Occhi puntati sulla bufera marziana

La tempesta di sabbia in corso sul Pianeta Rosso ha messo Opportunity in stand by, ma sta offrendo agli scienziati un interessante spaccato del fenomeno

Mappa globale di Marte che mostra la situazione della tempesta al 6 giugno 2018 (Credits: Nasa/Jpl-Caltech/Msss)

Mappa globale di Marte che mostra la situazione della tempesta al 6 giugno 2018 (Credits: Nasa/Jpl-Caltech/Msss)

Meteo perturbato su Marte: da oltre una settimana il pianeta è interessato da una bufera di sabbia che non accenna a smettere e che gli studiosi considerano una delle più fitte mai osservate prima d’ora. Il fenomeno, in crescita, sta coinvolgendo una superficie di oltre 30 milioni di chilometri quadrati - pari ad un quarto del pianeta - e ha costretto ad un riposo forzato il rover Opportunity della Nasa, che al momento si trova nella Perseverance Valley. I ricercatori dell’ente spaziale americano seguono l’evolversi della situazione con il fiato sospeso per il quasi quindicenne Opportunity, ma anche con l’aspettativa di poter scoprire qualcosa di nuovo su questo fenomeno ciclico, grazie alle tre sonde Nasa in orbita intorno a Marte (Mro, Mars Odyssey e Maven). Anche Curiosity, che si trova in una zona lontana dalla burrasca (il Gale Crater), sta rilevando un incremento nei valori delle polveri.


Le tempeste di sabbia sono piuttosto frequenti su Marte e si verificano in tutte le stagioni. In certe occasioni, però, la perturbazione iniziale si è trasformata in un fenomeno molto più ampio, in grado di estendersi anche all’intero pianeta e di durare per settimane. Gli esperti ritengono che questi ‘uragani planetari’ si presentino ogni tre o quattro anni marziani (pari a sei-otto anni della Terra); l’ultimo si è scatenato nel 2007. Le tre sonde Nasa sono al lavoro per monitorare il fenomeno con differenti prospettive e i loro dati saranno utilizzati per aggiornarne i modelli informatici.


Mro (Mars Reconnaissance Orbiter), ad esempio, ha una fotocamera grandangolare - Mars Color Imager - che può monitorare giorno per giorno l’evolversi della tempesta in maniera del tutto simile ai satelliti che seguono l’andamento delle condizioni meteo sulla Terra. Mars Odyssey, invece, può misurare la quantità di polveri con la fotocamera all’infrarosso Themis (Thermal Emission Imaging System), mentre gli strumenti di Maven (Mars Atmosphere and Volatile Evolution) sono puntati sulla parte superiore dell’atmosfera di Marte. Queste manifestazioni turbolente, indipendentemente dalle dimensioni e dalla portata, esercitano un’azione erosiva sulla superficie del Pianeta Rosso e comprenderne i meccanismi, secondo i planetologi, è di fondamentale importanza, soprattutto nell’ottica di future missioni robotiche e umane.