La nostra Anna Frank

Racconto questo piccolo incontro per la stupidità che chiude questa domenica romana: un gruppo di tifosi laziali che dice a quegli altri che Anna Frank è una di loro, una giallorossa.

Anna Frank con la maglia della Roma: gli adesivi lasciati dai tifosi della Lazio in Curva Sud

Anna Frank con la maglia della Roma: gli adesivi lasciati dai tifosi della Lazio in Curva Sud

Onofrio Dispenza 16 aprile 2018

"Sei mai stato ad Auschwitz?", mi chiede Marco. Occhi chiari, berretto sulla fronte e un cappotto lungo e largo, l'uomo parla con la dolcezza che subito riconosco, quella dei polacchi quando parlano in italiano. Soprattutto la dolcezza degli uomini, che in Polonia sono la parte fragile di un popolo strizzato dalla Storia e che adesso, pena accessoria, deve subire un regime autoritario tendente al fascista. Marco lo incontro all'uscita della messa, davanti alla chiesetta di Malborghetto, sulla Flaminia, nel parco di Veio.                


"Marco, vuoi un biscotto, del caffè?","Biscotto si, caffè no, grazie....Non posso...", aggiunge rivolgendosi a me. Mi dice dei suoi acciacchi, ma senza lamentarsi. Biscoti, una torta, del caffè, sono la tradizione del piccolo gruppo che la domenica mattina sceglie questo bellissimo luogo dell'anima., Un modo per salutarsi, incoraggiato dai giovani frati paolini, quasi tuttii polacchi, tutti dell'Est, che curano la parrocchia.


"Bado alle vacche - mi dice Marco - poi la domenica vengo qui, c'è compagnia.. "Continua a parlare Marco, con una straordinaria pace negli occhi e nelle parole. Che mi regala. Parliamo ancora della Polonia, ed è allora che mi dice di Ausshiwtz: "Io ci sono stato solo una volta...ho sentito, netto, l'odore della morte...l'orrore consumato...le mie gambe non hanno più avuto  la forza di tornarci...".Io non ci sono stato, gli dico, ma c'è stata mia figlia e mi ha mandato una foto che mi è rimasta impressa negli occhi: un biinario morto, nella neve, e una rosa rossa sui fiocchi."Non capisco cosa abbiano pensato, cosa abbia potuto attraversare la mente di nazisti, dei fascisti...", aggiunge Marco a voce bassa, sofferta. Ci salutiamo, un arrivederci a domenica, la timidezza della sua mano.


Racconto questo piccolo incontro del mattino con un uomo mite, buono, umile, col sorriso negli occhi e la serenità nel cuore per la stupidità che chiude questa domenica romana: un gruppo di tifosi laziali che dice a quegli altri che Anna Frank è una di loro, una giallorossa. E accompagnano quello he gli sciocchi ritengono un insulto, con un insulso saluto fascista. Vedi Marco, anch'io stento a capire.