iniziative di questa istituzione cultural-eno-gastronomica, ci sono i pomeriggi dedicati ai vini e ai cocktail, fra cui appunto lo spritz, tristemente noto per la sua pericolosità fra chiunque sia stato almeno una volta nel Nordest e lo abbia assaggiato (vinbianco più selz più Aperol o Campari). E’ talmente buono che di solito dopo il primo ne ordini subito un secondo, perché tanto non fa nessun effetto (subito), e poi ti trovi ciucco senza sapere come e perché. O meglio, un’idea ce l’avresti pure, ma ormai è troppo tardi.

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