Stadio della Roma, perché proprio ora gli speculatori assaltano la diligenza

Una manovra a tenaglia per ottenere la testa di Berdini e avere concessioni da una Raggi dimezzata

Uno dei progetti dello stadio della Roma

Uno dei progetti dello stadio della Roma

globalist 8 febbraio 2017

Molti, immagino, ricordano quel bellissimo passaggio dei Promessi Sposi, quando Renzo chiede conto a don Abbondio del perché non si possono più celebrare le nozze con Lucia.
Una domanda semplice semplice. Alla quale il revedendo risponde affidandosi al 'latinorum': "error, conditio, votum, cognatio, crimen...".
Un modo per non rispondere in maniera chiara e semplice a una domanda altrettanto chiara e semplice.
Orbene, passando dal Manzoni all'odierna telenovela intitolata 'I promessi Stadi", si nota molte similitudini non mancano.
A chi fa la semplicissima domanda: ma se dovete fare lo stadio, perché diventa irrinunciabile costruire tre grattacieli, negozi, centri commerciali e dedicare allo sport solo il 14% della cubatura mentre l'86% delle costruzioni con il calcio, la Roma e Totti nulla c'entrano?
La risposa è nota: il ddl, l'odg, la variante, l'articolo 3 del comma 4 e - come diceva il buon Gigi Proietti nella parodia dello strozzino - l'Iva, l'Uva e l'Ova".
Perché la verita è una e una sola: lo stadio è solo l'alibi per una mega-speculazione edilizia in barba al piano regolatore generale che va in favore dei privati (il signor Pallotta e soci) dei costruttori (Parnasi) e delle banche (in questo caso Unicredit). Loro con il solo stadio non realizzano il business che vogliono. E quindi cercano di utilizzare lo stadio per cementificare un'area golenale (altro che tutela dell'ambiente) e costruire ottenere 600 mila metri cubi mentre per legge ne sono previsti al messimo circa 120 mila. Parliamo di uno sforamento di 5 volte di più.
Perché non dicono allora la verità e si nascondono nel 'latinorum' burocratese?
E veniamo al resto. Si dice stadio della Roma, ma non è lo stadio della Roma. E' lo stadio di Pallotta e soci che sarà dato in affitto alla As Roma, la quale pagherà un canone per giocare in tutti quelli che pensano sia il suo stadio. Il che significa che un domani, se dovesse cambiare la proprietà, i nuovi soci sarebbero in affitto, vincolati a un contratto vantaggioso sicuramente per i proprietari, ma non necessariamente per l'As Roma.
L'altra questione è che l'idea di costruire a lato dello stadio 3 grattacieli dell'Unicredit è talmente obrobriosa e vergognosa, che la campagna #famostostadio giustamente la omette. Nessuno mette in discussione lo stadio. Ma il resto. E quindi l'hastag giusto sarebbe #famoletorridellabanca. Ma si sa, mentre la nostrana politica fa le campagne contro le banche, alla fine sfruttando uno dei sentimenti più genuini delle persone, ossia il tifo, si fanno campagne che vanno contro gli interessi dei cittadini e del loro diritto di vivere in una città che rispetti le regole urbanistiche, ma a favore delle banche.
Quindi si torna alla domanda inziale, alla quale non si risponde con sincerità: se volete fare lo stadio della Roma, perché progettate un intero quartiere? Chi ci guadagna davvero in questa speculazione? Banche, palazzinari e privati o i cittadini di Roma?
Se volete fare lo stadio, perché non fate solo lo stadio? Real Madrid, Bayern Monaco, Chelsea e  Psg - solo per citare alcune formazioni quotate - hanno raggiunto grandissimi risultati sportivi. Ma non risulta che abbiano dovuto cementificare ettari e ettari di terreni
In tutta questa campagna sostenuta dal partito trasversale del mattone ci sono pochi eroi civili che stanno sfidando il vento della demagogia e una campagna mediatica tutt'altro che innocente ma sostenuta dai soliti interessi di Palazzo e dei palazzinari: l'assessore Paolo Berdini. Che da grande urbanista e persona libera e perbene ha detto molto molto meglio di tutti le stesse cose. Sì allo stadio, no alla speculazione edilizia. In questo paese che vive di ondate demagogiche lui è come i Sioux che si oppongono all'oleodotto sulle terre sacre. Molto appoggiati all'estero, invisi e insultati in patria, tant'è che nel Nord Dakota se ne fregano altamente delle loro proteste perché prima vengono i dollari.
Berdini è uno degli ultimi ostacolo che si frappongono tra il buon governo del terrirorio e la speculazione edilizia in favore di banche, palazzinari e americani. Ovvio che si tenti in tutti i modi di toglierlo di mezzo.
Ed è altrettanto ovvio che questa baraonda demagogica e mediatica si sia scatenata nel maggior momento di debolezza personale di Virginia Raggi, assediata dai procedimenti giudiziari e in calo di popolarità. Una sindaca che non ha più la forza di opporsi come fatto per le Olimpiadi (tra l'altro sbagliando nelle forme e nei modi, come detto dallo stesso Berdini, perché avrebbe dovuto dire un sì condizionato e non un no a prescinere) e potrebbe scendere a compromessi al ribasso, perché i grillini sono fatti di carne e ossa come gli altri politici e come gli altri politici alla fine per raccattare voti non badano al sottile.
Poi certo, dovrebbero spiegare ai loro elettori del perché si sono inginocchiati a palazzinari e banche, ma sono abbastanza certo che in questo caso la stampa sarebbe molto molto più benevola.
Stiamo assistendo quindi a un vero e proprio assalto alla diligenza. Il partito dei palazzinari all'attacco contro un sindaco dimezzato e che traballa e sopratutto contro l'assessore Berdini, Santo Berdini martire, che è il loro nemico giurato da eliminare per poter saziare i loro appetiti e divorarsi un altro pezzo di città.
Cosa spero? Che ci sia coerenza. Per anni abbiamo criticato il sistema-Roma e una politica capitolina condizionata dal ricchissimo partito del mattone e ora stiamo assistendo a uno dei potenziali capitoli più gravi. Senza che ci sia uno scatto d'orgoglio o di consapevolezza che se passa questa operazione è l'inizio della fine. Chi può riveda "Le mani sulla città" di Francesco Rosi. E capirà come quel film sia ancora attuale. Stadio della Roma (anche se è di Pallotta) sì. Grattacielo no. (E. Con.)