Il neodirettore dei musei statali Osanna: “Aprirò al pubblico i depositi”

L’archeologo lascia la direzione di Pompei che ha sollevato da uno stato di grave crisi e annuncia cosa intende fare alla guida degli istituti del Mibact

Massimo Osanna. Fonte: Parco archeologico di Pompei

Massimo Osanna. Fonte: Parco archeologico di Pompei

redazione 5 luglio 2020Culture
“I depositi dei musei vanno aperti, considerati come archivi e biblioteche di oggetti. Basta locali polverosi dove si rischia di perdere dati preziosi. Penso a politiche di fruizione dei depositi. E a favorire la ricontestualizzazione delle opere d’arte là dove è possibile e se ci sono le condizioni di tutela e sicurezza”. A parlare così è Massimo Osanna, archeologo, direttore del Parco archeologico di Pompei: dal primo settembre sarà direttore dei 472 musei statali italiani. Che comprendono tanto star come la Galleria Borghese e la Pinacoteca di Brera, come raccolte in provincia che richiedono pari rispetto e considerazione.

Osanna è stato nominato alla guida della Direzione generale dei musei dal ministro dei beni e attività culturali e del turismo Dario Franceschini in luogo di Antonio Lampis che, per raggiunti limiti di età, al 30 agosto lascia l’incarico. Il neodirettore snocciola alcuni dei suoi propositi nel virgolettato che abbiamo ripreso dall’intervista rilasciata, appena nominato, ad Antonio Ferrara sulla Repubblica di oggi 5 luglio.
Quando parla di “ricontestualizzazione delle opere” il neo direttore dei musei rimanda alla proposta di riportare nelle chiese di provenienza le opere conservate nei musei lanciata dal direttore degli Uffizi e direttore del Fondo Edifici di Culto – Fec del Ministero degli Interni (ovvero le chiese di proprietà dello Stato) Eike Schmidt.
Alla richiesta di delineare le proprie intenzioni, Osanna ritiene necessario, “non solo per il virus”, ricorrere di più a “forme di collaborazione pubblico-privato, servono finanziamenti privati perché lo Stato non può reggere da solo, soprattutto ora”.

Tra i propositi al cronista dice di ritenere essenziale digitalizzare il patrimonio, fare l’inventario dei beni nei depositi, aprire “al pubblico e al territorio coinvolgendo i cittadini”. Va da sé che Osanna condivide appieno la linea dei musei autonomi varata da Franceschini nel 2014 (logicamente, nessun ministro avrebbe scelto qualcuno che contesta la propria azione) e promette di valorizzare “i direttori e il personale di tutti i musei

Nato nel 1963, l’archeologo ha preso la guida di Pompei nel 2014. A detta degli ossrvatori ha cambiato lo scenario, all’esterno e anche dall’interno dell’antica città che nel nuovo millennio faceva notizia nel mondo per i crolli. A Paolo Bricco del Sole24 Ore, in un’intervista del 26 maggio scorso dopo la riapertura del sito con la fine del “lockdown”, diceva: era arrivato  nel parco campano trovando il generale dei carabinieri Giovanni Nistri, inviato nel 2012 perché troppe situazioni richiedevano un controllo che vigilasse sul fronte della legge. Con il militare “siamo diventati amici” e descriveva lo scenario di allora: “Qui, una volta, succedevano cose indicibili. Lui, con i suoi venti carabinieri e tecnici, ha bonificato tutto. Io e i miei collaboratori abbiamo cambiato dall’interno la macchina. Le due parti del lavoro si sono fuse. Qui nessuno aveva mai fatto manutenzione programmata: ogni settimana crollava un muro. Per due anni, non ho praticamente visto il mio compagno Gianluca. La nostra vita privata era quasi annullata”.

Con Osanna i visitatori erano passati da due milioni e mezzo a quattro l’anno, fino al 2019 naturalmente, e soprattutto ha stimolato e guidato campagne continue di ricerca scientifica, scavi e restauri consentendo di riaprire domus e luoghi a ritmo continuo con una riorganizzazione totale. L’archeologo, sempre al Sole 24 Ore, rivendicava che con “i sindacati confederali ci siamo misurati e, adesso, ci rispettiamo a vicenda” (i contrasti non sono mancati) ma la battaglia rimane con le “sigle minori” (quelle per cui bastano pochissini iscritti per indire assemblee, far mancare il numero di dipendenti e quindi impedire l’apertura del sito).

Sempre nell’intervista al quotidiano di Confindustria lo studioso, docente di archeologia alla Università Federico II di Napoli, rivendicava di aver inserito giovani professionisti e di aver nominato a guida dell’ufficio tecnico la 40enne Anna Maria Mauro, in una struttura che faticava ad accettare una donna ai vertici. Chi lo sostituirà verrà scelto con il meccanismo internazionale adottato nel 2014 per scegliere i direttori dei nuovi venti musei e parchi archeologici cui Franceschini dava autonomia.

Infine, in una nota a mezzo stampa tramite l’ufficio pompeiano, Osanna ha dichiarato: “Non è mia intenzione abbandonare Pompei, ma anzi continuare a seguirla da un altro punto di vista e soprattutto portare l’esperienza qui maturata anche ad altre realtà: dalla manutenzione programmata raggiunta a Pompei, al ruolo fondamentale della ricerca e delle tecniche del restauro nella tutela, al confronto con i grandi musei internazionali verso i quali rapportarsi come “sistema”, lavorando sulla valorizzazione, la comunicazione, la tecnologia e finanche sulla contaminazione tra arte contemporanea e antico. Alla Direzione dei Musei sono chiamato ad una responsabilità ancora più grande nei confronti del patrimonio culturale italiano, che cercherò di adempiere al meglio, in continuità con l’attività di Antonio Lampis, a cui auguro il meglio per il futuro”