Twitter corre ai ripari contro il linguaggio d'odio

Fine del liberi tutti e di tutti che possono commentare tutto e tutti, in ogni forma, possibilità che distingueva Twitter da Facebook. Ora anche con un tweet si sceglie chi ci può rispondere. [Di Paola Rizzi]

Il "nuovo" Twitter

Il "nuovo" Twitter

Paola Rizzi 13 agosto 2020Giulia

Ormai è un fatto accertato: i social network sono un ambiente favorevole alla diffusione del discorso d’odio, una pandemia  di insulti misti a minacce e notizie inventate  che da anni contagia trasversalmente e a tutti i livelli gruppi di utenti delle reti sociali digitali  e che sceglie i suoi bersagli con una certa monotonia: donne, migranti, ebrei, omosessuali, trangeder.


Più o meno in quest’ordine, come hanno dimostrato negli anni i monitoraggi di Vox diritti e Amnesty International. Lo sanno bene due giornaliste impegnate nel loro lavoro sul campo a smontare le fake news su temi sensibili che nelle ultime settimane sono di nuovo state violentemente attaccate su twitter con insulti sessisti e minacce, Monica Napoli di Sky e Angela Caponnetto di Rainews, da tempo vittime di quello che  Amnesty, con azzeccato neologismo ha definito il “sessismo da tastiera”.


L’utopia della rete come luogo totalmente aperto della conversazione pubblica  si scontra con la ruvida realtà degli haters più o meno ruspanti, da Trump all’ultimo Napalm51, o dei troll manipolati. Una realtà a cui alla fine sembra essersi arreso Twitter, il social network fondato da Jack Doersey che da ieri ha deciso di introdurre delle limitazioni alla possibilità di partecipare ad una conversazione: fine del liberi tutti e di tutti che possono commentare tutto e tutti, possibilità che distingueva Twitter da Facebook, con le sue diverse opzioni di privacy. D’ora in poi chi scrive un tweet  potrà scegliere chi potrà rispondere: chiunque, come ora; oppure solo le persone che si seguono; o solo le persone menzionate nella conversazione.
Resta la possibilità anche agli esclusi di esprimere i like e i retweet con commento, il che secondo la piattaforma permette di non comprimere il dibattito pubblico lasciando tutti liberi di manifestare la loro opinione su un determinato tweet.


Twitter fa sapere di essere arrivato a queste nuove opzioni dopo un test durato tre mesi: «Chi ha preso parte al test afferma di essersi sentito più a proprio agio nel twittare e più protetto da spam e insulti. Chi prima rispondeva liberamente ai tweet con contenuti offensivi non sta trovando altri modi per farlo di nuovo. Queste nuove funzioni, infatti, hanno impedito una media di tre risposte potenzialmente offensive, lasciando campo solo a un retweet con commento. Inoltre, non è stato osservato alcun aumento di messaggi diretti indesiderati. Le persone che sono state oggetto di abusi sulla piattaforma trovano utili queste nuove funzioni. Chi ha segnalato questi episodi ha una probabilità tre volte maggiore di utilizzare queste funzioni. È un nuovo modo per “silenziare” il “rumore di fondo”.
Il 60% delle persone che hanno partecipato al lancio sperimentale non ha più utilizzato le funzioni Silenzia o Blocca».

Lo scopo è arginare i messaggi sgraditi e tutelarsi in anticipo contro molestie, bullismo e linguaggio d’odio e nei test di Twitter queste nuove opzioni avrebbero reso le persone più sicure per esempio nell’esprimersi con messaggi più lunghi e articolati su temi caldi e controversi come Black Lives Matter o il Covid19. Sarà sufficiente?