Perché il radicale islamico ha preso a picconate la statua della donna nuda

Sul Paese tornano a soffiare i venti dell'intolleranza religiosa, dopo la sanguinosa guerra civile degli anni '90. Ma c'è chi non si piega alla violenza rimontante degli estremisti

Il radicale islamico che ha danneggiato una statua a Setif

Il radicale islamico che ha danneggiato una statua a Setif

Diego Minuti 19 dicembre 2017

Un barbuto, che indossava un lungo abito tradizionale bianco, ha preso a martellate, a Setif, una statua che raffigurava una donna nuda e che risaliva agli ultimi anni dell'800. Una scena che sarebbe stata inusuale sino a pochi anni fa in Algeria, Paese ferocemente fedele alla laicità dello Stato, fortemente voluta dai padri dell'Indipendenza e che invece ora assiste ad un rifiorire di radicalismo islamico che rischia di spaccare i due la società. Un atto di follia, per sua natura, non è facilmente intuibile e se un uomo impugna un martello, scavalca una bassa recinzione e comincia a distruggere una statua, brutta sin che si vuole, ma che è ormai entrata nella storia di una città, significa che qualcosa di profondamente pericoloso sta determinandosi in una società che fino a ieri era fiera della sua aticipità, Ma il vento non è cambiato ieri perché la sanguinosissima guerra civile che ha insaguinato gli anni '90 e che anche oggi lancia cupi bagliori sull'Algeria contemporanea non è nata all'improvviso, ma è stata conseguenza di uno strisciante radicalismo che ha attecchito negli strati più poveri della società, a basso grado di istruzione e che mal sopportavano la mancata epurazione del Paese dello strascico culturale della Francia e della sua occupazione.
Un radicalsimo che ha vestito i panni del terrorismo islamico e della violenza dei suoi atti, con le stragi cieche ed insensate, compiute indipendentemente dal sesso e dall'età delle vittime.
Ma quanto accaduto a Setif deve essere anche visto alla luce di quel che s'è manifestato a pochi passi dal luogo dello scempio dell'arte de della Storia. Perché alcuni passanti, quando si sono avveduti di quello che stava succedendo, non potendo fare altro, hanno cominciato a lanciare sassi contro il vandalo. Che, a sua volta, colpito dalle pietre per un attimo, pur se piegato dal dolore, ha ripreso la sua missione di distruzione. Ecco che forse a Setif l'Algeria vera ha mostrato il suo volto, non quello dei ''barbus'', di coloro che, in nome della loro distorta visione della religione, si ergono a giudici della società quando essa non ricalca il loro modello, ma quello della gente che rispetta la Storia del Paese, anche quando essa - come nel caso della statua dello scultore Francis de Saint-Vidal - ricorda capitoli dolorosi, ma che non possono essere cancellati. Il video dell'assalto alla statua, in particolare, mostra il coraggio di un uomo qualunque che cerca, con una personalissima sassaiola, di fermare l'oltraggio alla cultura. Un uomo che era e resterà sconosciuto, ma che, da solo, ha cercato di combattere la barbarie e l'oscurantismo.

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