Gentiloni ottiene la fiducia alla Camera: governo garante della stabilità

Ampia maggioranza a Montecitorio: 368 i sì. I no sono stati 105. M5S e Lega restano fuori.

Gentiloni alla Camera per chiedere la fiducia

Gentiloni alla Camera per chiedere la fiducia

globalist 13 dicembre 2016

Prima prova in Aula per il Governo Gentiloni che ha giurato ieri. L'esecutivo incassa la fiducia dell'Aula di Montecitorio. I sì al nuovo esecutivo, espressi dopo le dichiarazioni programmatiche del premier Paolo Gentiloni, sono stati 368, i no 105. Domani in programma il voto di fiducia nell'Aula di Palazzo Madama: alle 9,30 inizierà la discussione generale, che proseguirà fino alle 13. Seguirà la replica del presidente del Consiglio, quindi le dichiarazioni divoto e, alle 15, la prima 'chiama' dei senatori."Ci mettiamo subito al lavoro sui problemi del paese", ha detto il neo primo ministro al termina del primo consiglio dei ministri dopo il giuramento al Quirinale e dopo aver ricevuto la campanella da Matteo Renzi. Oggi il nuovo esecutivo si presenterà alle Camere per chiedere la fiducia, che dovrebbe arrivare entro mercoledì.


Gentiloni si è presentato nell’Aula della Camera con l'intera sua squadra di governo. Il presidente del Consiglio si è sistemato tra i ministri degli Esteri e della Difesa, Angelino Alfano e Roberta Pinotti.


LEGGI: Gentiloni attacca M5s: i super-paladini della Costituzione, fuori durante la fiducia


Il discorso di Gentiloni alla Camera. Nel suo intervento programattico il neo premier ha detto: “Il governo che si presenta a ricevere la fiducia è un governo di responsabilità, garante della stabilità delle nostre Istituzioni. E intende concentrare tutte le proprie energie sulle sfide dell'Italia e i problemi degli italiani". Quanto è successo politicamente e che ha portato al nuovo esecutivo, ha aggiunto Gentiloni, "sulla base della ferma guida di Mattarella, ha determinato i tempi rapidi del nuovo governo e ne ha definito il programma". “L'Italia ha una economia forte, non ci possono essere scorribande su questo fronte e lo dimostrano le profezie sbagliate di apocalisse in base all'esito in un senso del referendum. Questa è l'Italia”, ha aggiunto il neo presidente del Consiglio. "Dobbiamo fare molto di più per il Mezzogiorno. La decisione di formare un ministero esplicitamente dedicato al Sud non deve far pensare a vecchie logiche del passato, al contrario noi abbiamo fatto molte cose per il Mezzogiorno ma credo che sia insufficiente la consapevolezza che proprio dal Sud possa venire la spinta forte per la crescita economia", ha poi sottolineato. Nel consiglio Ue di giovedì prossimo, dove si affronterà il tema del rinnovo del regolamento di Dublino "avremo una posizione molto netta: non è accettabile che passi di fatto il principio di un Ue troppo severa su alcuni aspetti dell'austerity e troppo tollerante verso paesi che non accettano di condividere responsabilità comuni" sui migranti, ha affermato Gentiloni. Poi parlando del sistema bancario e dell’imminente crisi da risolvere di Mps ha detto: "Il governo è pronto ad intervenire per garantire la stabilità degli istituti" bancari.


M5S e Lega non saranno in Aula per la fiducia. M5S e Lega non parteciperanno alla chiama per il voto di fiducia: i rappresentanti dei due gruppi parlamentari resteranno fuori dall'aula della Camera, come hanno confermato in conferenza dei capigruppo gli esponenti pentastellati e del Carroccio. M5S non interverrà nemmeno in discussione generale ma soltanto nel corso delle dichiarazioni di voto e parlerà la capogruppo Giulia Grillo.


I numeri della maggioranza. Se a Montecitorio i numeri sono solidi, con il Pd che ha una larga maggioranza per sostenere il governo, in Senato la situazione è più complessa dopo che Verdini ha annunciato che farà mancare l'appoggio di Ala in assenza di una presenza al governo. L'esclusione dei verdiniani dal governo appare una scelta consapevole di Gentiloni, che respinge il pressing che durava da giorni anche per evitare la protesta della minoranza dem: un primo passaggio per ricompattare il partito in vista dei prossimi appuntamenti, ovvero il congresso e il successivo voto.


Dentro Lotti, Boschi sottosegretario: ecco la squadra di Gentiloni


Il governo nasce infatti con un’agenda ben precisa che dovrà portare alle prossime elezioni politiche. La maggioranza che sostiene il nuovo esecutivo è simile a quella ottenuta da Matteo Renzi, con l’esclusione degli uomini di Verdini: questa ultima situazione potrebbe facilitare la scelta quando sarà l’ora di staccare la spina e tornare alle urne.  


Ecco intanto i ministri del nuovo governo. Ministri senza portafoglio: Anna Finocchiaro alle Riforme e Rapporti con il Parlamento, Marianna Madia confermata alla Semplificazione e Pa, Enrico Costa agli Affari Regionali. Claudio De Vincenti alla Coesione Territoriale e Mezzogiorno, Luca Lotti allo Sport. Con portafoglio: Angelino Alfano agli Esteri, all'Interno Marco Minniti, alla Giustizia Andrea Orlando, alla Difesa Roberta Pinotti, all'Economia Pier Carlo Padoan, allo Sviluppo Economico Carlo Calenda. E poi alle Politiche agricole Maurizio Martina, all'Ambiente Gian Luca Galletti, ai Trasporti Graziano Del Rio, al Lavoro Giuliano Poletti, all'Istruzione Valeria Fedeli, ai Beni Culturali Dario Franceschini, alla Salute Beatrice Lorenzin. Sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi. Il premier al momento tiene per sé la delega ai Servizi segreti.