La finta democrazia di Erdogan allo scontro finale: i curdi nel mirino

Dopo la stagione democratica di Gezi Park, la Turchia è precipitata in una lotta tra poteri. Nessuno democratico.

La Turchia della repressione

La Turchia della repressione

globalist 20 luglio 2016

Si può parteggiare per i laicisti militari che fanno un golpe? O è meglio parteggiare per la democrazia dei cittadini e della polizia che dopo aver sconfitto il golpe e rimesso sul trono il Sultano ora consuma le sue vendette più sanguinose? Erdogan vuole la pena di morte, ma da anni ormai la applica senza che l'Occidente batta ciglio. Per esempio contro la minoranza curda. Contro gli oppositori del regime. Contro donne e bambini nel sud della Turchia dove mentrre scatena raid contro i curdi democratici, finge di non vedere l'Isis. Ma questa è storia nota.
Eppure in Turchia si era formato il più bel movimento di popolo, di piazza, di giovani che si ricordi: quello per la difesa degli alberi di Gezi Park. Represso pubblicamente e poi sottilmente con una serie di restrizioni di libertà, di applicazione fascista del regime. Mentre l'Europa ottusa trattava l'ingresso. Poveri noi.
Avete notato che quando c'è di mezzo la natura, la bellezza, la giustizia sociale, i fascisti di tutto il mondo stanno sempre dalla stessa parte? Dalla parte del cemento, della repressione, contro i diritti delle minoranze. Interessante questa testimonianza apparsa su  Radio Popolare: “L’atmosfera nelle strade è davvero orribile adesso”, racconta a Radio Popolare da Istanbul Burak, un attivista curdo che aveva partecipato in prima file alle proteste di Gezi Park. “Le piazze sono piene di sostenitori di Erdogan che non sono affatto i sostenitori della democrazia descritti da molti giornali. Sono estremisti di destra, religiosi e violenti, che hanno anche attaccato quartieri aleviti e anche profughi siriani, nelle ultime ore”.


“Io come attivista curdo ho paura. Non organizzerei mai una manifestazione in questo momento. Ci aggredirebbero subito. Mi sento davvero senza speranza, posso dire che è uno dei periodi più neri della mia vita”.


“Se un golpe c’è stato, non c’era certo in ballo la democrazia, ma una lotta di potere fra due movimenti islamici entrambi forti, quello di Erdogan e quello di Gulen. Ma la repressione colpirà presto l’opposizione di sinistra e anche i curdi, come al solito”.