Erdogan si vanta: da agosto uccisi 300 'terroristi' curdi in Siria

Mentre i combattenti di Kobane cercano di liberare Raqqa dall'Isis Ankara li bombarda

Combattenti curde

Combattenti curde

globalist 8 gennaio 2017

Per lui - Erdogan - è un vanto, anzi l'unico vero scopo della sua presenza in Siria: l'esercito turco ha annunciato la morte di 291 combattenti curdi delle Unità Popolari di Protezione (Ypg) durante le operazioni militari nel nord della Siria. Un conteggio
Il bilancio delle vittime è calcolato dall'inizio delle operazioni lo scorso agosto, quando i militari di Ankara (con l'ok della Russia) hanno invaso aree del nord della Siria.
La leadership curda ha condannato gli attacchi della Turchia contro le loro posizioni, sostenendo che l'offensiva turca era a tutti gli effetti un sostegno verso i gruppi jihadisti, in particolare l'Isis contro cui i curdi stanno lottando.
Da parte sua il comando militare turco ha detto in una dichiarazione che le forze di Ankara hanno lo scopo di proteggere i confini meridionali della Turchia attraverso l'eliminazione "tutti i gruppi terroristi presenti nel nord della Siria, tra cui l'Isis e Ypg. Perché Erdogan considera i curdo-siriani (quelli di Kobane) terroristi legati all'odiatissimo Pkk.
"Dal mese di agosto, le nostre operazioni militari hanno portato alla morte di 1362 militanti dell'Isis e 291 terroristi curdi del Ypg, ha detto il comando turco.
Sostenuti dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, i combattenti curdi e le forze democratiche siriane hanno cacciato l'Isis dalle principali zone nel nord della Siria, tra cui Hasakah, Kobane e Manbij. Attualmente, le stesse forze sono impegnate in una campagna militare per liberare Raqqa.
Ma Erdogan non vuole i curdi fra i piedi. E si vanta di averne uccisi almeno 300.