Il coronavirus mette a rischio il Var: il campionato potrebbe proseguire senza prova tv

Il presidente dell'Aia Nicchi spiega: "Si usano ambienti angusti, ci sono operatori che lavorano vicini ad altri e si corre il rischio che non ci siano le dovute distanze di sicurezza

La cabina di regia del Var

La cabina di regia del Var

Globalsport 6 aprile 2020Globalsport

Ancora non si è trovato un accordo su quando e se riprendere la stagione sportiva e il presidente dell'Associazione Italiana Arbitri Nicchi non si sbilancia nella sua intervista a La Domenica Sportiva: "Sento parlare come se il campionato dovesse ricominciare domani, ma non ho sentito alcuna proposta seria riguardo alla classe arbitrale. Gli arbitri sono pronti, rispettano le disposizioni, stanno lavorando in videoconferenza con gli ogni tecnici, ma prima di passare ad una fase due c’è da preoccuparsi”.


Nicchi si preoccupa anche per gli arbitri che, al pari dei calciatori, sono esposti ad un alto rischio: “Gli arbitri si muovono da soli con treni e aerei e frequentando aeroporti e stazioni sono maggiormente a rischio. Andrà ponderata ogni cosa, non possiamo mandare gli arbitri allo sbaraglio".
Si pensa anche, in caso di ripresa del campionato, alla questione Var, molto rischiosa per l'impossibilità di mantenere le distanze di sicurezza: "Oggi per il Var si usano ambienti angusti, ci sono operatori che lavorano vicini ad altri e non si può sapere chi ha frequentato chi. Si corre il rischio che non ci siano le dovute distanze di sicurezza. Se non si dovesse ripartire con il Var sarebbe perché siamo alle prese con un’emergenza sanitaria".


Ormai siamo tutti abituati ad un calcio estremamente tecnologico che dovrebbe mirare alla riduzione ai minimi termini degli errori arbitrali, ma c'è la possibilità di doversi preparare ad un ritorno all'era analogica del calcio.