L’arte dei disabili non è disabile e ci invita ad accogliere

Al Vittoriano a Roma le opere degli artisti dei laboratori d’arte della Comunità di Sant’Egidio. Prima di snobbarle ricordiamoci di Van Gogh

Una delle opere al Vittoriano dai Laboratori d’arte di Sant’Egidio

Una delle opere al Vittoriano dai Laboratori d’arte di Sant’Egidio

redazione 23 gennaio 2019Culture
Oltre a un secolo dalla morte di Vincent van Gogh reputiamo il pittore uno degli innovatori dell’arte ma, allora, lo avessimo incontrato lo avremmo considerato un tipo fuori di testa? Con qualche eccezione sì. Come ricorda il bel film di Julian Schanbel “Van Gogh Sulle soglie dell’eternità”.
È una fugace constatazione che suscita sapere della mostra allestita fino al 31 gennaio alle Gallerie Sacconi del Complesso del Vittoriano affacciato su piazza Venezia a Roma “Inclusion/Exclusion”. Il sottotitolo è “inclusione vs esclusione” e propone opere di 52 artisti elaborate nei Laboratori d’arte della Comunità di Sant'Egidio con artisti disabili seguiti dall'artista Cesar Meneghetti. La mostra è organizzata con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali- Polo Museale del Lazio.
In rassegna sfilano dipinti, installazioni come quella con tante barchette di carta chiamate a evocare i viaggi e i naufragi nel Mediterraneo dei migranti, fotografie, documenti, video e testi. Consapevolmente o meno molte opere attingono al linguaggio dell’arte informale, consapevolmente trattano “temi che ci toccano tutti” come “segregazione, migrazioni, guerra, periferie urbane e esistenziali, impegno umanitario, difesa dei diritti”, ricorda la Comunità. Che nei suoi laboratori fa lavorare persone con disabilità con più risultati: innanzi tutto benefici per chi si cimenta con l’arte, con la creatività, spesso con esiti lusinghieri e che scopre di poter esprimere momenti o pensieri attraverso altri linguaggi non razionali, in realtà quei laboratori hanno effetti benefici anche sulle persone intorno ai disabili e sul loro mondo sociale.
Le opere esposte non sono state realizzate casualmente ma sono il frutto dei laboratori di formazione guidati da un artista, Meneghetti, che da anni lavora con Sant’Egidio. E la mostra tocca inevitabilmente temi come l’accoglienza di chi crediamo “diverso” da noi.