Santa Cruz: Battisti scappato nella stessa città che nascondeva i neofascisti

Il membro dei Proletari per il comunismo arrestato nella città boliviana già ritrovo di Avanguardia nazionale e di Stefano Delle Chiaie negli anni '80. I terroristi neri in Sudamerica per sostenere i regimi come quello di Pinochet

Sulla «Stampa» del 12 ottobre 1982 il rietro di Pierluigi Pagliai dalla Bolivia in Italia

Sulla «Stampa» del 12 ottobre 1982 il rietro di Pierluigi Pagliai dalla Bolivia in Italia

Tommaso Verga 16 gennaio 2019Hinterland
Santa Cruz de la Sierra, la città più popolosa della Bolivia. «Ri-scoperta» dall'informazione dopo l'arresto di Cesare Battisti, il terrorista dei Proletari armati per il comunismo. Un fregio invece per i ministri-showman, Salvini e Bonafede, corsi a Ciampino per esibirsi sul palcoscenico allestito per l'occasione.
Sfruttando l'eco del risultato ottenuto, a Salvini andrebbe chiesto il perché sfoggiare il balletto a quasi 40 anni di distanza dagli ergastoli di Battisti, perché ha perso l'occasione di esibirsi prima? In tutto questo tempo, stando alla cronologia, il suo partito per una ventina d'anni ha governato con Berlusconi: fake news o non ha trovato il tempo per andare a prelevare il terrorista?

Santa Cruz de la Sierra per le cronache italiane è la stessa città dove trascorse gli ultimi giorni Pierluigi Pagliai, il giovane milanese (28 anni, morto il 5 novembre 1982) militante di Avanguardia nazionale.
Tra gli episodi più efferati e misteriosi – tuttora senza spiegazioni – della «strategia della tensione» che per tre lustri seminò terrore e morte nel nostro Paese.

Quel che segue è tratto da siti internet dedicati anche a quelle vicende
www.ugomariatassinari.it
pierluigipagliai.blogspot.it
www.fascinazione.info


(t.ve.) Come scrivono i sodali (si legge sotto), Pierluigi Pagliai era fuggito in Sudamerica perché renitente al servizio di leva. Una motivazione che appare «inadeguata» data la differenza che corre tra la presunta imputazione e la scelta dell'espatrio. Una illogicità che coincide con l'omissione. Infatti, i memorabilia di schieramento non ricordano che il giovane era tra gli indagati per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Quel che risulta, indubitale, è il rapporto tra fazioni dello schieramento «nero» (spesso in competizione persino armata tra loro, in particolare Avanguardia nazionale), e apparati dello Stato, tutti in prima fila a contrastare il presunto pericolo comunista. Non solo a livello nazionale. Tanto che, come narra egli stesso, «Stefano Delle Chiaie incontrò Pinochet (il dittatore cileno, salito al potere dopo il golpe e l'assassinio di Salvador Allende, l'11 settembre 1973, ndr), e collaborò con il suo governo nella prospettiva del movimento nazionalrivoluzionario su scala continentale».
E sollecita qualche motivo di riflessione, la coincidenza tra gli avvenimenti di quel tempo e il fatto che Santa Cruz stesse ospitando Cesare Battisti. Fino al suo arresto di tre giorni fa. Un fatto che può assegnarsi alla coincidenza. Ma anche no. Anche se appare francamente inverosimile che in quel luogo i fuggiti dall'Italia possano essere indotti ad albergare senza timori. Ed anche l'esatto contrario, vista com'è finita la storia.

La «cronaca» è tratta da «L’Aquila e il Condor», autobiografia di Stefano Delle Chiaie

Claudio Larrea, un capitano dei carabineros boliviani di Santa Cruz, con il quale Pierluigi aveva stretto amicizia, con un pretesto lo avevo però richiamato in Bolivia. Il gruppo delle teste di cuoio, avvertito della presenza del mio camerata a Santa Cruz, si spostò in quella città.
All’atterraggio del «Giotto» (aereo dell'Alitalia, ndr) a Santa Cruz, un gruppo di nostri camerati boliviani sospettando un azione contro di noi, tenne l’aereo sotto tiro. Desistettero da ogni azione perché fu assicurato loro che si trattava di un atterraggio di emergenza causato da un guasto.
Gli italiani, attraverso Larrea, erano riusciti ad ottenere il complice appoggio di un nucleo di carabinieros agli ordini di un maggiore di nome Zugel e del colonnello Nelson Peredo. La complicità era stata comperata da due funzionari del Sisde giunti in Bolivia l’8 settembre.
Larrea fissò un appuntamento con Pagliai alle undici del mattino dinnanzi alla chiesa di Nuestra Senora de Fatima.
Pierluigi arrivò a bordo di una Toyota. La trappola predisposta scattò e la sua auto venne circondata da uomini a bordo di una Lauda bianca e altro quattro vetture. Pierluigi bloccò le porte, chiuse i finestrini e portò le mani dietro alla nuca. Partì un ordine e dopo aver frantumato un vetro dello sportello anteriore, uno dei boia sparò 2 colpi a bruciapelo con una pistola calibro 22. Pierluigi, sanguinante, si piegò al volante. Il corpo esamine fu caricato sulla Lauda ed i killer si allontanarono. Parteciparono all’imboscata circa 20 italiani e 40 carabineros.
Era domenica, e alla scena assistettero molti testimoni che a quell’ora uscivano dalla chiesa dopo la messa. Tra essi anche la giornalista Mabel Azcui  del giornale El Pais di Madrid, che scriverà sull’imboscata un ampio resoconto sul giornale boliviano El Mundo.
Pagliai fu portato all’ospedale Petrolero di Santa Cruz e la notte stessa, in seguito a voci di un’azione organizzata da parte dei camerati boliviani per la sua liberazione, fu trasportato alla clinica Isabel di La Paz con l’areo su cui salirono anche i complici boliviani timorosi di subire una ritorsione. Nella notte Pierluigi fu operato dal professor Brunn, dell’ambasciata Usa e l’11 ottobre, malgrado il parere contrario dei medici boliviani, fu condotto all’aeroporto per essere imbarcato sul «Giotto» e ricondotto in Italia.
Il personale civile dello scalo tentò di opporsi al decollo dell’areo, ma l’ambasciatore Corr ottenne dal ministro dell’interno Mario Roncal Antezana un decreto di espulsione.
La direzione dell’aeroporto, con l’appoggio di militari armati dell’aeronautica, continuò a opporre resistenza, adducendo come presto il mancato pagamento dei diritti aeroportuali.
Ancora una volta Corr intervenne pagando i diritti e l’areo su cui era salito anche Adler, decollò per l’Italia facendo scalo a Porto Rico per sbarcare l’agente della Cia.
Tutte le foto dell’operazione furono fatte sparire dalle agenzie e dai quotidiani. Pagliai morirà poco dopo essere giunto in Italia, il 5 novembre. Questo assassinio di Stato sarà coperto da numerose menzogne.

fonte: pierluigipagliai.blogspot.it
Alla fine degli anni ’70, molti fuoriusciti italiani si erano trasferiti in Sud America, fuggendo dalla dura repressione del regime. Si trattava di elementi molto ideologizzati e decisi a far valere le loro ragioni. Era gente già vissuta in esilio per molti anni e quindi disponevano di grande facilità nel dialogare in varie lingue. Subito, si erano resi conto di una generale scarsa preparazione politica locale sui temi della gestione dei flussi di potere nel mondo. A quasi tutti erano sconosciuti gli obiettivi della Trilateral (ai tempi il mondo non era ancora multipolare come oggi) e, spesso, era sconosciuta la Trilateral stessa. Il Sud America era culturalmente e commercialmente dominato dagli Usa, molto più di oggi.
La morte di Pagliai va inquadrata nell’attacco generale che lo Stato italiano stava compiendo nei confronti di Avanguardia Nazionale in quel momento, forse volevano finalmente vendicarsi di Valle Giulia e di Reggio Calabria, forse anche dei legami col Comandante Borghese. Di fatto non si era mai più vista un’organizzazione formata da una Procura della Repubblica, da un’intera compagnia di agenti speciali, da un ambasciatore americano e da un Primo Ministro italiano, tutti direttamente coinvolti.
Lo Stato italiano ha commesso molti altri crimini, ma nessuno, come quello nei confronti di Pagliai, ha assommato l’innocenza del condannato e l’impunità degli esecutori. Negli altri casi ci fu almeno lo straccio di un’inchiesta, se non la pubblica esecrazione, nel caso di Pagliai niente, sembra che lo Stato abbia fatta propria la massima che uccidere un fascista non è reato e non ci fu nessuna indagine.

fonte: paolo signorelli, www.fascinazione.info
E poi ancora i depistaggi verranno indirizzati usando le stesse tecniche infami nei confronti di Terza Posizione e di Avanguardia Nazionale. Le operazioni “pall mall” e “marlboro” porteranno al cecchinaggio in Bolivia di Pierluigi Pagliai. Cecchinaggio organizzato dal vice-capo dell’Ucigos Alessandro Milioni. (Una chicca a margine. lo sbirro, divenuto nel frattempo per meriti di “servizio” consigliere comunale di AN a Viterbo, mi querelò per diffamazione a mezzo stampa: perse la causa).