Rinchiusi nei recinti, soli e con istinti suicidi: il dramma dei bambini in Grecia

Un rapporto di Save the Children racconta le terribili condizioni dei rifugiati

I bambini migranti bloccati al confine

I bambini migranti bloccati al confine

Claudia Sarritzu 16 marzo 2017

L'Europa è morta il giorno in cui ha scelto l'egoismo rinnegando quei valori di pace e accoglienza, quel rifiuto all'orrore della guerra che aveva spinto i paesi membri dopo la fine del secondo conflitto mondiale ad unirsi in nome dei diritti umani. Il vessillo portato con orgoglio erano quelle due parole: Mai più! Mai più morti innocenti, mai più indifferenza, mai più campi di concentramento e intere popolazioni lasciate morire. Mai più inferno sulla terra


Quel giorno è stato un anno fa. Il giorno della firma dell'accordo tra Unione europea e Turchia che ha bloccato milioni di esseri umani dalla parte sbagliata del pianeta, dove o si muore o si soffre.


Save the Children dodici mesi dopo ci racconta delle conseguenze di quell'orrore. Una fra tutte l'aumento allarmante dei casi di autolesionismo e tentativo di suicidio, aggressività, ansia e depressione tra i bambini migranti e rifugiati a causa del degrado progressivo delle condizioni sulle isole greche, dove sono trattenuti circa 13.200 richiedenti asilo in condizioni disumane. Con il rapporto "Tra autolesionismo e depressione - L`impatto devastante dell`accordo Ue-Turchia sui bambini migranti e rifugiati", l`Organizzazione internazionale, dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti, descrive le atroci condizioni in cui l`Europa ha costretto migliaia di famiglie e più di 5.000 bambini, rinchiusi in strutture diventate di fatto veri e propri centri di detenzione a seguito dell`applicazione dell`accordo Ue-Turchia nel marzo 2016. E` inaccettabile che nonostante conseguenze di così grave entità sulla vita dei bambini, questo accordo venga indicato dall`Europa come un modello da seguire per la cooperazione con altri paesi di transito quali la Libia o l`Egitto.


Il nuovo rapporto diffuso oggi mette i brividi a chiunque abbia una coscienza, sottolinea la gravità delle evidenti conseguenze sulla salute mentale e il benessere generale dei bambini. Incidenti e atti di autolesionismo che coinvolgono bambini anche di 9 anni si stanno moltiplicando, e le madri scoprono spesso le ferite sulle loro mani quando li aiutano a lavarsi. Alcuni bambini, anche di 12 anni, hanno tentato il suicidio generando anche un meccanismo di emulazione tra i loro coetanei.


C`è stata un`impennata nell`abuso di droghe e alcol nel tentativo di sfuggire ad una realtà insostenibile, una vulnerabilità di cui spesso approfittano gli sfruttatori. I bambini, a cui è stata negata ogni forma di educazione, sono stati coinvolti in proteste violente, hanno visto morire persone nei campi o perso tutto ciò che avevano negli incendi, sono stati costretti a passare l`inverno sotto tende inadeguate o a dormire all`aperto.


"Ho visto cambiare radicalmente mio figlio," ha racconta Babak, un rifugiato che si è ritrovato con suo figlio di 12 anni in mezzo all`incendio che ha distrutto parte del campo sull`isola di Chios l`anno scorso. "È terrorizzato, da quando il campo è bruciato non dorme più bene la notte e ha continui incubi, come me. Nessuno vivrebbe in queste condizioni, odio l`Europa e me stesso per tutto questo."


Alcune famiglie sono spaventate al punto da trattenere i bambini tutto il giorno nelle tende perché hanno paura che possano subire violenze o abusi, e loro sono sempre più terrorizzati per la mancanza di sicurezza nei campi dove sono rinchiusi tra il filo spinato.


"Prima ci hanno portati al campo di Moria, dove c`erano sempre scontri con pietre e bastoni che terrorizzavano i bambini. Poi siamo stati trasferiti a Leros, ma anche qui la situazione è brutta, ci sono stati casi di abuso di bambini alcune settimane fa, ho paura per i miei figli." Ha raccontato Beyar, che è fuggito dall`Iraq con sua moglie e quattro figli.


I minori soli sono spesso oggetto di attacchi e scontri nei quali la polizia interviene raramente, mentre usa in alcuni caso un livello di violenza ingiustificato nei confronti dei migranti e rifugiati, compresi i bambini.


Gli operatori di Save the Children hanno raccolto testimonianze di minori soli che vivono in allarme continuo e fanno i turni per dormire cercando di proteggersi a vicenda, e molti sono scomparsi lasciando le isole grazie ai trafficanti o intraprendendo fughe solitarie.


"L`accordo Ue-Turchia avrebbe dovuto bloccare il flusso dei migranti considerati irregolari verso la Grecia, ma a quale prezzo?", ha dichiarato Andreas Ring, Rappresentante di Save the Children in Grecia. I nostri operatori stanno rilevando un preoccupante deterioramento delle condizioni di salute e benessere mentale e temiamo che bambini e adolescenti possano sviluppare problemi a lungo termine come depressione, ansia da separazione, angoscia e stress post-traumatico, o anche conseguenze a livello fisico come problemi cardiaci o diabete."


"Molti di questi bambini sono fuggiti da guerra o conflitti per finire in campi che chiamano infern, dove si sentono più animali che uomini. Se le condizioni non miglioreranno, ci potremmo ritrovare con una generazione di bambini insensibili ad una violenza che considerano normale, ma se si agisce subito, come sottolineano gli esperti, siamo ancora in tempo perché possano riprendersi da questi orrori. Gli Spazi sicuri di Save the Children sono ogni giorno un riferimento importante per i bambini e per giovani, ma è impossibile aiutarli a recuperare veramente se continuano a vivere in condizioni di instabilità e insicurezza estreme."


Save the Children e tutti gli esseri umani degni di questo nome chiedono all'Unione Europea e al Governo greco di intraprendere azioni immediate per porre fine alla detenzione illegale e ingiustificata dei migranti e rifugiati; di decongestionare le isole trasferendo bambini e famiglie in contesti sicuri; di creare strutture di accoglienza adatte per I 2.100 minori non accompagnati particolarmente vulnerabili, e trasferire i bambini con problemi di salute mentale in strutture dove possano ricevere cure e assistenza specifiche.


Uniamoci a questo coro, imploriamo l'Unione Europea di rispettare i propri impegni per il ricollocamento dei richiedenti asilo dai paesi di ingresso come la Grecia e l`Italia, con un appello ad abbandonare il criterio di nazionalità e facilitare i ricongiungimenti familiari.


Se no possiamo anche smettere di celebrare la giornata della memoria il 27 gennaio. Auschwitz è ancora qui, e noi siamo gli stessi di 70 anni fa. Giriamo la faccia all'orrore e facciamo finta che l'indifferenza non sia complicità.