Domani i grandi elettori voteranno Trump Presidente, ecco come funziona

L'insieme dei 538 grandi elettori espressi da ciascuno dei 50 Stati dell'Unione in base alla popolazione si riunisce per eleggere formalmente il 45esimo presidente degli Stati Uniti.

Donald Trump

Donald Trump

globalist 18 dicembre 2016

"Il primo lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre", recita la Costituzione, in questo caso quindi il 19 novembre il "collegio elettorale" si riunisce per eleggere formalmente il 45esimo presidente degli Stati Uniti. E sarà il repubblicano Donald Trump, che ha ottenuto l'8 novembre 306 grandi elettori contro i 232 della rivale democratica Hillary Clinton, nonostante lei abbia ottenuto ben 2,8 milioni di voti popolari in più. Il paradosso è tutto nel sistema elettorale Usa che non è diretto (non vince chi prende più voti a livello nazionale dell'altro), ma indiretto e sulla base dei singoli stati (vince chi raggiunge quota 270 grandi elettori sui 538 in palio) e quindi chi prende anche un solo voto in più nel singolo stato, conquistandone il più possibile.


538 i grandi elettori in palio


270 quelli necessari per diventare presidente


306 quelli di Donald Trump


232 quelli di Hillary Clinton


2,8 milioni i voti popolari avuto in più da Hillary Clinton


Trump ha vinto Stati elettoralmente più pesanti (che attribuivano più grandi elletori) della rivale. Lunedì - tra le 9 e le 15 locali, in base ai ben 9 fusi orari che attraversano gli Stati Uniti, dalla Costa Est sull'Atlantico, alle Hawaii nel mezzo del Pacifico - nelle capitali di ciascuno dei 50 Stati, più il Distretto di Columbia dove sorge la capitale Washington che ne assegna solo 3 voti, si riuniranno i grandi elettori che procederanno al voto (l'ultima volta il risultato il 17 dicembre 2012, riconferma di Barack Obama, si ebbe poco prima delle 18 locali, mezzanotte in Italia).


Tempi e modi di un processo complesso


I grandi elettori vengono indicati dopo le elezioni dai governatori dei 50 stati 


I risultati sono trascritti su sette certificati


Uno viene portato all'Archivio Nazionale, 


I grandi elettotri si riuniscono nelel capitali dei 50 stati per votare su due schede presidente e vicepresidente


I risultati vengono trascritti su sei certificati di voto e appaiati ai sei rimanti certificati di accertamento e inviati a varie destinazioni, tra cui il presidente del Senato


La conta formale viene effettuata il 6 gennaio da Senato e Camera in seduta congiunta


La loro designazione è stata materialmente fissata dopo il voto dell'8 novembre dai governatori dei singoli stati che hanno preparato sette "Certificati di accertamento" dell'esito del voto, il documento ufficiale con i voti ottenuti da ogni singolo candidato. Uno dei sette certificati è inviato a Washington agli uffici dell'Archivio Nazionale (National Archives and Records Administration). Gli altri sei saranno usati lunedì per le complesse e ridondanti procedure materiali di voto.


I grandi elettori sceglieranno con due schede separate il presidente ed il vicepresidente. I risultati saranno quindi trascritti sui sei "Certificati di voto" che andranno appaiati ai sei rimanenti "Certificati di accertamento" del voto popolare dell'8 novembre. I grandi elettori - prevedono le regole - "firmeranno e sigilleranno i sei 'Certificati di voto elettorale' composti ognuno da un 'Certificato di voto' e da un 'Certificato di accertamento'. Ognuno di questi sarà inviato dai segretari di stato (tra l'altro, capi degli uffici elettorali e degli archivi dei singoli stati):- uno al presidente del Senato (ossia il vicepresidente uscente Joe Biden) per la conta ufficiale dei voti prevista il 6 gennaio- due a ciascuno segretario di Stato del singolo Stato dove i grandi elettori si sono incontrati per eleggere il presidente e il vice- due agli Archivi di Stato di Washington- uno al giudice del distretto della città (la capitale dei singoli Stati) dove i grandi elettori si sono riuniti per votare.


La ridondanza di copie venne scelta per scongiurare successive contestazioni in caso - ricordiamo che sono regole in vigore da altre epoche, dall'elezione del primo presidente e solo leggermente modificate nel 1950 - di perdita di uno dei plichi. Entro il 28 dicembre due copie dei 'Certificati di voto' (il risultato del voto espresso il 19 dicembre dai grandi elettori) debbono essere ricevuti una dal presidente del Senato e una dall'Archivio di Stato. Il 3 gennaio 2017 o prima il capo dell'Archivio di Stato incontra il segretario generale (il funzionario amministrativo piu' alto in grado) del Senato e l'omologo della Camera dei rappresentanti.


Questo incontro è solo cerimoniale per preparare la conta formale dei voti il 6 gennaio 2017. Quel giorno alle 13 locali (le 19 in Italia) il Congresso (Senato e Camera) si riunisce in sessione congiunta ed inizia la contare in ordine alfabetico (stato per stato) dei voti espressi dai grandi elettori. Il vicepresidente uscente, Biden, in qualità di presidente del Senato annuncia formalmente l'esito del voto e dichiara eletto il presidente ed il suo vice. Prima della proclamazione singoli membri del Congresso possono a voce o per iscritto contestare una serie di voti da uno o più stati. Ma se il Senato e la Camera non accolgono la contestazione i voti si considerano validi e si sommano agli altri. A mezzogiorno del 20 gennaio il presidente eletto giura sulla bibbia e nelle mani del presidente della Corte Suprema e automaticamente assume l'incarico.  Questa finora descritta è la procedura con nessuna o poche sorprese ma....


Imprevisti e Probabilità


Cosa accadrebbe - è già successo e succederà anche domani ma difficilmente in modo da alterare l'esito del voto - un grande elettore non rispettasse il mandato espresso dal voto popolare del singolo stato? Non esiste un vincolo di mandato federale per cui non c'è una regola valida per tutti i 538 grandi elettori. In 29 stati ci sono leggi che scoraggiano i prescelti dal cambiare idea. In Michigan e Colorado chi si esprimerà contrariamente al mandato sarà revocato e sostituito da un altro grande elettore che rispetterà - solo in questi due Stati - il vincolo.


Gli altri stati hanno regole meno stringenti. Sulla carta in teoria Clinton potrebbe vedere 38 grandi elettori di Trump votare per lei e quindi raggiungere i 270 grandi elettori necessari a vincere. Ma non sarebbe semplice.


Il rompicapo può complicarsi ancora di più: potrebbe accadere che 37 grandi elettori di Trump si astengano e nessuno dei due candidati aggiunga la soglia magica di 270 voti. Lo stallo, con numeri diversi, è avvenuto solo due volte: nel 1800 e nel 1824. A quel punto entra in gioco la Camera (dove i repubblicani sono 241 e i democratici 194) che vota per il presidente e che ha tempo fino fino al 20 gennaio, data limite entro cui scade il mandato del presidente in carica, Barack Obama. Diventa presidente chi si aggiudica i deputati di 26 Stati. In teoria - molto in teoria ma e' previsto - se il 20 gennaio la Camera non sarà riuscita ad esprimersi (elemento improbabile vista la netta maggioranza repubblicana) a quel punto il nuovo vicepresidente viene eletto presidente ad interim.


Ma chi decide chi sarà il vicepresidente?


Lo elegge il nuovo Senato (che ha 52 repubblicani, 46 democratici e due indipendenti che di solito si schierano con questi ultimi) e vince chi ottiene 51 voti.


E in caso di parità 50-50?


Voterebbe l'uscente Joe Biden, che agisce in questo caso come presidente del Senato e sulla carta - siamo nella fantapolitica - si potrebbe vedere Tim Kaine (vice di Hillary Clinton) e non Mike Pence (vice di Trump) alla Casa Bianca, seppur ad interim.