Picasso, Burri e De Chirico sfidano Botticelli

Non di solo Rinascimento può vivere Firenze. Il collezionista e gallerista Roberto Casamonti ha creato una raccolta sul ‘900 e la apre al pubblico. Ecco cosa svela

Giorgio De Chirico, “Ettore e Andromaca”, particolare, 1950. Collezione Roberto Casamonti

Giorgio De Chirico, “Ettore e Andromaca”, particolare, 1950. Collezione Roberto Casamonti

redazione 22 marzo 2018Culture

Stefano Miliani


Picasso, Giorgio Morandi (non Gianni), le Avanguardie storiche, Lucio Fontana e le tele drammatiche di Burri provano a scuotere una Firenze schiacciata sul suo pur ineguagliabile Rinascimento. Adesso arriva una scossa, per fortuna non isolata né la prima. Nel palazzo Bartolini Salimbeni progettato nel primo ’500 da Baccio d’Agnolo apre una autentica collezione d’arte dal ‘900 in poi: è privata, appartiene al collezionista e gallerista Roberto Casamonti il quale, a ottant’anni, ha deciso di rendere pubblica una selezione di quanto possiede.
Dopo aver varcato il portone in una facciata lineare e austera e un cortile, nel piano nobile restaurato il collezionista-gallerista espone un plotone di dipinti e sculture davvero ragguardevole con due sculture di Arnaldo Pomodoro e Giorgio De Chirico a guardia dell’ingresso con stipiti della porta nella fiorentina pietra serena. In circa 500 metri quadri tra stanze spaziose e cariche di luce, sfila un centinaio di opere. Tranne un dipinto del macchiaiolo Fattori e uno del pittore della belle époque Boldini di fine ‘800, la sequenza parte con un ritratto del padre eseguito da Ottone Rosai davanti agli occhi di Roberto Casamonti bambino. Poi si sale fino al 1960. I quadri e le sculture restano esposti per un anno. Li sostituirà, a rotazione, un altro centinaio di opere, stavolta dai primi anni ’60 a oggi. Ne è direttore una giovane storica dell’arte, Sonia Zampini. Ha invece curato la selezione e disposizione per periodi e scuole Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri a Città di Castello, uno dei più seri conoscitori dell’arte soprattutto italiana dal ‘900 ai nostri giorni.


In una vita da gallerista Casamonti, già titolare della galleria Tornabuoni, ha raccolto moltissimo. Non voleva tenere più tutto per sé e i familiari. Così ha creato un’associazione con i figli per condurre e gestire questa sorta di summa personale sul ‘900. Un museo? Lo è, tenendo presente l’impronta personale del suo ideatore.
È importante pure il luogo, se si vuole un po’ scardinare l’immagine di Firenze solo da cartolina: nella via Tornabuoni oggi occupata quasi tutta da negozi di super-lusso d'alta moda che sembrano catafalchi o inni funerei a una bellezza per milionari, Palazzo Salimbeni è a pochi metri da Palazzo Strozzi, votato principalmente a mostre sulla modernità e il contemporaneo, è vicino al Museo Marino Marini incentrato tutto sullo scultore novecentesco, non è lontano dal Museo del Novecento in piazza Santa Maria Novella con le sue raccolte del XX secolo di proprietà del Comune.


Una scansione ordinata e chiara
Gli artisti della collezione sono quelli squadernati da ogni buon manuale e la scansione è storico-artistica, ordinata e chiara, senza gli scombussolamenti temporali oggi di moda: va per epoche e movimenti artistici. Il Futurismo, Sironi con una delle sue cupe e profonde periferie, il “Ritorno all’ordine” degli anni Venti – indice di un clima culturale e anche politico – Savinio incantato dal surrealismo, dalla fantasia e dall’antico che tanto ha suggestionato il fratello De Chirico, l’astrattismo, il surrealismo, l’informale … Figurano anche nomi ingiustamente meno noti come Emilio Villa, figurano tre “tagli” o “buchi” di Lucio Fontana e una sua magmatica scultura, autori come Max Ernst, Fautrier del 1941 o Sebastian Matta del 1957. Non c’è deliberatamente tutto. Casamonti dà una visione certo parziale – perché fondata sull’affezione personale – eppure restituisce una visione plausibile sul XX secolo nella penisola e nell’Europa che ha avuto Parigi come faro. Scaturisce peraltro un effetto curioso, frequente appunto nei musei: le diatribe ferocissime tra artisti contrapposti qui sembrano appianarsi, coltivare idee diverse alla fine corrobora il clima culturale e civico di una società che nelle arti dovrebbe leggere se stessa e chiedersi se tutto è a posto.
Con un bookshop con catalogo e gadget a chiusura del percorso, l’ingresso nei mesi iniziali è gratuito. Meglio prenotare per mail a [email protected], tel +39 055 602030



La collezione Roberto Casamonti