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...e fuori il tramonto romano

Posti bellissimi, inefficienze totali.

...e fuori il tramonto romano

Stefano Torossi

30 Ottobre 2010 - 17.09


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di Stefano Torossi

30 settembre 2010

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“Arronzo”, termine romanesco = tutto ciò che è non professionale, ma dilettantesco e malfatto.

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Noi consideriamo Roma la città più bella del mondo. La terrazza Caffarelli si trova in cima al Campidoglio, che è, dei sette, il più bel colle di Roma, e da questa terrazza si apre un meraviglioso e totale panorama della città. Logico concludere che questo è il più bel posto del mondo.

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Bene, lunedì 27 settembre noi siamo lì per il Premio Anima, un grande evento con profusione di artisti e autorità. Naturalmente, fin dall’inizio, tutto è già in ritardo di una buona mezz’ora, ma noi, felici, affacciati a guardare un cielo pieno di nuvole e di cupole. Musica di sottofondo tipo night club di Casablanca. Non chiassosa, ma ci fosse mai una volta che si pensi a Mozart.

Finalmente comincia l’evento. Purtroppo, tutti seduti all’interno di un chiosco chiuso, mentre fuori, il tramonto romano…ecc. Ascoltiamo sconcertati Nicky Nicolai, che canta un pezzo. Aggrappata a un’intonazione non sempre vicina a quella giusta, arriva precaria in fondo. Va via. Il suo chitarrista, bravo, continua per un po’ a smontare l’attrezzatura accovacciato ai piedi della presentatrice che intanto introduce i premiandi e i premianti. Neanche in parrocchia.

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L’ascesa al palco di un giornalista chiamato per un’inchiesta sulle morti bianche è siglata da un brillante pezzo di Sinatra stile Broadway, mentre la dolente testimonianza di una scrittrice somala sui problemi di comunicazione interrazziale, si appoggia a un passaggio appassionatamente russo del Terzo di Rachmaninoff. Chissà chi ha scelto la musica.

…e fuori il tramonto romano, sempre più barocco con nuvole viola e arancione.
Una telecamera fissa riprende e rimanda senza fantasia le stesse immagini raddoppiate e triplicate. I microfoni fischiano, le ragazze portapremi sembrano zombie. Sul palco tutti si impallano. Non pretendiamo Ronconi, ma un modesto regista per comunicare a ognuno le quattro cose da fare non ci sarebbe stato male davvero. E invece, probabilmente, l’incarico a qualche cugino…

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Mauro Pagani prende il premio, parla del milione e passa raccolto per la ricostruzione del Conservatorio dell’Aquila con la vendita del suo disco. Bloccato da allora. Un milione inutile. Gianni Letta, consegnandogli la statuetta, con voce flautata promette immediati interventi futuri.

Ci sono proprio tutti, informali e cordiali, tutti a darsi del tu e a congratularsi fra loro: la Polverini, governatore del Lazio, Zingaretti della Provincia. Proviamo un fremito di simpatia per il sindaco Alemanno quando, commentando la ormai famosa battuta su SPQR, osserva che Bossi, prima di spararla doveva essersi fermato in qualche osteria di troppo.

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La nostra amica Lella Costa, ultima nel salire a prendere il premio, con il suo stile fatto di arguzia e tempi giusti sblocca l’evento che dura da due ore e mezzo e libera tutti verso la via di casa.

Purtroppo, fuori il tramonto romano è bell’e passato. L’arronzo invece no. Sempre presente, implacabile filo conduttore di queste manifestazioni istituzionali.

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