La sofferenza di questa bimba è anche Made in Sardegna: basta bombe

Questa bambina è rimasta pluriferita in uno raid saudita il 25 agosto nella capitale yemenita, Sana'a. Perché mostrarla ora? Perché il 2018 deve essere un anno migliore del precedente

La sofferenza di questa bimba è Made in Sardegna: basta bombe

La sofferenza di questa bimba è Made in Sardegna: basta bombe

Claudia Sarritzu 2 gennaio 2018

Non c'è disoccupazione che tenga e non ci sono scuse che possano convincerci con ragionamenti astratti "Che tanto le bombe che produciamo noi verrebbero prodotte da un'altra parte e farebbero le stesse vittime".


La verità è solo questa foto.


Questo è il risultato concreto di ciò che viene assemblato nello stabilimento Rwm della Sardegna, a Domusnovas, nel Sulcis. 


Spesso noi sardi ci sentiamo migliori degli italiani, è un sentimento che oscilla tra desiderio di autodeterminazione e consapevolezza di aver subito per secoli soprusi e quindi di essere più forti, buoni e in diritto di elevarci a giudici dello Stato italiano. Ma queste fabbriche ci fanno apparire meschini, simili a chi ci ha colonizzati per anni. Non dobbiamo solo lottare per far sparire dalla nostra bellissima terra le servitù militari, ma anche questi impianti che producono morte.


Questa bambina è rimasta pluriferita in uno raid saudita il 25 agosto nella capitale yemenita, Sana'a. Perché mostrarla ora? Per ricordarci che i buoni propositi devono essere realizzati e questo 2018 dovrebbe restituirci dignità.


Lo stesso New York Times ricostruiva alcuni giorni fa minuziosamente il percorso che dal cuore dell'Isola conduce in Arabia Saudita dove vengono esportate le bombe poi lanciate in Yemen.


Nonostante il governo italiano continui ad assicurare che non ci sia nessuna attività illegale dietro la vicenda, il Nyt solleva dubbi sul fatto che l'Italia possa violare sia le leggi nazionali che quelle internazionali. "Esperti europei dicono che vendere queste bombe è illegale", si afferma nel servizio, in cui si ricorda come in Italia c'è una delle normative più severe che proibisce la vendita di armamenti a Paesi coinvolti in conflitti.  Per i trattati internazionali poi - mette ancora in evidenza il Nyt - è proibito esportare armi quando ci si trova di fronte a una situazione di violazione dei diritti umani.


E questa foto, ma nel web ce ne sono migliaia provano che si tratta di violazione dei diritti umani. Il governo italiano sta garantendo ai produttori una licenza che permette loro di vendere armi per quasi 500 milioni di euro, di cui oltre 400 milioni per le bombe vendute a Riad e rinvenute in Yemen. Ma la Farnesina priva di qualsiasi "umanità" risponde da anni che "L'Italia osserva in maniera scrupolosa il diritto nazionale ed internazionale in materia di esportazione di armamenti e si adegua sempre ed immediatamente a prescrizioni decise in ambito Onu o Ue. L'Arabia Saudita non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea".


Produrre bombe non è molto diverso dal lanciarle su una scuola e sfigurare una ragazzina. Riflettiamo! 

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