La Francia dice no alla croce sul monumento a Giovanni Paolo II: la Polonia protesta

La sentenza del Consiglio di Stato sulla statua di Ploërme provoca le proteste del governo di Varsavia che chiede: non toccatelo e trasferitelo da noi

Il monumento a Giovanni Paolo II

Il monumento a Giovanni Paolo II

globalist 29 ottobre 2017

Sta diventano un caso diplomatico la decisione del Consiglio di Stato francese che, nel rispetto della legge che dal 1905 sancisce la separazione tra Chiesa e Stato, ha imposto ad un Comune della Bretagna di rimuovere la croce che sovrasta il monumento dedicato a Giovanni Paolo II.  Il Comune di Ploërme, che ospita il museo dal 2006, avrà ora sei mesi per modificare la statua.
La decisione è stata presa dopo che la Federazione del libero pensiero si era rivolta al tribunale amministrativo di Rennes per il rifiuto del sindaco di rimuovere non solo la croce, ma l'intero monumento, alto 7 metri e mezzo. Di spazi per impedire la sentenza del Consiglio di Stato non ce ne erano, perché la legge del 1905 vieta di collocare sui monumenti pubblici ''qualsiasi segno e emblema religioso''
Il pronunciamento della più alta istanza amministrativa francese non è andata affatto giù ai polacchi, legatissimi, come è naturale, a papa Giovanni Paolo II ed al suo ricordo.
Per tutti i polacchi ha parlato il primo ministro, Beata Szydlo: ''Il governo polacco tenterà di salvare dalla censura il monumento al nostro compatriota e proponiamo di trasferirlo in Polonia, con l'accordo delle autorità francesi e dell'autorità locale''.
''Il diktat del politicamente corretto, della laicizzazione dello Stato - ha aggiunto la premier polacca - apre la strada a valori che ci sono estranei e che portano a terrorizzare la vita quotidiana degli europei''.


La decisione del consiglio di Stato ha provocato la reazione rabbiosa di molti cattolici francesi che, sui social network, hanno fatto sentire la loro protesta, condividendo sui loro profili fotografie del monumento e di tutti gli altri sui quali campeggiano delle croci senza che qualcuno vi si sia opposto.
Dure reazioni anche da parte di esponenti politici di estrazione cristiana. Come Louis Aliot, deputato al Parlamento europeo del Front national per la regione dei Pirenei orientali, che, in un comunicato, ha scritto che ''questa decisione iniqua partecipa all'opera di distruzione nella nostra civiltà giudaico-cristiana''.