"Notti magiche", atto d'amore di Virzì per il cinema italiano

Tre giovani e aspiranti sceneggiatori provano a entrare nel mondo romano del cinema tra speranze, illusioni durante i Mondiali del 1990: il film arriva nelle sale

I tre protagonisti in una scena da "Notti magiche"

I tre protagonisti in una scena da "Notti magiche"

Arriva in sala da giovedì 8 "Notti magiche", il nuovo film che Paolo Virzì ha presentato alla 13esima Festa del Cinema di Roma come appuntamento di chiusura, distribuito da 01Distribution.
Il regista racconta una Roma nell'estate del 1990 (le notti magiche sono quelle dei Mondiali di calcio) e di due ragazzi e una ragazza che si affacciano al mondo del cinema. Tra speranze, illusioni, disillusioni e un giallo. Firmano la sceneggiatura Virzì stesso, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo.
I tre ragazzi vogliono diventare sceneggiatori e sono finalisti a un premio, il Solinas, che esiste veramente e ha una bella reputazione. Amano il cinema. Antonino Scordia è di Messina, parla forbito, Luciano Ambrogi viene dalle zone operaie di Piombino (Virzì avrà visto se stesso in questo personaggio?) ed è determinato a trovare un posto di lavoro, Eugenia Malaspina viene da una famiglia altolocata di Roma dove è trascurata ed è la più introversa. Entrano per qualche giorno nel mondo del cinema e troveranno arruffoni e squali, appassionati cultori e artisti veri, scrocconi e furbi, ammaliatori con finte promesse e personaggi stravaganti. Tra i modelli riferimento il regista toscano ha citato Scola, Scarpelli, Fellini, Zavattini. È un atto di amore verso il cinema italiano storico, verso il cinema e il suo artigianato geniale, verso la Roma di quegli anni. Dove la molla narrativa scatta con la morte nel Tevere di un produttore, Leandro Saponaro (Giancarlo Giannini), nella sera in cui la Nazionale italiana viene eliminata ai rigori dall’Argentina, e per quella morte i sospetti ricadranno sui tre ragazzi.