Erdogan ha censurato il mio blog: il racconto di un giornalista italiano

Oscurato Channel draw: la storia di Gianluca Costantini, attivista e Graphic Journalist. [Roberta Benvenuto]

Recep Tayyip Erdoğan  nel disegno di Gianluca Costantini

Recep Tayyip Erdoğan nel disegno di Gianluca Costantini

globalist 28 luglio 2016

di Roberta Benvenuto


@welcomeize


Liberi di criticare, se pronti ad essere puniti. Una vignetta profetica, oltre che satirica. 130 testate turche chiuse e giornalisti in galera. 13 mila persone arrestate, 934 scuole chiuse. Migliaia in manette o attenzionati tra docenti, lavoratori pubblici, magistrati, militari. Dopo il golpe del 15 luglio la Turchia ha scoperto le carte di una repressione che latente strisciava da oltre un anno. Un volto nuovo, di un Erdogan apertamente sanguinario. Quello di cui non si parla è del singolo caso, dell’esempio che fa numero. Come i disegni satirici che hanno portato all’oscuramento del sito di un collega italiano.


“Il blog Channeldraw esiste da un anno ma il mio lavoro di disegnatore/attivista è iniziato nel 2004”. Chi parla è Gianluca Costantini, attivista e Graphic Journalist che collabora con l’Internazionale, La Lettura, Pagina99 e su molte testate estere. “In questo blog pubblico in assoluta libertà disegni che riguardano i diritti umani in tutto il mondo”. Pubblicava. Perché due giorni fa la mannaia di Erdogan è scesa anche sul suo sito. Un follower turco “mi ha segnalato che il blog era chiuso e che quando qualcuno provava ad entrare nel sito compariva questa schermata”.



 


Disegni scomodi, dunque. Un Erdogan dal viso sanguinante come la bandiera turca, lo slogan ‘Free critical if ready to be punished!’ sul Geneva Summit for Human Rights and Democracy e i numeri dell’epurazione turca. Questi sono i fumetti che con ogni probabilità hanno causato l’oscuramento dell’account.
La prima reazione di Gianluca è stata la rabbia. Ma non la resa. Anzi. Ha cominciato a diffondere la censura. “Nonostante abbia lavorato su paesi molto autoritari come l'Arabia Saudita, Bahrain, Iran ecc... è la prima volta che mi capita. Credo sia accaduto anche a Carlos Latuff un po' di tempo fa”.



Foto: la vignetta 'The numbers of the Turkish purges' di Gianluca Costantini


Gianluca segue le vicende turche dal maggio 2013, dalla rivolta di Gezi park, quando migliaia di persone sono scese in strada per dire ‘no’ all’ennesimo centro commerciale di una speculazione edilizia senza fine su Istanbul che ne ha stravolto il volto e l’anima. “Da allora ho continuato a seguire gli sviluppi del governo Erdogan. In questo ultimo anno da quando si è stretta la morsa del governo sulla libertà di stampa mi sono particolarmente occupato della Turchia e con l'avvento del fallito colpo di stato ancora di più”.



Foto: la vignetta ‘Free critical if ready to be punished!’ sul Geneva Summit for Human Rights and Democracy di Gianluca Costantini


 


Ma nell'ultimo anno tutto è cambiato. L’attentato di Suruc, l’acuirsi della guerra ambigua contro curdi e Isis, poi le presidenziali. “Io amo la Turchia e Istanbul è la mia seconda casa. Ma tutto sta andando a rotoli. Occupy Gezi é stata un'esperienza importante, coinvolgente e di ispirazione per il mondo intero. Ma è rimasto poco di quella esperienza, lo Stato è troppo forte nonostante l'opposizione del partito Curdo. La pressione sulla stampa gli arresti dei giornalisti, gli attentati, il controllo stanno rovinando il futuro libero di quel paese”.


Ironia della cronaca proprio la Rete e i social al centro dell’ondata di libertà e rivolta di Occupy Gezi, (come della Primavera araba) è diventato il perno vincente della repressione made in Erdogan. Internet e i social network sono diventati mezzo e cavallo di battaglia con un ruolo ambiguo nella politica turca. Da una parte sfruttati per adunare, compattare istruire, i discepoli, o follower che dir si voglia, durante il golpe. Dall’altra se ne blocca l’accesso in determinati momenti, e vengono bloccati siti e blog non inginocchiati.


Da allora, come testimonia Gianluca Costantini “il governo é completamente dentro la comunicazione web. Sono state assunte centinaia se non migliaia di persone per controllare i social network. Purtroppo hanno imparato ed ora lo usano anche a loro favore. Con le nuove leggi di emergenza possono fare quello che vogliono. É difficile dire come si evolverà io non la vedo bene, anzi. Sono molto preoccupato. Io farò quello che posso, con il disegno, per aiutare quelli che credono in una vita libera”.


Cosa si può fare allora? “Non ho intenzione di denunciare formalmente il fatto. Continuerò col mio lavoro. Il post con la foto dello schermo oscurato in Turchia parla più di mille denunce. Credo che una censura simile sia anche la conferma che il mio lavoro sta funzionando”.


A volte il silenzio imposto parla più di mille parole.