John Landis e Aykroyd: John Belushi vide la luce del blues e nacquero i Blues Brothers

Esce una biografia sull’attore (e cantante) che raccoglie testimonianze e foto della vedova, Judith Belushi. È una miniera di storie: ne pubblichiamo un brano

John Belushi con Smokey sul set da “I vicini di casa”. Dal volume edito da Sagoma su gentile concessione di Sony Pictures

John Belushi con Smokey sul set da “I vicini di casa”. Dal volume edito da Sagoma su gentile concessione di Sony Pictures

John Belushi ha avuto un talento smisurato e una vita troppo breve, stroncata da un’overdose a Los Angeles nel 1982 a 33 anni. Con prefazioni di John Landis e Dan Aykroyd (e dite poco) dal 26 novembre Sagoma editore manda in libreria una biografia che vuole dichiaratamente porre riparo e contrapporsi a quella “scandalistica” di Bob Woodward e uscita nel 1984. Con il titolo “John Belushi, la biografia definitiva” (pp. 536, 114 foto colori e b/n, € 25,00) il volume raccoglie la storia di un artista geniale, che con la sua comicità distruggeva luoghi comuni e ideologie insieme a compagni di viaggio come, tra altri, appunto il regista e il collega con cui dette vita a un capolavoro autentico, “I Blues Brothers” (senza dimenticare fra altri titoli l’irresistibile scatenato “Animal House”. Ha un denso apparato fotografico: una miniera, veramente, di sguardi e suggestioni.

Sagoma Editore vuole restituire un quadro completo e il più veritiero possibile del Belushi privato, inscindibile come logico dalla sua arte. Per cui ha raccolto in un unico volume “Samurai Widow” (mai uscito in Italia) e “Belushi”, i libri scritti dalla vedova di John, Judith Belushi Pisano.
“Fortunatamente Judith ha creduto nel progetto a tal punto da condividere con generosità il proprio archivio fotografico personale, consentendo di corredare questa edizione di vere e proprie perle, in gran parte inedite per i lettori italiani e alcune inedite in assoluto”, scrive la casa editrice. E l’editore Carlo Amatetti nella sua prefazione chiarisce: il libro mette insieme “
Samurai Widow e Belushi – un diario intimo il primo, e un collage di interviste il secondo”, libri dalla struttura divergente “che ci ha costretti a scomporre entrambi, a ricomporli secondo una nuova logica, a operare dei tagli e a prenderci qualche libertà: il tutto solo per evitare ripetizioni e offrire un’esperienza di lettura omogenea e coerente”. Il risultato è un libro prezioso, ricco anche di foto e di sfaccettature in grado di restituire un ritratto complesso. Il volume è completo di filmografia, apparizioni televisive, la discografia di un attore che era anche musicista e cantante.
Su gentile concessione dell’editore, dal libro pubblichiamo un brano dal nono capitolo laddove l’autrice ricostruisce come nacquero i Blues Brothers.

Judith Belushi Pisano: “Ho visto la luce”

Malgrado il successo del Saturday Night Live e di Animal House e i traguardi raggiunti come attore, il sogno di John restava sempre quello di diventare una star del rock’n’roll. Nel fondo del suo animo, sotto ai tanti aspetti della sua personalità e a tutte le etichette affibbiate dai media e al di là della mitologia creata dal mondo dello spettacolo, John era un metallaro di periferia, grande fan dei Led Zeppelin, dei Black Sabbath e pazzamente devoto ai Rolling Stones.
Sin dal loro primo incontro, Dan Aykroyd gli aveva parlato con entusiasmo del blues, in cui si trovavano le radici musicali della cultura nera americana. John l’aveva ascoltato con un certo interesse, ma niente di troppo serio. Poi, una sera, durante le riprese di Animal House, John e io andammo ad ascoltare un gruppo blues all’Eugene Hotel. A John piacque molto il giovane cantante. Non solo assomigliava a Danny, ma suonava anche l’armonica blues come lui. Il gruppo suonava molto bene e la musica rapì John e lo afferrò per la gola. Era come ipnotizzato. Dopo lo spettacolo si trattenne nel locale e un membro del gruppo lo riconobbe e gli presentò il capo della band, Curtis Salgado. In quel momento, fu come se John fosse rinato. Voleva sapere l’origine dei pezzi, chi fossero i compositori, voleva sapere tutto.
Come dissero in molti, quando tornò a New York era un uomo nuovo. Nel corso della terza stagione del Saturday Night Live, John produsse alcune delle cose migliori di quel periodo, dal cortometraggio Non ricordare con rabbia al classico Ristorante Olympia. Ma lo show cominciò sempre più a essere un lavoro di routine, il semplice sfondo sul quale lui e Danny potevano coltivare la passione per la musica. In seguito, lo show sarebbe anche diventato la base di lancio per la coppia di cantanti ballerini Joliet Jake ed Elwood Blues, coi loro numeri musicali davvero insoliti, il cui straordinario successo andò ben oltre le loro più fervide previsioni.

DAN AYKROYD Io e John ci inventammo i Blues Brothers nel mio “speakeasy” di Toronto, il Club 505, all’epoca in cui lui era a caccia di talenti da portare dal The Second City al National Lampoon Radio Hour. Dopo lo spettacolo, tornammo al bar, organizzammo una festa e io cominciai a fargli sentire dei vecchi album di blues. John disse: “Chi sono questi?” “È la Down Chils Blues Band. Sono della zona e tu sei di Chicago. Dovresti conoscere il blues”. “No, a me piace l’heavy metal” mi disse “gruppi come Grand Funk, Allman Brothers”. “Beh, è tutto blues”. Cominciammo a parlare della formazione di un gruppo. Quella sera, nel locale, c’era anche Howard Shore che, in seguito, sarebbe diventato il responsabile musicale del Saturday Night Live. Lui ci disse: “ehi, potreste chiamarvi i Blues Brothers”. Lo prendemmo in parola.

JOHN LANDIS L’evoluzione di Jake ed Elwood Blues è molto complessa, un po’ come i Papiri del Mar Morto. Tutti ne rivendicano la paternità. In ultima analisi, tutto è venuto fuori dalla passione di John per la black music. Danny fu il primo a suscitare il suo interesse, poi Curtis Salgado completò la conversione e trasformò l’interesse in passione. Fino a quel momento, credo che John volesse solo assecondare Danny. Dopo, fu come una specie di rinascita cristiana. Diventò un fanatico.