Le Consigliere di Parità impugnano le nomine Rai

Nella direzione delle reti tv 10 uomini e 3 donne; nella direzione delle radio, 8 uomini e 5 donne; ai vertici delle testate 7 uomini e una sola donna, zero donne in quelle tv. [Di Marilù Mastrogiovanni]

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Le consigliere nazionali di parità Franca Cipriani e Serenella Molendini hanno impugnato, inviando formale diffida, tutte le nomine Rai, sia relative alle direzioni di rete, sia quelle delle testate giornalistiche.



La diffida è stata inviata all’amministratore delegato della Rai, al presidente del consiglio di amministrazione e alla commissione parlamentare di vigilanza; per conoscenza è stata anche inviata alla ministra del lavoro, alla ministra per le pari opportunità e la famiglia e al direttore generale dei rapporti di lavori e delle relazioni industriali.


Secondo le consigliere nazionali di parità, assistite dall’avvocata Valeria Pellegrino del Foro di Lecce, “le nomine sono state effettuate nel dispregio delle norme e dei principi di parità di genere, sacrificando immotivatamente competenze e professionaità femminili, già fortemente ridimensionate rispetto al complessivo assetto dirigenziale aziendale”.


Le consigliere hanno sottolineato come le nomine abbiano acuito il divario uomo-donna già preesistente, comportando uno squilibrio inaccettabile del quadro complessivo d’insieme.


 


Guardando ai numeri: ad oggi, precisano le consigliere, nella direzione delle testate televisive sono presenti 10 uomini e tre donne; nella direzione delle radio, otto uomini e cinque donne; ai vertici delle testate giornalistiche ci sono sette uomini e una sola donna e neanche una donna nelle testate giornalistiche televisive. Solo nelle direzioni delle strutture il rapporto è invertito: cinque donne e quattro uomini.


 


LE NORME  E GLI IMPEGNI VIOLATI DALLA RAI


 


Le consigliere di parità contestano alla Rai il fatto di non aver rispettato gli impegni che hanno valore di legge, assunti nel:


- Contratto di servizio Rai, stipulato con il Ministero dello Sviluppo economico, in particolare gli articoli 2 e 6, in base ai quali la Rai s’impegna al rispetto alla promozione della parità di genere, sia nell’offerta formativa sia nella gestione delle risorse umane e l’organizzazione interna;


- Codice etico della Rai, che obbliga l’azienda pubblica al rispetto delle pari opportunità, oltre a dover attuare delle condotte per sostenere la crescita professionale dei dipendenti;


- Statuto della Rai, che prevede che il consiglio di amministrazione sia composto da uomini e donne (e non certo solo da uomini), in base ad un principio di equilibrio cui devono rispondere, ricordano le consigliere di parità, tutti i ruoli apicali.


Inoltre, precisano le consigliere, i bilanci sociali dell’azienda pubblica hanno sempre manifestato l’impegno di porre attenzione ai temi della parità di genere, impegno completamente disatteso.


Fatto gravissimo che fa venir meno la mission complessiva della Rai, che è quella di garantire il raggiungimento di obiettivi di pubblica utilità, tra cui la promozione della parità tra uomini e donne, come ricorda lo stesso ministero dello Sviluppo economico.


Quindi, l’avvocata Valeria Pellegrino ha intravisto la violazione, contestata, delle norme contrattuali, statutarie e di indirizzo aziendale, oltre alla violazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione italiana e dell’articolo 49 del decreto legislativo 198/06 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna).


 


Le consigliere nazionali di parità hanno chiesto perciò di provedere all’immediato riequilibrio di genere, dei vertici di reti, canali e testate, e di rimuovere gli atti recenti (di nomine, ndr) a contenute discriminatorio chiedendo anche di fare una valutazione sul “peso” e sul “valore” attribuibile alle direzioni delle principali reti e testate giornalistiche, in quando, è notorio, ve ne sono alcune, soprattutto quelle televisiove, più prestigiose di altre.


Come a dire: vogliamo parità di presenze femminili ma non chiediamo solo la quantità, vogliamo anche la “qualità”.


 


CHI E’ LA CONSIGLIERA DI PARITA’


 


E’ una pubblica ufficiale designata da Ministero del lavoro in base al decreto legislativo 198/2006.


E’ quindi una figura istituzionale che ha l’obbligo di agire d’ufficio dinanzi alla notizia di una violazione delle norme che è deputata a far rispettare. Svolge funzione di promozione e controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza, di pari opportunità e di non discriminazione per donne e uomini sul lavoro.


 


LE PROTESTE DELLE DONNE


Numerose associazioni femminili, tra cui Giulia giornaliste, hanno chiesto e scritto alla Rai di rispettare la pari opportunità di genere, invocando anche l’intervento della commissione di vigilanza della Rai.