Montenegro: il pasticcio Berlusconi-Djukanovic

L'ultimo servizio di "Report" fa luce sulle manovre politiche che hanno portato alla disastrosa acquisizione della compagnia pubblica montenegrina.

Desk 4 dicembre 2012
Come mai una municipalizzata italiana (A2a) decide di acquistare la maggioranza della compagnia elettrica pubblica montenegrina (Epcg), tra l'altro in perdita, investendo ben 500 milioni di euro? E perché sei mesi prima della pubblicazione del bando sulla privatizzazione della società di Podgorica, i proprietari di alcuni fondi che controllavano il 18% delle azioni di Epcg versano tutte le loro quote ad A2a? Ma soprattutto, è un caso che i proprietari dei fondi siano carissimi amici dell'allora, e attuale, presidente del consiglio montenegrino, Milo Djukanovic?



A queste, e a molte altre domande sulla controversa privatizzazione di Epcg, ha cercato di rispondere domenica sera l'inchiesta giornalistica di "Report", basandosi anche sulle carte dell'indagine condotta dalla Procura di Firenze su questa vicenda. Tutto inizia nel 2009, quando il premier italiano, Silvio Berlusconi, consultandosi con alcuni fidati onorevoli e con il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, decide di avviare degli accordi commerciali con Serbia e Montenegro. Detto fatto.



All'inizio del 2009 c'è il primo contatto con il governo montenegrino e qualche mese dopo Berlusconi incontra personalmente il premier di Podgorica, Milo Djukanovic. I negoziati sono ormai maturi per un interessamento concreto da parte di una società italiana: la più grande municipalizzata della penisola, A2a, di proprietà dei comuni di Milano e Brescia, annuncia di voler investire in Montenegro. Vengono versati 500 milioni per acquistare la maggioranza di Epcg, la compagnia elettrica nazionale: l'obiettivo è quello di implementare progetti relativi allo sfruttamento delle risorse idriche, che abbondano in Montenegro.



Ma l'affare risulta disastroso. Soltanto nell'ultimo anno, l'Epcg ha accumulato 60 milioni di perdite. Secondo il delegato di A2a in Epcg, Enrico Malerba, la colpa è "della mancanza di pioggia e di precipitazioni atmosferiche che hanno fatto sì che il 2011 sia stato l'anno più secco degli ultimi venti". Ma è chiaro che le perdite sono imputabili principalmente ad altri fattori. Soprattutto, pesa sulle casse della Epcg un debito di oltre 40 milioni di euro del Kap, la più grande impresa privata del Paese che produce alluminio e compra due terzi dell'energia prodotta dalla compagnia pubblica di Podgorica.



In pratica, il Kap non paga le bollette ed Epcg deve comunque fornire energia per evitare centinaia di licenziamenti, ma così facendo perde oltre due milioni di euro al mese. La situazione è quindi disastrosa ma le premesse per la catastrofe c'erano tutte, secondo analisti indipendenti e azionisti di Epcg. Attualmente il gruppo italiano A2a registra una perdita di 916 milioni di euro e le azioni che nel 2008 valevano tre euro l'una, oggi sono stimate a 40 centesimi, quasi 10 volte di meno. L'affare quindi è stato pessimo. Ma la giornalista di "Report" riprende ed esamina alcuni fatti riportati dal quotidiano indipendente di Podgorica "Vijesti", da sempre critico nei confronti di Djukanovic.



Secondo le fonti montenegrine, la decisione di A2a di investire in Montenegro sarebbe stata pienamente indotta dalla politica. L'azionista di Epcg Marko Novakovic è deciso: "Tutta questa vicenda non è stata trasparente". Prima della privatizzazione ufficiale di Epcg, infatti, il 18% delle azioni vengono acquistate da A2a. Ma è interessante notare a chi appartenevano questi fondi, prima di essere venduti alla municipalizzata italiana senza alcuna trasparenza. I titolari dei fondi erano alcuni amici personali di Djukanovic, tra cui spicca il nome di Vaselin Barovic: finito in un'inchiesta della procura di Bari per una storia di contrabbando di sigarette: insieme allo stesso premier montenegrino, è accusato di aver accumulato all'estero centinaia di milioni di euro.



Secondo l'inchiesta, ad averci guadagnato da tutta questa, intricata, storia è la Prva Banka, l'istituto di credito più importante del Montenegro. Nel 2008 la banca affrontava un periodo durissimo, rischiando di finire in stato di "default". Proprio in quel periodo, A2a è entrata nel mercato montenegrino, depositando sui conti di Prva Banka 80 milioni di euro: l'acquisto della sottoscrizione dell'aumento di capitale. In poche parole la municipalizzata italiana ha salvato la banca montenegrina. E chi è il principale azionista di Prva Banka? Aco Djukanovic, fratello del primo ministro Milo.



In tutto ciò, molti azionisti di Epcg e alcune organizzazioni non governative montenegrine parlano di un accordo segreto tra Berlusconi e Dukanovic proprio per salvare la banca. Comunque A2a continua a non reclamare e pretendere i soldi che ha messo dentro la banca di Podgorica, indebitandosi con altri istituti di credito. E i vari progetti che dovevano essere realizzati in merito alla partnership Italia-Montenegro ancora non hanno visto la luce. Si lamenta il Montenegro, piange l'Italia e soprattutto le municipalità di Milano e Brescia coinvolte, loro malgrado, nella rampante politica estera di Berlusconi-Scajola.